Regolamento
05 Febbraio 2026
Perché l’allenatore deve essere prima di tutto un educatore: una prescrizione internazionale voluta dal Comitato Olimpico Internazionale e non una imposizione morale esterna
Nel dibattito sportivo contemporaneo, in particolare quello calcistico, una domanda torna con insistenza: l’allenatore è solo un tecnico o deve essere anche un educatore? A livello internazionale, la risposta non è ambigua né lasciata all’interpretazione. I principali organismi sportivi mondiali — a partire dal sistema olimpico — hanno chiaramente stabilito che l’allenatore è, prima di tutto, una figura educativa. Questa posizione è formalizzata in un documento ufficiale di riferimento globale: l’International Sport Coaching Framework (ISCF), promosso e sostenuto dal Comitato Olimpico Internazionale.
L’International Sport Coaching Framework non è un saggio teorico né una linea guida facoltativa.È un quadro di riferimento ufficiale pensato per orientare la formazione degli allenatori, armonizzare gli standard educativi tra paesi e federazioni nonché definire chiaramente ruoli, competenze e responsabilità della figura del coach. All’interno di questo documento, il ruolo educativo dell’allenatore non è presentato come un valore aggiunto, ma come parte integrante della funzione stessa del coaching. Il framework afferma esplicitamente che l’allenatore deve ricoprire molteplici ruoli, tra cui quello di educatore, responsabile non solo della prestazione sportiva, ma anche dello sviluppo umano dell’atleta. Questo significa che, secondo il sistema olimpico, non esiste coaching efficace senza educazione. La centralità del ruolo educativo non nasce da un ideale astratto, ma da una visione precisa dello sport. Per il movimento olimpico lo sport è uno strumento di sviluppo umano, l’atleta è una persona prima che un performe e l’allenatore è una figura di influenza profonda e continua. In molti contesti, soprattutto giovanili ma non solo, l’allenatore è l’adulto di riferimento più presente nella vita dell’atleta. Ignorare l’impatto educativo di questa relazione significherebbe rinunciare a una responsabilità che esiste comunque, che lo si voglia o no. Il Comitato Olimpico, consapevole di questo potere formativo, sceglie di riconoscerlo, normarlo e orientarlo, anziché lasciarlo al caso o alla sensibilità individuale.
Uno degli equivoci più comuni è pensare che “allenatore educatore” significhi trasformare il coach in un insegnante scolastico. Il framework chiarisce invece che educare nello sport vuol dire ben altro. Significa innanzitutto trasmettere valori quali il rispetto, la responsabilità e l'etica sportiva. Oltre a questo, dovrebbe essere portato a sviluppare l'autonomia e la consapevolezza degli atleti, in primis quelli più giovani: insegnare a gestire successo, errore, frustrazione e pressioni, costruire relazioni sane e ambienti sicuri. Insomma accompagnare la crescita della persona, non solo dell’atleta. In questo senso, la dimensione educativa non è separata dalla tecnica: la attraversa. Ogni scelta metodologica, comunicativa o relazionale è già, di fatto, un atto educativo. Uno degli aspetti più rilevanti dell’International Sport Coaching Framework è la sua portata internazionale. Il documento è utilizzato come riferimento da comitati olimpici nazionali, federazioni sportive internazional, sistemi di certificazione degli allenatori, programmi di sviluppo del coaching in tutto il mondo. Questo significa che la concezione dell’allenatore come educatore non è culturale, locale o ideologica, ma condivisa a livello globale. Chi oggi allena seguendo standard internazionali non può ignorare questa dimensione senza uscire dal quadro di riferimento ufficiale.
Alla luce del framework olimpico, una conclusione è inevitabile:un allenatore che mette da parte il ruolo educativo che è chiamato a svolgere, viene meno a una parte essenziale della propria funzione. Non perché lo imponga una morale esterna, ma perché lo richiede il modello di sport promosso dal massimo organismo internazionale. Allenare significa influenzare. Influenzare significa educare. Il Comitato Olimpico ha scelto di dirlo chiaramente, mettendolo nero su bianco. Ed è in buona parte su questo che dovrebbe basarsi qualsiasi giudizio su un allenatore, più che mai a livello giovanile. L’International Sport Coaching Framework sancisce in modo inequivocabile che l’allenatore è prima di tutto un educatore, e che questa non è una scelta personale, ma una responsabilità riconosciuta, voluta e normata a livello internazionale. Chi oggi forma, valuta o esercita il ruolo di allenatore non può prescindere da questa realtà. Non è una questione di stile. È una questione di coerenza con lo sport che il movimento olimpico intende promuovere.