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Oltre 500 milioni incassati in 4 anni, 138 in una stagione: da piccolo club a caso di studio europeo

Un motore di plusvalenze situato nel nord-est della Francia: Jacquet al Liverpool l'ultimo esempio dell'ecosistema rossonero

Rennes, la macchina delle plusvalenze: come i rossoneri di Bretagna trasformano i talenti in oro

Jérémy Jacquet, classe 2005 del Rennes appena acquistato dal Liverpool per oltre 60 milioni

All’ingresso del Roazhon Park, in una mattina d’inverno di inizio febbraio 2026, il display della portineria segna una cifra che non compare sul tabellone dei cambi ma sui conti di un club: 63 milioni. È il valore attribuito in Francia all’accordo che porterà Jérémy Jacquet al Liverpool in estate, mentre il difensore resterà in prestito al Rennes fino a fine stagione. Tra i telefoni che squillano e le mail che si rincorrono, a Rennes è una scena ordinaria: un altro talento cresciuto o valorizzato in casa che diventa una plusvalenza importante, un’altra riga su un bilancio in cui il player trading è ormai una voce strutturale. Le cifre parlano chiaro: in questa stagione il club ha già fatturato in uscite circa 138 milioni di euro; negli ultimi quattro anni, la somma complessiva dei ricavi da cessioni ha superato quota 500 milioni. Un modello? Più che altro, una cultura.

JACQUET: UN TRASFERIMENTO SIMBOLO E UN MESSAGGIO AL MERCATO

Nell’ultima frenesia di deadline day, il Liverpool ha ufficializzato l’intesa per Jérémy Jacquet: un pacchetto economico da circa 60 milioni di sterline55 fissi più 5 di bonus – con il centrale che si unirà ai Reds dal 1° luglio 2026, restando intanto al Rennes per completare la sua crescita. A seconda delle fonti, la stima in euro oscilla tra 60 e 63 milioni: in Francia si parla di 63, nel Regno Unito di £60m. In ogni caso, è la cessione record nella storia recente del club bretone, superiore anche a quella di Jérémy Doku al Manchester City nel 2023. Un’operazione coerente con la strategia rossonera: vendere al picco di valore, senza scoprire la rosa a metà stagione.

Ma chi è Jacquet? Classe 2005, Vent’anni (ventuno a luglio) e difensore formato nell’academy del Rennes, cinque presenze con la Francia Under 21, indicatori fisici e letture da centrale moderno. Il suo salto è arrivato nella scorsa stagione tra rientro dal prestito e spazio stabile con la prima squadra; quest’anno ha accumulato minuti e leadership, alzando indici come il successo nei duelli aerei – dato che ha colpito gli analisti del Liverpool. Il suo nome è il tassello più luminoso di una vetrina che il Rennes ha imparato ad allestire molto bene.

138 MILIONI INCASSATI IN UNA SOLA STAGIONE

L’ammontare di 138 milioni di euro raccolti dal Rennes in questa stagione nasce dalla somma di più operazioni, non solo dell’affare Jacquet. Tra le cessioni recenti spicca quella del 2007 Kader Meïté all’Al‑Hilal per circa 30 milioni di euro: un diciottenne cresciuto nel vivaio, esploso tra Primavera e prima squadra, diventato asset di mercato nel giro di pochi mesi. Il club saudita ha reso noto l’ingaggio, e lo stesso Rennes ha ufficializzato la partenza. Nell’estate 2025 era stato il turno di Arnaud Kalimuendo, passato al Nottingham Forest per una cifra nell’ordine di 25–26 milioni di sterline/euro, secondo diverse testate inglesi: un’entrata robusta, in linea con il rendimento dell’attaccante. Sempre nel 2025 il Bournemouth ha completato l’acquisto del terzino sinistro Adrien Truffert in un affare intorno ai 14–17 milioni di euro, cifra che ha liberato catene di mercato sulla fascia mancina in Premier League.

A giugno 2025 il VfB Stuttgart ha annunciato l’arrivo del terzino destro Lorenz Assignon per poco più di 11–12 milioni di euro, con contratto fino al 2029: un altro esempio di valorizzazione mirata di profili “intermedi” che generano margini importanti pur senza titoloni. Infine, la mezzala Azor Matusiwa ha lasciato Rennes a luglio 2025 per l’Ipswich Town, con stime di fee tra €9 e €11,5 milioni a seconda delle fonti locali, dopo un anno e mezzo in Bretagna: anche qui, solidità ed equilibrio tra investimento e recupero del valore. Sommandole – e aggiungendo le uscite minori – si capisce come il contatore stagionale arrivi a tre cifre alte, fino a toccare la soglia dei 138 milioni riportata. È la fotografia di un club che sa distribuire nel tempo e nelle finestre la monetizzazione dei propri asset, senza scossoni tecnici irreversibili.

IL FILO ROSSO DELLE CESSIONI ECCELLENTI: QUATTRO ANNI SOPRA I 500 MILIONI

Per comprendere la cifra monstre di oltre 500 milioni in quattro anni basta riavvolgere il nastro:

  1. Jérémy Doku al Manchester City nell’estate 2023 per circa £55,5m/€65m: una collocazione perfetta in un contesto tecnico di altissimo livello e un ritorno economico enorme per il Rennes.
  2. Désiré Doué al Paris Saint‑Germain nell’estate 2024 per circa €50 milioni: il talento più scintillante dell’ultima covata rossonera è stato uno degli assi del rinnovamento del centrocampo parigino post‑Mbappé.
  3. Prima ancora, Eduardo Camavinga al Real Madrid (2021), affare valorizzato attorno a €40 milioni bonus inclusi: l’archetipo della cessione “giusta” al momento giusto.
  4. E tornando indietro di un anno, Raphinha al Leeds (2020) per una cifra vicino ai £17m/€18‑20m, un affare che allora sembrò “piccolo” ma ha contribuito a consolidare il ciclo.
  5. Da non dimenticare l’operazione Mathys Tel con il Bayern Monaco (2022), valutata fino a €28,5‑30 milioni tra parte fissa e bonus, e con un’attenzione tipica del Rennes: la clausola di rivendita che tutela il club in caso di ulteriore esplosione del giocatore.

Queste cessioni di punta, integrate da una costellazione di trasferimenti “di filiera” come Truffert, Assignon, Matusiwa e gli affari dell’ultima finestra (Meïté, Jacquet), spiegano come si sia superata la soglia dei 500 milioni nelle ultime quattro stagioni sportive. È una curva dei ricavi da cessioni che non dipende da un colpo irripetibile, ma da una pipeline che produce talento e valore con continuità.

ECOSISTEMA RENNES: ACADEMY, SCOUTING, TEMPISMO

La domanda che conta è: come si arriva a questa continuità? La risposta è tripartita.

  1. L’academy. Il CIES Football Observatory ha certificato a gennaio 2026 che il Rennes è il quarto miglior club dei “Big 5” per minutaggio concesso a calciatori formati in casa nelle prime leghe europee. Tra i prodotti: Ousmane Dembélé (oggi Pallone d’Oro), Eduardo Camavinga, Adrien Truffert, Désiré Doué e lo stesso Jérémy Jacquet. Non è una narrazione romantica: è un vantaggio competitivo che genera risparmi in entrata e plusvalenze in uscita.
  2. Lo scouting. Messi in fila, i nomi raccontano di una rete capace di anticipare i trend: Doku dall’Anderlecht in tempi non sospetti, Raphinha dallo Sporting, profili come Matusiwa individuati per esigenze precise e poi riposizionati sul mercato inglese con un differenziale positivo.
  3. Il timing. Vendere dopo la stagione “breakout”, concordando spesso la permanenza in prestito fino a giugno – come nel caso Jacquet – permette di massimizzare l’asta senza “svuotare” la rosa. Un equilibrio raro: il Rennes non è costretto a cedere in saldo, né si priva del calciatore a campionato in corso.

PERCHÉ IL MODELLO REGGE

  1. Perché il Rennes non vende “per necessità”, ma “per scelta e per progetto”: la differenza si vede nei prezzi e nelle condizioni (prestito fino a fine stagione, bonus legati a performance, clausole di rivendita).
  2. Perché l’academy è una fonte credibile e continua, certificata a livello europeo.
  3. Perché lo scouting è anticipatorio, e il club sa comprare prima di rivendere (vedi Doku, Raphinha, Matusiwa).
  4. Perché il reinserimento in rosa di risorse dopo le cessioni è un processo non traumatico: ci sono piani di successione ruolo per ruolo.

In un calcio che oscilla tra spese monstre e vincoli sempre più stringenti, il Rennes non è “solo” una fucina di talenti: è un sistema di creazione e trasformazione del valore. L’operazione Jacquet‑Liverpool è l’ultimo segnale, ma non l’ultimo capitolo.

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