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31 Gennaio 2026
BRASILEIRÃO FLAMENGO • Lucas Paquetà, tornato a casa
Ci sono ritorni che somigliano a una seconda possibilità. Altri che sembrano un cerchio che si chiude. E poi ce ne sono alcuni che hanno il sapore del destino, quelli che vanno oltre il mercato, oltre le cifre, oltre la nostalgia. In Brasile, dove il calcio non è solo uno sport ma un linguaggio emotivo collettivo, certi ritorni non si spiegano: si sentono. Negli ultimi anni il calcio sudamericano si è abituato a salutare i suoi talenti migliori sempre più giovani, inghiottiti dall’Europa come da una corrente inevitabile. Ma qualcosa sta cambiando. Lentamente, rumorosamente, con la forza del denaro e del simbolo. Il Brasile ha rialzato la testa, ha iniziato a guardare di nuovo il mondo negli occhi, e oggi non chiede più permesso. Dentro questo contesto, tra un Paese che si riscopre centro gravitazionale del calcio continentale e un club che ha deciso di comportarsi come una potenza globale, prende forma una storia che non è soltanto un trasferimento. È una scelta di vita, una risposta emotiva a un percorso complesso, una dichiarazione d’identità. Il protagonista è un calciatore che ha attraversato l’Europa, ha conosciuto la pressione, il sospetto, la fatica mentale e la distanza. Un calciatore che a 28 anni decide di tornare là dove tutto era cominciato, non per chiudere, ma per rilanciarsi. Per questo il ritorno di Lucas Paquetá al Flamengo non è un’operazione qualsiasi. È un evento che racconta molto più del calcio brasiliano di oggi. E forse anche di quello di domani.
Per capire davvero la portata di questo ritorno, bisogna partire dal Flamengo. Non come semplice squadra di calcio, ma come istituzione. Il Flamengo oggi è il club più potente del Sudamerica sotto quasi ogni punto di vista: economico, mediatico, sportivo, simbolico. Un colosso che gioca nel campionato brasiliano ma pensa, pianifica e investe come una grande europea.
Negli ultimi anni il Mengão ha costruito una solidità finanziaria rarissima nel contesto sudamericano. Bilanci in salute, ricavi commerciali enormi, una base di tifosi che supera i 40 milioni di persone e che trasforma ogni partita in casa in un evento globale. Il Maracanã non è solo uno stadio: è un moltiplicatore di valore. Sponsorizzazioni, diritti tv, merchandising, visibilità internazionale. Tutto nel Flamengo funziona come in una macchina ben oliata.
Questa forza economica si è riflessa inevitabilmente sul campo. Titoli nazionali, Libertadores, Supercoppe, finali internazionali. Il Flamengo non si accontenta di vincere: vuole dominare. Vuole essere il punto di riferimento del calcio sudamericano, il club che detta le regole, che alza l’asticella, che dimostra come anche dal Sud si possa competere con il Nord del mondo.
Ed è proprio questa ambizione a rendere possibile un’operazione come quella di Paquetá. Perché il Flamengo oggi non compra solo giocatori: compra simboli. Compra ritorni. Compra identità. E può permetterselo. In un continente dove per decenni i grandi talenti sono stati costretti ad andare via, il Flamengo ha invertito il flusso. E lo ha fatto con un messaggio chiarissimo: il Brasile non è più solo una terra di passaggio. È di nuovo una destinazione.
Lucas Paquetá non è un nome qualunque per il Flamengo. È un prodotto del suo vivaio, un ragazzo cresciuto tra quelle mura, esploso giovanissimo e salutato troppo presto. Quando lasciò Rio de Janeiro per l’Europa, nel 2019, era uno dei talenti più luminosi del calcio brasiliano. Tecnica elegante, intelligenza tattica, capacità di incidere tra le linee. Il suo percorso europeo, però, è stato tutto fuorché lineare.
In Italia, al Milan, Paquetá ha vissuto una fase cruciale della sua formazione. Un’esperienza difficile, fatta di aspettative altissime, pressioni immediate e un contesto in piena ricostruzione. A Milano ha imparato cosa significa giocare sotto una lente costante, cosa vuol dire adattarsi a un calcio più tattico, più esigente, meno indulgente. Non è stato un amore travolgente, ma è stato un passaggio fondamentale: lì Paquetá ha smesso di essere solo talento ed è diventato un professionista.
Poi la Francia, con il Lione, dove ha ritrovato continuità, fiducia e numeri. E infine l’Inghilterra, al West Ham, dove ha toccato probabilmente il punto più alto e allo stesso tempo più complesso della sua carriera. Vittorie, come la storica Conference League del 2023, ma anche ombre, pressioni extra-campo, un’indagine lunga e logorante che ne ha messo alla prova la serenità. Assolto, sì. Ma segnato.
Il ritorno al Flamengo nasce esattamente da lì. Dal bisogno di tornare a sorridere. Di ritrovare un ambiente che non lo veda solo come un investimento o un asset, ma come uno dei suoi. A 28 anni, nel pieno della maturità calcistica, Paquetá non torna indietro: torna avanti. Torna in un Flamengo più grande di quello che aveva lasciato. E lo fa sapendo che ogni sua giocata, ogni suo passo, avrà un peso enorme. Per il club, per il Brasile, per il Mondiale che si avvicina.
A rendere tutto ancora più epico c’è il numero. Quarantadue milioni di euro. Una cifra che riscrive la storia del calcio sudamericano. Mai nessun club del continente aveva investito tanto per riportare a casa un giocatore. Non è solo il trasferimento più costoso del Brasile: è il più caro di sempre in Sudamerica.
Per dare una misura dell’evento, basta guardare chi segue Paquetá in questa speciale classifica. Fino a poco tempo fa, il primato apparteneva a operazioni attorno ai 25–27 milioni di euro, come il recente ritorno di Gerson in Brasile. Cifre già considerate enormi, quasi fuori scala per il continente. Il Flamengo, con Paquetá, ha spostato l’asticella molto più in alto. Ha rotto un tetto psicologico prima ancora che economico.
Questo acquisto non parla solo di soldi. Parla di potere. Di visione. Di un club che non ha paura di dire al mondo: possiamo farlo. Possiamo competere. Possiamo riportare indietro i nostri migliori giocatori nel pieno della loro carriera.
Il ritorno di Lucas Paquetá non è nostalgia. È una presa di posizione. È il Sudamerica che, per una volta, smette di salutare e ricomincia ad accogliere.