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Serie A

Alphadjo Cissè, il colpo giovane del Milan: il talento che cresce a Catanzaro e sogna l’azzurro

La presentazione del trequartista classe 2006, acquistato dal Verona e lasciato in prestito ai giallorossi fino a fine stagione

Alphadjo Cissè

Alphadjo Cissè, classe 2006, è un nuovo calciatore del Milan

Allo stadio “Ceravolo” c’è ancora odore di erba bagnata quando, sul finire dell’allenamento, un pallone rotola verso la linea laterale. Anticipo secco, controllo di suola e cambio passo: l’azione sfuma, il gesto resta. Sono dettagli, ma dicono molto di Alphadjo Cissè: 19 anni, trequartista con testa alta e passi rapidi, appena acquistato dal Milan eppure ancora con la maglia del Catanzaro, dove giocherà fino a giugno 2026. Un colpo “a distanza” che racconta il presente e, insieme, un’idea di futuro: far maturare il talento dove sta fiorendo, senza strappi.

Dietro la scelta c’è una strategia e una storia che si intrecciano: quella di un club che investe con metodo e quella di un ragazzo nato a Treviso da genitori guineani, cresciuto nei campi del Giorgione e poi dell’Hellas Verona, che ha imparato presto a non accontentarsi. Oggi Cissè è uno dei profili più monitorati della sua generazione, un 2006 che in Serie B ha già messo in fila giocate, gol e personalità. Domani, chissà: il ritiro estivo con i rossoneri e una traiettoria da costruire con calma. Nel frattempo, Catanzaro è casa sua.

L’operazione: perché il Milan lo ha preso adesso, lasciandolo dov’è

Il Milan ha ufficializzato l’acquisto a titolo definitivo di Alphadjo Cissè dall’Hellas Verona, specificando contestualmente la permanenza in prestito all’US Catanzaro fino al termine della stagione in corso. Una formula che, in realtà, tiene il trequartista in Calabria fino a giugno 2026, coerente con l’accordo originario di prestito biennale definito in estate tra Verona e Catanzaro.

Le cifre circolate sull’operazione parlano di 8 milioni di parte fissa più bonus fino a sfiorare quota 10 milioni complessivi: numeri significativi per un 19enne, che collocano Cissè nel ristretto gruppo degli investimenti “da progetto” della dirigenza rossonera. Il dato importante non è solo economico: il Milan ha bruciato la concorrenza – con il PSV arrivato a un passo dalla chiusura – proponendo un percorso su misura per il ragazzo e per il Catanzaro, senza interrompere un’evoluzione tecnica ben avviata.

È l’idea di un club che si prende il tempo giusto: Cissè resterà protagonista in B, si presenterà poi a Milanello per il ritiro estivo, e solo allora verrà deciso il passo successivo – integrazione graduale o un nuovo prestito di consolidamento. Nessuna fretta, molta visione: il calcio cresce meglio quando non lo si strappa alle sue radici nel momento sbagliato.

Il profilo: trequartista moderno, accelerazioni e colpi “da dieci”

Lo raccontano gli allenamenti e, ancor più, le partite. Cissè gioca prevalentemente da trequartista o da esterno offensivo a piede forte, attaccando mezzo spazio e rifinendo con coraggio. È rapido nello stretto, ha un primo controllo orientato che gli apre linee di passaggio e un calcio secco dalla media distanza. Nel Catanzaro di Alberto Aquilani ha trovato un contesto ideale: principi di gioco propositivi, responsabilità nella rifinitura, libertà di muoversi tra le linee.

La crescita è stata tangibile mese dopo mese: nelle sue prime 21 presenze tra campionato e coppe in giallorosso, Cissè ha collezionato 6 gol e 1 assist, incidendo con continuità e mostrando una maturità sorprendente per l’età. Non sono solo numeri: è la qualità delle scelte, l’abitudine a farsi trovare tra le linee e il coraggio nel prendersi il tiro che gli hanno costruito la reputazione di “promessa concreta”.

Radici e traiettoria: da Treviso a Catanzaro passando per l’Hellas

Nato il 22 ottobre 2006 a Treviso, di famiglia guineana, Cissè ha fatto la spola tra campi provinciali e viaggi in autobus con la madre per arrivare all’allenamento. Il primo vero salto lo compie nel vivaio dell’Hellas Verona, dove diventa rapidamente un riferimento per la Primavera: la stagione 2023/24 è quella della consacrazione giovanile, con 16 reti e l’esordio in Serie A a maggio 2024.

L’anno successivo, tra panchine e spezzoni in A, matura la decisione di un prestito che metta minuti nelle gambe e responsabilità sulle spalle. Catanzaro – neopromossa ambiziosa con un progetto tecnico chiaro – è la risposta giusta. Da lì in avanti, l’accelerazione è stata evidente: impatto immediato, confidenza col gol, prima convocazione e poi esordio in Nazionale Under 21. Segnali di una scalata fatta di step coerenti.

Il fascino dell’azzurro e il paragone ingombrante: «Yamal? Io ho il mio percorso»

Cissè non si è nascosto: il sogno è la Nazionale maggiore, da raggiungere “un passo alla volta”. L’accostamento al fenomeno Lamine Yamal lo lusinga, ma non lo distrae: «Io ho il mio percorso», ha detto, sottolineando come il riferimento tecnico resti un numero 10 che ha segnato un’epoca – Lionel Messi – e come nella sua formazione abbiano contato anche le movenze di un Paul Pogba versione Juventus. Il messaggio è semplice: ispirarsi ai grandi è utile, inseguirne le etichette a 19 anni è fuorviante.

Intanto, l’azzurro gli ha già bussato alla porta: dopo i passaggi in Under 16, Under 18 e Under 19, a novembre 2025 è arrivato l’esordio in Under 21 con il gruppo di Silvio Baldini. Il primo gettone non ha portato la gioia del gol, ma ha aggiunto fiducia e prospettiva. Per uno come Cissè, che vive la partita come un laboratorio di soluzioni, la Nazionale è più un orizzonte che un traguardo immediato.

Ferite e anticorpi: il razzismo, la famiglia, l’educazione al rispetto

C’è un passaggio dell’intervista che racconta l’altra faccia del talento: «Mi è capitato da ragazzo, e di recente è successo anche a mio fratello». Gli episodi di razzismo non hanno risparmiato Cissè, che ha scelto – per difesa e per dignità – di “passarci sopra” senza farli diventare carburante d’odio. È una postura umana, prima che sportiva, che affonda nella storia familiare: un padre operaio, una madre cameriera, sacrifici silenziosi e la voglia di non sentirsi mai inferiori.

«Vorrei che smettessero di lavorare, regalargli una casa nuova»: dietro l’ambizione calcistica c’è un progetto di restituzione. È la biografia che diventa bussola: quelle radici in Guinea viste una sola volta da bambino, il ritorno promesso, l’idea di potercela fare senza dimenticare da dove si parte. Sono contesti, non cornici: aiutano a leggere la determinazione con cui Cissè vive ogni allenamento “come una partita”.

Perché il Milan ha creduto in lui: identikit tecnico e margini di crescita

Dal punto di vista tecnico, il Milan acquista un calciatore con tre qualità che, a 19 anni, sono oro. Lettura degli spazi: Cissè si posiziona bene tra le linee, “sente” dove ricevere per avere il corpo già orientato alla giocata successiva. È un tratto che i rossoneri apprezzano nei loro trequartisti. Primo passo e conduzione: non è solo rapido, è soprattutto verticale nella conduzione. Quando punta, costringe l’avversario a scelte scomode e apre corridoi per la finalizzazione. Tiro e ultimo passaggio: i 6 gol in B raccontano il piede, ma la “minaccia” del tiro gli serve anche per far alzare il blocco e poi rifinire sul taglio del compagno. I margini? Due, soprattutto: continuità nella stessa partita – alterna fiammate a momenti “a basso regime” – e partecipazione alla riconquista immediata dopo perdita, centrale nel calcio posizionale di alto livello. Sono aspetti lavorabili, specie dentro un contesto tecnico come quello rossonero e con una tappa intermedia – questi quattro mesi a Catanzaro – utilissima per fissare routine e responsabilità.

Oltre l’hype: cosa resta quando si spengono i riflettori

Tolti gli slogan, rimane un ragazzo che ha imparato presto a stare nel mondo. Lo dicono le sue parole misurate sul razzismo, il ruolo di fratello maggiore con Karamba, l’orgoglio per la sorella Aminata che studia all’università, la normalità delle giornate tra Playstation, serie tv e chat con gli amici. E rimane la promessa – fatta a se stesso prima che agli altri – di non saltare passaggi. Chi lo segue da vicino sa che un asso può nascere anche così: dal rifiuto della fretta, dal gusto per il particolare, da una mano che non trema davanti alla porta ma che sa anche aspettare la giocata giusta. È questa la scommessa del Milan su Alphadjo Cissè: un investimento tecnico, ma prima ancora umano. Se domani dovesse davvero arrivare l’azzurro dei grandi, non sarà una fiaba improvvisa: sarà il frutto di un percorso costruito con metodo, nelle città e nei campi che gli hanno dato forma. Oggi, quell’azzurro è un orizzonte. E Catanzaro, ancora per qualche mese, è il suo laboratorio.

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