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Lutto

A soli 39 anni ci lascia un bravo ragazzo del calcio italiano, iniziò con l'Inter e ottenne una storica promozione in Serie A

Il suo nome continuerà a rimbombare dove contano i gesti: negli spogliatoi, nelle curve, nelle tante città che ha attraversato

SPAL SERIE A - NICOLAS GIANI

Nicolas Giani avrebbe compiuto 40 anni il prossimo 13 marzo e aveva debuttato tra i Professionisti in Serie B con la Cremonese nella stagione 2005-2006

La scena è questa: un cielo opaco sopra Terni, un pomeriggio di maggio, e un capitano che prende per mano una squadra che non ci crede ancora. La SPAL torna nella massima serie dopo quasi mezzo secolo, e a rigenerare quel sogno è un difensore dal passo lungo e dagli occhi quieti, Nicolas Giani. Dieci anni dopo, in un altro tramonto, quello di lunedì 2 febbraio 2026, alle 18, Giani si spegne a 39 anni. Il calcio italiano si ferma e fa silenzio: non per la retorica del lutto, ma perché con lui se ne va un certo modo di stare in campo, una leadership sobria, fatta di posizionamento e parole giuste al momento giusto. La notizia rimbalza da Ferrara alla Bassa Comasca, e arriva dritta in quelle comunità che l’hanno adottato come un figlio. È il momento in cui capisci che certi capitani restano capitani anche quando non c’è più una fascia da stringere. Sportivamente e umanamente.

UN ADDIO CHE FERISCE: HA GIOCATO BENE E SI È FATTO VOLER BENE
La cronaca dice che Nicolas Giani è morto dopo una malattia affrontata con discrezione. È nato a Como il 15 marzo 1986, è cresciuto a Cassina Rizzardi, ha frequentato i vivai, ha scalato le categorie con ostinazione, senza dichiarazioni roboanti. Nel giorno della sua scomparsa, Ferrara, la città dove ha vestito la fascia e ha visto crescere sua figlia, lo saluta come si saluta uno di casa. Anche dalla provincia comasca arrivano messaggi che somigliano a ricordi di famiglia. Non è la retorica dei social: è l’effetto che fa chi ha saputo tenere insieme ambizione e misura.

DALLA PROVINCIA ALL'INTER
Prima che le luci della Serie B e poi della Serie A si accendessero sulla sua carriera, Giani impara il mestiere in un contesto dove la parola d’ordine è una: solidità. Inizia nell’U.S. Cassina Rizzardi, poi l’approdo alle giovanili dell’Inter: un vivaio che a metà anni Duemila sforna difensori con idee chiare. In quegli anni attorno a lui orbitano talenti che faranno strada: c’è Marco Andreolli, già nel giro della prima squadra nerazzurra, e c’è Leonardo Bonucci, aggregato alla Primavera e pronto a debuttare tra i professionisti. Non è tanto la fotografia di una «classe» irripetibile, quanto il segno di un’educazione tattica condivisa: marcature, letture, tempi del gioco aereo. Roba che a Giani resterà addosso.

CAPIRE IL MESTIERE LONTANO DAI RIFLETTORI
Dopo il settore giovanile, arrivano i primi prestiti: Cremonese e Pro Patria, laboratori di provincia in cui si impara a sbagliare poco e a resistere molto. Sono contesti duri e formativi, in cui i difensori crescono per sottrazione: togliere spazio all’avversario, togliere il superfluo alla giocata. Il passaggio al Vicenza nel 2008 spalanca a Giani la porta del professionismo vero: 101 presenze in biancorosso, una continuità che vale più di molte statistiche scintillanti. Al Vicenza, sotto la guida di Angelo Gregucci, c’è un’intuizione che allunga la carriera: trasformare il centrale in un terzino capace di reggere l’uno contro uno e di dare respiro alla manovra. Non è una rivoluzione: è un piccolo spostamento che moltiplica le soluzioni. Giani non diventerà un fluidificante da highlights, ma impara ad aprire il campo, a gestire la profondità, a leggere gli attacchi di catena. Un investimento di competenze che tornerà prezioso nella stagione della maturità.

FERRARA, CAPITANO NEL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO
Nel 2014, anno di ricostruzione tecnica e societaria per la SPALGiani arriva a Ferrara. Non promette niente, ma mantiene tutto. Nella stagione successiva la fascia finisce sul suo braccio: non per diritto, ma per coerenza. In campo guida la linea con un calcio «orizzontale» fatto di scivolamenti e diagonali; fuori, gestisce l’attrito indispensabile tra spogliatoio, staff e piazza. È in questo equilibrio che si costruisce la doppia promozione: Lega Pro 2015-2016 e Serie B 2016-2017, fino al ritorno in Serie A. La storia sportiva si riassume in una formula semplice: quando la SPAL doveva fare un passo in più, spesso il primo passo lo faceva lui. In quelle partite c’è un campionario intero di marcature preventive, chiusure sul secondo palo, duelli aerei vinti, ma anche 8 reti segnate in momenti pesanti, a conferma della sua pericolosità sui calci piazzati. Un dato che restituisce il profilo di un difensore completo, capace di incidere in entrambe le aree.

UN PROFESSIONISTA ITINERANTE
Lasciata Ferrara nel 2017, Giani prosegue allo Spezia: due anni di Serie B ad alto tasso di affidabilità. Segue la chiamata della FeralpiSalò, dove il carisma si traduce in un’altra stagione da riferimento per lo spogliatoio. Chiude a Desenzano, in una Serie D ambiziosa, con la stessa serietà del debutto tra i Professionisti. Non è una parabola in discesa: è una traiettoria coerente, che racconta il rispetto guadagnato ovunque sia passato. Il giorno dell’addio, a cominciare da Ferrara, la memoria collettiva si mette in moto. I messaggi dei club, i necrologi delle testate locali, le parole delle istituzioni del territorio: tutti convergono su due concetti chiave, serietà e umanità. A Lurate Caccivio, dove vive parte della sua famiglia, le autorità locali lo ricordano come un cugino, un amico, un esempio per i giovani sportivi. È la misura di un’eredità che esce dallo stadio e si allarga alla vita civile.

UNA BANDIERA SENZA PROCLAMI
In un calcio che spesso confonde la notorietà con la grandezza, Nicolas Giani è stato una bandiera senza proclami. La SPAL di Leonardo Semplici ha cambiato passo quando ha trovato uomini capaci di fare il lavoro invisibile. Il suo contributo non si misura solo con le promozioni: si misura con la qualità dell’aria che ha lasciato negli spogliatoi. Pulita. Respirabile. A prova di crisi. Chi lo ha avuto compagno lo racconta come un riferimento: non il giocatore che ti risolve l’azione da solo, ma quello che ti impedisce di complicarla. Se dovessimo scegliere un fotogramma, non sarebbe un tackle o un colpo di testa. Sarebbe una stretta di mano nel cerchio pre-partita, gli occhi che cercano quelli dei compagni e la frase breve, quella giusta, prima di sistemarsi in linea e aspettare il fischio. È lì che un capitano si riconosce. Nicolas Giani lo è stato davvero: per la SPAL, per chiunque ami il calcio che non ha bisogno di effetti speciali per essere speciale. E, da oggi, per chi vorrà imparare che professionalità, coraggio e misura possono ancora stare nella stessa frase.

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