Cerca

Serie A

Inter, due frecce dal vivaio: Cocchi e Kamaté, chi sono i due giovani talenti lanciati da Chivu

Prima da titolare per il terzino classe 2007, esordio con i grandi per il mediano francese: entrambi titolari nella partita di Coppa con il Torino

Inter, due frecce dal vivaio: Cocchi e Kamaté, la scommessa (calcolata) di Chivu contro il Torino

INTER-TORINO COPPA ITALIA • Issiaka Kamate e Matteo Cocchi, entrambi in campo da titolari nella partita contro i granata

Una scia di fiato sul vetro, il pullman che rallenta, luci fredde sul cemento dello U-Power Stadium. Dalla finestra, un ragazzo indica un punto in tribuna e sorride: è qui che ha giocato l’ultima volta con l’Under 23; stasera il campo è lo stesso, ma l’aria pesa diversa. Quel ragazzo è Matteo Cocchi, 19 anni appena compiuti, terzino sinistro che ha già assaggiato i grandi. Poco dietro di lui, cuffie alte e passo elastico, c’è Issiaka Kamaté, 21 anni, francese di Aulnay-sous-Bois, numero dieci dell’Under 23. Li unisce un filo robusto: la fiducia di Cristian Chivu, che li ha cresciuti quando guidava la Primavera e ora li porta in copertina nella partita di Coppa Italia contro il Torino. Non è un salto nel vuoto, è il tassello coerente di un progetto.

Il contesto: perché Chivu li schiera adesso

Da quando ha raccolto l’eredità della panchina nerazzurra, Chivu ha rotto la liturgia dei “titolissimi” e ha allargato la rosa dei protagonisti. Lo chiamano “coinvolgimento”, in pratica è una scelta politica: più minuti distribuiti, più responsabilità, più leve per tenere alta la competizione interna. In questa logica rientra la chiamata di Cocchi e Kamaté, che conoscono già la cadenza della prima squadra e, soprattutto, arrivano da settimane di lavoro ibrido: allenamenti ad Appiano, partite vere con l’Under 23, un piede nel domani senza perdere la caviglia nel presente. È accaduto più volte in stagione, con diversi ragazzi lanciati tra coppe e turni infrasettimanali. Non una forzatura, ma il naturale sbocco di chi è già stato testato sotto pressione.

Matteo Cocchi, terzino con il pedale a fondo

Se cercate un’etichetta, rischiate di perderlo. Cocchi è un esterno sinistro moderno: gamba, piede, croce di specialità tra spinta e rifinitura. In Primavera ha affinato il marchio di fabbrica, il cross col mancino pulito, e non banalizza la fase difensiva: uno che legge le linee di passaggio e si stacca con tempi corretti. Il 2023-24 è stato l’anno della maturazione: 32 presenze, titolare sotto età e protagonista nella cavalcata che ha riportato la Primavera nerazzurra in vetrina, con lampi anche in Youth League. Nel 2024-25 è arrivata la prima chiamata coi grandi e l’esordio dei sogni: 11 marzo 2025, Champions League a San Siro contro il Feyenoord, dentro all’84’. Giornata da segnare in rosso.

Quando dici che un allenatore “ti ha dato fiducia”, spesso è retorica. Con Chivu non lo è: lo ha preso a 16 anni, lo ha portato “sotto età”, lo ha fatto crescere in Primavera e gli ha preparato la pista verso la prima squadra. A dicembre è arrivato anche minutaggio in Coppa Italia contro il Venezia e da lì in avanti Cocchi ha viaggiato stabilmente tra panchina e campo dei grandi, senza smettere di macinare chilometri con l’Under 23 di Stefano Vecchi. Nella nuova squadra riserve – una delle chiavi del progetto Inter – il terzino ha messo insieme fin qui 15 partite, con 1 gol e 1 assist, cioè segnali concreti oltre alle buone relazioni sulla catena sinistra. L’Inter l’ha “blindato”: contratto lungo, prospettiva chiara, collocazione definita.

Dall’Emilia a San Siro: identikit tecnico e origini

Nato a Imola, cresciuto calcisticamente tra Bologna e Interello, Cocchi è uno di quelli che sembrano ricordarsi di tutto: il campo dove ha tirato il primo calcio d’angolo, il nonno che lo portava a vedere le partite a Molinella, la prima punizione infilata all’incrocio. Non a caso ha un repertorio da specialista sui piazzati. I riferimenti stilistici sono chiari: osserva Federico Dimarco, ma rifugge l’etichetta di “nuovo Dimarco” come fastidio inutile. Le somiglianze? Mancino educato, corsa ampia, pulizia tecnica nel cross dal fondo; le differenze stanno nella fase di postura difensiva, dove sta aggiungendo massa e abitudine agli uno contro uno di livello professionistico.

Issiaka Kamaté, il dieci che sa cambiare ritmo

Trasformare la geografia in calcio non è banale. Kamaté nasce a Aulnay-sous-Bois, sobborgo parigino abituato a sfornare talenti, e si porta dietro quel misto di tecnica e verticalità che in Francia insegnano presto. All’Inter arriva sedicenne, cresce nel vivaio, poi sceglie la via dura per accelerare: agosto 2024 in prestito al AVS in Primeira Liga portoghese, gennaio 2025 rientro e nuova parentesi in Serie B al Modena. Esperienze “sporche”, minuti non sempre tantissimi, ma utili a riempire il taccuino di duelli, contatti, letture. Nell’estate 2025 rientra a Milano per vestire i colori dell’Under 23. Da lì, il passo verso la porta della prima squadra è più corto.

Con Vecchi fa il “dieci” nominale ma interpreta il ruolo da mezzala aggiunta: ricezione tra le linee, primo controllo orientato e strappo sul breve. Ha segnato reti pesanti in Serie C – tra cui quelle contro Renate e Triestina – e sa cucire con il centravanti quando si apre il canale destro. Il dato significativo è la varietà dei colpi: sinistro educato, cambio passo, capacità di attaccare il secondo palo quando viene alzato sull’esterno. Sono qualità che spiegano la scelta di Chivu nel dargli responsabilità da subito, soprattutto in notti di coppa in cui le rotazioni non sono un vezzo ma un piano.

In conclusione: utile oggi, sostenibile domani

Far giocare Cocchi e Kamaté non è solo un investimento sul domani, è una mossa utile all’oggi: allarga le soluzioni, libera energie nella rosa e alimenta la cultura interna che vede nella competenza (non nell’anagrafe) il primo criterio di scelta. Per il club è anche un segnale reputazionale: i migliori del vivaio sanno che, passando dall’Under 23, la prima squadra non è un miraggio ma un obiettivo misurabile. Il patto è chiaro: lavoro, step intermedi, responsabilità. Il resto, come sempre, lo decide il campo. E il campo, stasera, è proprio quello di casa dei loro sabati con l’Under 23. Un cerchio che si chiude – per riaprirsi subito dopo, più grande.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter