Under 16 A-B
31 Gennaio 2026
È l’ora di pranzo e il campo è ancora umido. In una partitella a ranghi misti, un ragazzo di fisico asciutto e passo lungo riceve palla spalle alla porta, finta il corpo, aggira il marcatore e calcia in corsa. La rete si gonfia. Intorno, poche esclamazioni: qui è routine. Il ragazzo è Achille Cauli, classe 2010, ruolo attaccante, e da oggi anche un professionista: il Como ha annunciato la firma del suo primo contratto. Un passaggio che per il club non è solo una notizia, ma un messaggio: chi è pronto gioca, chi merita accelera, indipendentemente dall’età.

Nella nota ufficiale, il Como parla chiaro: «Cauli è un esempio del concetto che se sei forte abbastanza, sei grande abbastanza». Parole attribuite a Osian Roberts, Head of Development dei lariani, che sintetizzano il perché di una firma anticipata rispetto al percorso “standard” dei coetanei. L’idea è quella dell’Academy Pathway, il corridoio tecnico-pedagogico che consente ai più meritevoli di misurarsi subito con il livello superiore, senza restare ingabbiati nella categoria d’origine.
Da quando veste il biancoblù, Cauli ha messo insieme 26 gol in 45 partite: un rapporto minuti-rete che, soprattutto in ambito giovanile, parla di un attaccante capace di incidere con regolarità. Non è solo questione di volume: sono reti che hanno accompagnato lo step-up di categoria, segno che il ragazzo non ha faticato a “portarsi dietro” la pericolosità con l’aumentare del tasso competitivo. Sono cifre ufficializzate dal club nel comunicato della firma.
La crescita non è solo gambe e gol: nelle frasi, misurate, del ragazzo c’è un passaggio-chiave. «Senza sacrificio e impegno non si va avanti». È il tipo di lessico che gli allenatori amano sentire in un quindicenne: consapevolezza dei mezzi ma anche della fatica necessaria per trasformarli in rendimento. E soprattutto la disponibilità ad affrontare sfide “in salita”, come quella di misurarsi con avversari più grandi.
Il primo talento è la capacità di attaccare la porta con tempi di smarcamento maturi per l’età: movimenti in diagonale, tagli sul secondo palo, letture immediate del cross. Il secondo è il rapporto con la palla in spazi stretti: primo controllo orientato, protezione usando il corpo, dribbling corto per guadagnare il lato forte. Il terzo è il repertorio di finalizzazione: destro naturale pulito, discreta sinistra “di servizio”, colpo di testa utilizzato più da attaccante d’area che da centravanti statico.
Salire in Under 17 vuol dire affrontare avversari più strutturati, difensori con più minuti nelle gambe, gare con una posta in palio più “pesante” nelle gerarchie del vivaio. È il terreno giusto per sperimentare nuovi compiti: imparare a “far salire” la squadra contro difese centrali che portano contatto; aumentare la qualità del primo passaggio “spalle alla porta”; gGestire le transizioni negative, il primo pressing dopo palla persa diventa un esame decisivo per l’accesso alla Primavera.
La promozione con i classe 2009 non è stata forzata dal bisogno, ma coerente con la linea del club. Il Como ha ribadito più volte che, nell’Academy, l’anagrafe è un’informazione, non un vincolo: se un ragazzo regge ritmo, impatto fisico e richieste tattiche, lo step arriva.
Negli ultimi anni il Como ha ridefinito identità e processi, anche grazie a figure come Cesc Fabregas in prima squadra e Osian Roberts sullo sviluppo, con un rapporto stretto tra top team e Academy in termini di principi di gioco e standard metodologici. La linea della “promozione per merito” è stata ribadita proprio nel comunicato su Cauli. L’idea strategica è che la prima squadra e il settore giovanile condividano un linguaggio tecnico e un percorso di crescita misurabile.
A questo si somma la visibilità: la presenza stabile del Como in Serie A ha alzato il livello del confronto quotidiano e la permeabilità verticale tra Academy e Prima Squadra, con benefici diretti su attrattività e competitività interna. In un sistema in cui le punte italiane faticano a trovare chilometri significativi, un vivaio che produce e “spinge” gli attaccanti un anno avanti è un segnale non banale.
La prima convocazione con l’Italia Under 16 non è un premio “simbolico”. A quell’età, i raduni e i test internazionali servono a mettere su una lavagna ampia – condivisa tra tecnici federali e club – chi può comporre la spina dorsale delle selezioni successive. Anche per questo, nel comunicato della firma, il Como ha scelto di sottolineare quel passaggio. È, a tutti gli effetti, un indicatore di riconoscimento superiore al perimetro del club.
Sullo sfondo, la stagione azzurra Under 16 è un cantiere tecnico in cui si alternano stage e amichevoli con avversari di un anno più grandi, test pensati per “sporcare” le letture dei giovani attaccanti e spingerli a velocizzare scelte e gesti. Un contesto nel quale un profilo come Cauli, per caratteristiche, può imparare molto in poco tempo.
Un dettaglio biografico spesso sottovalutato aiuta a leggere alcune caratteristiche del ragazzo: in preadolescenza Cauli è stato impiegato anche da difensore centrale. Una parentesi che, secondo chi lo ha seguito, ha lasciato tracce utili: sensibilità nella lettura della postura dei marcatori, tempi di anticipo in area, confidenza nei duelli. Il suo percorso nei dilettanti dell’area sud di Milano (arriva dall'Accademia Pavese con cui ha segnato 24 gol in 26 partite nella stagione 2023-2024) e il successivo approdo al Como raccontano un profilo che non ha camminato su tappeti rossi, passando anche da provini senza esito nelle grandi Academy lombarde. Oggi, la diversa rotta non è tanto rivincita quanto conferma di una maturazione accelerata.
La storia di Achille Cauli è quella – fin qui – di un attaccante che ha saputo trasformare il potenziale in produzione, che ha retto la scalata tra le categorie del vivaio e che ora si trova nella fase in cui si “costruisce” il calciatore adulto: raffinare i gesti, ampliare il repertorio, salire di qualità nella lettura. Il Como ha scelto di blindarlo con il primo contratto e di usarlo come esempio della propria filosofia: merito prima dell’età, percorso personalizzato e contesto metodologico che porta i migliori a misurarsi con un livello superiore. All’orizzonte c’è una Primavera in cui fare da “ago della bilancia” e una Nazionale di riferimento in cui consolidare gerarchie. Se le premesse resteranno queste, l’Academy biancoblù avrà non solo un prodotto d’eccellenza, ma anche un riferimento identitario per i ragazzi che verranno dopo.
In attesa dei prossimi step – minuti in Primavera, nuove chiamate azzurre, obiettivi quantitativi e qualitativi – bastano poche coordinate per inquadrare il presente: gol, crescita, responsabilità. E una frase che, più che uno slogan, suona come una promessa mantenuta: «Se sei forte abbastanza, sei grande abbastanza».