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Serie C

Ha l'Inter nel sangue e può giocare da titolare in Coppa Italia contro il Torino, il 20enne è un cavallo di razza

Dalla notte del debutto alla possibile opportunità dal 1° minuto: storia, contesto e prospettive del centrocampista

INTER SERIE A - LEONARDO BOVO

INTER SERIE A - Leonardo Bovo, centrocampista classe 2005, nella stagione in corso con la seconda squadra nerazzurra è sceso in campo 16 volte in campionato

Immaginate il tabellone di San Siro che scorre veloce verso gli ultimi 10 minuti di una serata di Coppa Italia già scritta: la squadra di Chivu è avanti di 4 gol, lo stadio si rilassa, poi si rialza quando il quarto uomo alza la paletta: entra un ragazzo del 2005, spalle larghe, passo da mezzala che non ha fretta di piacere. È Leonardo Bovo: maglia 45, sguardo pulito, l’odore dell’erba di casa che diventa un promemoria. Non è «solo» un esordio: è il primo segnale pubblico di un percorso preparato con metodo tra Primavera, Under 23 e, adesso, una possibile sorpresa nelle scelte tecniche per la Coppa Italia contro il Torino nel match di mercoledì 4 alle 21. In mezzo, un allenatore, Stefano Vecchi, che nell’Inter Under 23 sta dando minuti veri, e un altro, Cristian Chivu, che non esita a premiare chi dimostra di saper stare nel calcio dei grandi. È questo incrocio di strade a rendere Bovo una storia che vale di più di un semplice prospetto.

BOVO OGGI, IDENTIKIT TECNICO E TAPPE DI CRESCITA
1) Nato calcisticamente nel vivaio del Chievo, Leonardo Bovo arriva all’Inter nel 2021, scalando il settore giovanile fino alla Primavera e poi al nuovo progetto Under 23. Alto 1,87 e con un profilo da centrocampista «moderno», abbina struttura e pulizia tecnica: sa ricevere spalle alla porta, alzare il ritmo con un primo controllo orientato, ma anche occupare l’area sul secondo palo come mezzala d’inserimento. Nel lessico di spogliatoio: è un giocatore che «fa salire il livello del possesso». 2) La stagione della svolta è quella inaugurata dal varo dell’Inter U23 in Serie C (annuncio del 25 luglio 2025): un passaggio strategico per accompagnare i migliori ragazzi del vivaio in un ambiente competitivo, con partite settimanali «da grandi» e carichi emotivi gestibili. La guida è affidata a Stefano Vecchi, tecnico che conosce come pochi il linguaggio della crescita e che ha messo Bovo in un percorso fatto di minuti progressivi e richieste chiare. 3) A livello azzurro, Bovo ha collezionato presenze con l’Italia Under 18, segno di una prospettiva seguita anche dalla FIGC: non un timbro casuale, ma un altro gradino di un cammino ordinato.

L'ISTANTE CHE CAMBIA LA PERCEZIONE: L'ESORDIO A SAN SIRO
Il 3 dicembre 2025 è una data che resta: Inter-Venezia 5-1. Il risultato dice dominio, ma per Bovo significa altro: minuto 79, cambio in mezzo al campo e primi 11 minuti ufficiali con la prima squadra. Sono istanti che pesano, perché convertiti in fiducia concreta. In quella partita segnarono Diouf, Esposito, Thuram (doppietta) e Bonny: un contesto perfetto per inserire un giovane senza sottrargli responsabilità. La cronaca ufficiale del club e i live di chi seguiva il match confermano formazione, tabellino e timing dell’ingresso.

PERCHÈ ADESSO, LA POSSIBILE MAGLIA DA TITOLARE CON CHIVU
Secondo gli addetti ai lavori il prossimo step potrebbe già essere dietro l’angolo: maglia da titolare con la squadra di Chivu, cioè la prima squadra, nella gara di Coppa Italia contro il Torino. Non è un azzardo narrativo: è un’ipotesi supportata dal contesto, dalla gestione delle rotazioni e dal sistema di incentivi tecnici che l’Inter di Chivu ha mostrato in questi mesi, premiando chi si fa trovare pronto tra Primavera e Under 23. La notizia chiarirebbe anche la coerenza con quanto visto fin qui: Bovo è stato tra i protagonisti dell’Inter Under 23 di Vecchi, ha assaggiato San Siro e ora può trovare spazio dal via in una gara dove intensità e letture senza palla contano quanto la qualità in costruzione.

IL PROGETTO UNDER 23: PERCHÈ CONTA PER CAPIRE BOVO
Quando il club ha annunciato la nascita dell’Inter Under 23, lo ha fatto con parole che oggi trovano una conferma empirica: «un progetto strategico e di grande valore, per accompagnare da vicino la crescita dei giovani talenti». Detto altrimenti: esattamente la corsia preferenziale che consente a profili come Bovo di misurarsi a livello professionistico prima di essere valutati per la Serie A. In Serie C, gli errori non costano il clamore di San Siro, ma il prezzo pieno del calcio dei «grandi»: duelli aerei, seconde palle, letture preventive, sofferenza senza palla. È lì che si misura la maturità di un centrocampista che ambisce a fare il regista o la mezzala «totale». Con Vecchi, Bovo ha trovato un allenatore che chiede principi e non copioni: distanza tra i reparti corta, aggressione immediata sulla perdita, verticalità quando l’avversario si apre. Tutte richieste che si sposano con la «prima squadra» di Chivu, tecnicamente più dotata ma ugualmente esigente nella transizione.

IL PARALLELO CON ALTRI LANCI RECENTI
Negli ultimi mesi, la prima squadra ha dato visibilità a diversi Under: Diouf ha timbrato con un gol alla prima da titolare in Coppa; Pio Esposito ha segnato a San Siro un gol dal valore simbolico; Spinaccè e Cocchi hanno preso campo con naturalezza. Non è una concessione estetica: è un modo di mantenere alto il ritmo interno della rosa, ricordando a tutti che lo spazio si conquista col lavoro e si difende con le prestazioni. In questo scenario, Bovo si muove come un pezzo già sagomato per incastrarsi senza scosse. Nel calcio dei dettagli, 11 minuti possono valere quanto un intero mese di allenamenti. Ma la vera differenza la fanno i minuti buoni, quelli che arrivano dopo. Leonardo Bovo è esattamente in questa fase: ha già attraversato la porta, ora deve «insediarsi» nella stanza. Il progetto Inter U23 gli ha dato una base competitiva, la prima squadra gli ha offerto il primo sguardo dalla finestra, e il contesto di Coppa Italia potrebbe aprire una finestra più grande.

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