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Napoli, il colpo silenzioso per il domani: Milton Pereyra, il bomber del 2008 che arriva dal Boca

Chi è il centravanti che ha stregato gli scout azzurri: ha 17 anni e in Argentina era già in doppia cifra

Milton Pereyra

C’è una pizza fumante in Piazza Vittoria, una foto scattata di sera e un volto di diciassettenne che cerca di restare normale mentre il suo telefono vibra di notifiche. È il primo scatto napoletano di Milton Agustin Pereyra: poche ore dopo quei clacson e quel mare, il ragazzo di Buenos Aires ha messo la firma che lo lega alla Primavera del Napoli. Ha 17 anni, è una prima punta moderna, è arrivato dal Boca Juniors e, dettaglio non banale, è atterrato in Italia da svincolato sfruttando lo strumento della responsabilità genitoriale. Per alcuni è l’ennesimo segnale di una “fuga di talenti” dal calcio argentino; per il Napoli, un investimento calibrato su un profilo con gol, fisicità e margine di crescita. E per chi ama leggere le storie dietro le operazioni, un caso che mette insieme regole, opportunità e visione.

Chi è Milton Pereyra: origini, caratteristiche, cifre

Nato il 13 maggio 2008 a Buenos Aires, Pereyra è cresciuto nel settore giovanile del Boca fin dall’età di sette anni, completando l’intero percorso dalla scuola calcio alla sesta divisione. È alto circa 1,76 e gioca da centravanti puro, ma con tratti “ibridi”: attacca la profondità, lega il gioco spalle alla porta, lavora in riaggressione. La sua stagione 2025 nelle giovanili xeneizes lo ha visto protagonista con un rendimento in doppia cifra (13 gol) nel campionato giovanile, con un picco simbolico nel Superclasico: doppietta nel 3-0 della sesta divisione contro il River Plate, partita-manifesto del suo modo di stare in area, leggere i tempi e farsi trovare nel cuore dei sedici metri.

In Argentina lo descrivono come un “nove moderno”: attitudine da finalizzatore ma con partecipazione attiva alla manovra, buon feeling con la porta, gamba per gli attacchi in campo aperto e sufficiente pulizia tecnica nei primi controlli orientati. Il riferimento dichiarato? Non poteva che essere Lionel Messi, che Pereyra ha indicato più volte come idolo.

Dove giocherà Pereyra: subito Primavera, ma con sguardo alto

Il piano del Napoli è lineare: Pereyra si aggregherà da subito alla Primavera di Dario Rocco, con l’idea di inserirlo gradualmente nel calcio italiano, senza bruciare tappe. L’orizzonte temporale — contratto fino al 30 giugno 2028 — offre al club una finestra sufficiente per accompagnarne lo sviluppo, misurarlo nel contesto del Campionato Primavera 1 e, se necessario, fargli respirare qualche seduta con la prima squadra per accelerare apprendimento di ritmi, duelli e riferimenti tattici. Non è una forzatura: rientra nella prassi con i prospetti che segnalano compatibilità fisica e mentale con un gradino superiore.

In estate a Castel Volturno era arrivato anche Francisco Barido (coetaneo 2008, ex Boca, passaggio intermedio alla Juventus), altro tassello di una linea di reclutamento mirata su profili sudamericani a basso impatto economico e alto potenziale. Pereyra e Barido potrebbero ritrovarsi in azzurro, aumentando il “tasso argentino” del vivaio e creando sinergie tecniche e caratteriali utili all’inserimento.

Gli aspetti tecnici: cosa porta Pereyra e su cosa dovrà lavorare

Attacco dell’area: le riletture dei gol in sesta divisione evidenziano tempi d’attacco sul primo palo e capacità di smarcamento sul secondo. Nel 3-0 al River la doppietta nasce da letture “da nove” e dalla connessione con gli esterni/trequartisti xeneizes. Gioco spalle alla porta: nel contesto argentino ha mostrato protezione palla sufficiente e predisposizione all’appoggio corto per l’inserimento della mezzala o della seconda punta. In Italia dovrà alzare la soglia della pressione che sa reggere nel contatto, curando appoggi e scarichi sotto pressione. Attacco della profondità: la descrizione condivisa dalle fonti — “fisico e velocità” — suggerisce che il Napoli voglia svilupparlo come riferimento capace di allungare le difese e aprire spazi tra le linee. In Primavera 1, dove i reparti si muovono con più ordine rispetto alle giovanili argentine, la qualità del cronometraggio dei tagli sarà il vero salto. Pressione e non possesso: il “nove moderno” oggi è anche il primo difensore. Qui Pereyra parte avvantaggiato: ha già attitudine alla riaggressione e può crescere negli orientamenti del corpo per indirizzare l’uscita bassa avversaria verso le trappole del sistema. Tecnica funzionale: controllo orientato, primo tocco sotto pressione, pulizia del piede “debole”. Lì si misurerà la sua velocità di adattamento. Il Napoli sa per esperienza che l’allenamento quotidiano in Primavera è leva decisiva.

Il posizionamento del Napoli: scouting, tempi giusti, rischio calcolato

La scelta di puntare su un classe 2008 arriva in un momento in cui il Napoli sta riallineando la propria filiera: Primavera più competitiva, osservazione internazionale sui 2006-2008 con margine atletico e “alfabeto” tecnico, e una programmazione contrattuale che metta il club nelle condizioni di gestire il ciclo di crescita fino ai 20-21 anni. In questo quadro, Pereyra è un rischio calcolato: costo contenuto, quattro stagioni per lavorare, un repertorio già leggibile e la possibilità di “perderlo” solo se non dimostrerà sul campo di reggere il salto. Non va ignorata la concorrenza: nei mesi scorsi si erano mossi altri club europei (in rassegna è comparso anche il nome del Brighton), ma la traccia italiana e la corsia preferenziale sugli inserimenti in Primavera hanno pesato. La presenza di altri giovani argentini nel vivaio, poi, può aver aiutato la famiglia a scegliere Napoli come contesto umano e calcistico.

Un’ultima fotografia

Un ragazzo del 2008, due gol in un Superclasico giovanile, un biglietto aereo e una città che vive di calcio. Milton Pereyra oggi è soprattutto una scommessa informata: i dati giovanili, le relazioni tecniche, la tracciabilità del percorso e un quadro normativo che — piaccia o meno — consente operazioni come questa. Al resto penserà il campo: è lì che si misurano equilibrio, personalità, resilienza. Napoli ha scelto di crederci adesso, quando molti vedono solo ciò che potrà diventare. La differenza, spesso, nasce proprio qui.

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