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Serie A

Come l'Atalanta ha generato profitti record: 300 milioni di ricavi e le strategie dietro i numeri

Dietro l’utile da primato, un mosaico di scelte: mercato chirurgico, Champions “nuova”, stadio che diventa asset

Ademola Lookman

ATALANTA SERIE A • Ademola Lookman, ceduto nelle scorse ore all'Atletico Madrid per 35 milioni di euro (foto @atalantabc)

Una sera di fine settembre a Bergamo, mentre gli operai smontano l’ultimo logo dalla facciata dello stadio, una nuova scritta prende posto: New Balance Arena. È un cambio di insegna, certo. Ma è soprattutto la prova visibile di un club che ha imparato a trasformare ogni tassello — stadio, settore giovanile, diritti TV, calciomercato — in una leva di ricavo. Non stupisce allora che, nella stagione 2024-25, l’Atalanta abbia registrato un’utile ai massimi storici del club, con ricavi totali oltre i 300 milioni e un saldo finale positivo attorno ai 37 milioni: i numeri depositati in autunno fotografano un bilancio in piena salute, sostenuto da più fonti e da una disciplina gestionale rara nel calcio italiano. Nel grande quadro della Serie A tracciato il 3 febbraio 2026 — con Como primo per perdite nel 2024-25 e l’Inter al suo “primo utile di sempre” — la curva di Bergamo spicca per continuità e qualità. È un’eccezione dentro un campionato che nel complesso ha chiuso ancora in rosso per circa -360 milioni nel 2024-25.

CHI VINCE E CHI PERDE NELLA SERIE A 2024/25

L’Inter ha annunciato il 29 settembre 2025 un utile netto di 35,4 milioni e ricavi record a 567 milioni, il primo segno più della sua storia moderna grazie a Champions, competizioni domestiche e al nuovo FIFA Club World Cup. Un traguardo confermato dall’assemblea soci il 15 ottobre 2025. Il Como ha chiuso l’esercizio al 30 giugno 2025 con una perdita di 105 milioni, frutto di una crescita accelerata dei costi della rosa (stipendi per 86 milioni e ammortamenti per 26) nella prima stagione in A. Un conto ripianato dagli azionisti, con investimenti extra anche nella società “satellite” per retail e academy. In mezzo, l’Atalanta: utile in continuità, ricavi oltre quota 300 milioni e un modello che unisce gestione sportiva e infrastrutture. Questo è il perimetro nel quale leggere il “come” del risultato di Bergamo.

LE 5 COLONNE DEL RECORD ATALANTA

1) Champions “nuova”: come si moltiplicano i milioni

La riforma UEFA 2024-25 ha alzato il monte premi e ridisegnato la torta. Oggi il totale netto per la fase centrale delle tre coppe è pari a 3,3 miliardi a stagione, di cui 2,467 miliardi alla Champions League. La torta si divide per tre pilastri: quota eguale (circa 18,62 milioni per club), bonus prestazione e soprattutto il “value pillar” (ex market pool + coefficiente) che pesa moltissimo. Per un club come Atalanta, capace di risultati e ranking, l’effetto combinato ha spinto gli incassi europei 2024-25 nell’ordine dei 60–70 milioni: le stime sui conti infrannuali parlano di circa 67 milioni dalla Champions. La critica internazionale ha già evidenziato come il nuovo sistema premi maggiormente i club con storico europeo e mercati ricchi; ma in Italia, per una società media che ha scalato l’Europa a forza di risultati, questa asimmetria diventa un moltiplicatore. Atalanta ha saputo capitalizzare la riforma perché ci è arrivata con ranking, stadio quasi sempre pieno e una squadra competitiva su due fronti.

2) Player trading “di filiera”: plusvalenze come competenza, non come scorciatoia

La stagione 2024-25 ha segnato il record storico di plusvalenze del club: circa 86 milioni già al primo trimestre e oltre 100 milioni nella proiezione chiusa al 30 giugno 2025. Dentro ci sono operazioni di taglio diverso: dal trasferimento di Teun Koopmeiners alla Juventus (acquisto bianconero formalizzato il 28 agosto 2024; per Atalanta plusvalenza stimata intorno a 44,5 milioni), a cessioni mirate come Caleb Okoli al Leicester, Aleksej Miranchuk all’Atlanta United, Nicolò Cambiaghi al Bologna, più una serie di riscatti “di filiera” (da Cagliari: Roberto Piccoli, Nadir Zortea, Michel Adopo). È la dimostrazione di un processo industriale che parte dal vivaio, passa per scouting e valorizzazione, e si conclude con vendite che finanziano nuovi cicli. A Bergamo il player trading non è la scappatoia una tantum: è la cinghia di trasmissione che consente di tenere alta la qualità della rosa e, allo stesso tempo, di produrre margini senza “drogare” i conti. Da qui nasce la continuità: serie di bilanci in utile dal 2016 e accumulo di utili che, secondo rielaborazioni stampa sui dati ufficiali, ha superato i 200 milioni nel decennio.

3) Stadio come asset: naming rights, matchday e nuove leve

Il 25 settembre 2025 lo stadio ha cambiato nome in New Balance Arena. Non è solo una sponsorizzazione: è l’evidenza di una strategia che considera l’impianto un asset economico a tutti gli effetti. Il ri-branding arriva mentre New Balance diventa sponsor tecnico del club (dall’inizio del 2025-26), creando sinergie sul commerciale; in parallelo, la proprietà dello stadio e il percorso di riqualificazione pluriennale mantengono alti i ricavi matchday in una struttura da circa 25.000 posti spesso esaurita. Il dettaglio finanziario del naming non è pubblico, ma il valore strategico è chiaro: diversificazione delle entrate e rafforzamento del brand. Il collegamento con il settore giovanile è diretto: la partnership include anche i naming rights del centro di Zingonia (“New Balance Academy – Dedicata a Mino Favini”), segnale che il vivaio — da sempre marchio di fabbrica della Dea — rientra nel perimetro commerciale del club senza snaturarne la missione tecnica.

4) Governance mista e disciplina finanziaria

Dal 19 febbraio 2022 la società è guidata da una governance “mista”: la famiglia Percassi resta al timone (con Antonio presidente e Luca CEO), affiancata dal co-chairman Stephen Pagliuca e dal gruppo di investitori statunitensi entrati con il 55% della holding. L’obiettivo dichiarato: espansione del brand, più capitali, network internazionale e tecnologie per la gestione sportiva e finanziaria. La governance stabile e la chiarezza dei ruoli hanno permesso di integrare capitali e competenze senza perdere identità. La disciplina si vede nei numeri: al 30 giugno 2025, i ricavi ufficiali si attestano intorno a 318–321 milioni e l’utile netto a circa 37–38 milioni; al contempo, l’indebitamento resta contenuto e sostenibile rispetto ai crediti da calciomercato, e il patrimonio netto cresce. Sono elementi che emergono dai documenti depositati e dai prospetti trimestrali consultati dalla stampa specializzata.

5) Il posizionamento nel mercato europeo

Mentre la Football Money League 2026 certifica una crescita complessiva dei top club europei (ricavi aggregati oltre 12 miliardi per la top 20, con Real Madrid al vertice e Inter che sale all’11° posto), il caso Atalanta dimostra che si può crescere fuori dalle metropoli, purché si estraggano valori da ogni area del club. Il confronto aiuta: i 567 milioni dell’Inter misurano l’effetto scala di un brand globale, ma i 300+ milioni di Bergamo — con struttura dei ricavi più “tecnica” e meno dipendente dal commerciale puro — mostrano un modello replicabile in contesti medio-grandi.

DA DOVE ARRIVANO I RICAVI

  1. Diritti TV: restano la voce guida. Nel 2024-25 il combinato Serie A + Champions genera ben oltre 130 milioni, con la coppa che incide per circa 67 milioni. La riforma UEFA, con quota eguale e value pillar molto pesante, premia i club “virtuosi” sul campo negli ultimi anni.
  2. Plusvalenze: oltre 100 milioni nel 2024-25, con Koopmeiners trasferito alla Juventus il 28 agosto 2024 (operazione annunciata come “top target” bianconero e nell’ordine dei 50–57 milioni di corrispettivo, da cui per la Dea deriva la plusvalenza di circa 44,5 milioni), quindi Okoli, Miranchuk, Cambiaghi, e i riscatti dal Cagliari. È una filiera rodata che negli anni ha superato complessivamente i 500–600 milioni di capital gain.
  3. Matchday e commerciale: lo stadio di proprietà, la spinta del rebranding in New Balance Arena e la nuova fornitura tecnica dal 2025-26 aumentano stabilità e potenziale crescita della voce commerciale, anche nei giorni “non partita”, in linea con le tendenze europee.

Se allarghiamo l’obiettivo all’intera Serie A, il dato è istruttivo: mentre i costi del personale nel campionato crescono ai massimi, Atalanta mantiene una struttura di costi coerente con il proprio fatturato, potendo contare su margini da player trading e su somme UEFA in aumento. Questo spiega anche perché, a Bergamo, l’utile non sia un evento isolato ma un’abitudine.

LA LEZIONE DI BERGAMO

Nel giorno in cui la Serie A fa i conti e scopre che la marea non si è ancora alzata per tutti, la storia dell’Atalanta insegna che si può crescere senza debiti asfissianti e senza scommettere il futuro su un solo risultato. L’utile record 2024-25 non è un colpo di fortuna: è la somma di scelte coerenti. La Champions riformata ha dato una spinta; il mercato ha fatto il resto; lo stadio ha stabilizzato. E sopra tutto, un’organizzazione che ha imparato a trattare il calcio come un’impresa culturale e industriale insieme: identità, competenza e conti in ordine. Se il campionato vuole invertire il saldo aggregato, non basterà inseguire la prossima plusvalenza o il prossimo sponsor. Servirà l’approccio sistemico che a Bergamo, da anni, produce non solo numeri in grassetto, ma un circolo virtuoso capace di resistere alle stagioni. E di trasformare persino un cambio di insegna in una dichiarazione d’intenti.

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