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Serie D

Ha giocato più di 10 anni al Torino, ora scende nei Dilettanti con il team protagonista di un mercato faraonico

Dal Filadelfia alla nobile decaduta: un classe 2006 dal profilo moderno per la retroguardia di un club che vuole vincere

CHIEVOVERONA SERIE D - FABIO DESOLE

CHIEVOVERONA SERIE D - Fabio Desole, difensore classe 2006, con la Primavera del Torino 8 presenze e un gol nella prima parte di stagione

All’ora di pranzo il vento gelido taglia il quartiere della Diga; poco dopo, alle ore 16:45 di giovedì 5 febbraio 2026 arriva una notizia che scalda l’ambiente: il Chievo ufficializza l’acquisto di Fabio Desole, difensore centrale classe 2006, cresciuto nel vivaio del Torino. La firma non è roboante, ma è di quelle che raccontano una strategia: cercare profili giovani, mancini, con letture da calcio moderno e gamba per uscire palla a terra. È il tassello che mancava? Forse. Di certo è un investimento ragionato, su un ragazzo allevato al Filadelfia e abituato a guidare il reparto già nelle selezioni Under 17 e Under 18. E che è partito dal basso con la fame giusta per arrivare ad alti livelli.

IDENTIKIT DI UN CENTRALE MODERNO
Nato a Chieri il 20 gennaio 2006, Desole è un difensore centrale di piede sinistro, qualità sempre più ricercata per la costruzione dal basso e per l’uscita orientata sul lato debole. Dietro la carta d’identità, c’è un percorso lineare: primi calci al Vanchiglia, approdo giovanissimo al Torino e crescita costante nelle categorie granata fino a diventare, di fatto, una presenza di riferimento  granata tra Under 17 e Under 18. Non solo: in più momenti è stato attenzionato dalle Nazionali giovanili (Under 16 e Under 17), segnale di una maturità tattica precoce e di margini importanti.

DAL VANCHIGLIA AL FILADELFIA
C’è un’immagine che restituisce cosa significa crescere nel Toro: arrivare al raduno della prima squadra al Filadelfia e respirare l’aria dei «grandi». A luglio 2023, Ivan Juric lo inserisce tra i giovani aggregati al raduno: un segnale di stima e una palestra accelerata per leggere tempi di gioco, linee di passaggio e duelli con attaccanti navigati. In quella stagione, Desole somma minuti di qualità tra Under 17 e Under 18, con continui incroci tattici che ne armonizzano postura, postura del corpo in ricezione e diagonali preventive. La fotografia che ne esce è quella di un centrale che abbina buone qualità di marcatura a una confidenza naturale con l’impostazione, la progressione palla al piede e, all’occorrenza, il cambio gioco sul lato debole. L’essere mancino gli consente di aprire l’angolo di passaggio verso l’esterno sinistro e di spezzare la pressione con il classico passante interno per la mezzala. È la grammatica del difensore moderno: meno sparacchia, più pensa; meno «butta», più orienta. Un bagaglio che il Chievo di oggi, con ambizioni dichiarate di crescita, cerca con attenzione.

COSA SIGNIFICA PER IL CHIEVO
L’ufficialità tratteggia la mossa come un investimento «di prospettiva», centrato su un profilo capace di alzare la qualità dell’uscita dal basso e, nel medio periodo, di reggere il peso della leadership difensiva. È una scelta coerente con il progetto tecnico del club, rifondato negli ultimi anni e ritornato a chiamarsi A.C. ChievoVerona dopo l’acquisizione del marchio e il percorso di rilancio. Oggi il club milita in Serie D e sta ridefinendo organigramma, identità e micro-obiettivi competitivi. Nella stagione 2025–2026, i gialloblù sono nella massima categoria dilettantistica e hanno dato continuità al percorso intrapreso, con una classifica di vertice di girone e obiettivi dichiarati di crescita sostenibile. La cornice è quella di un club che, dopo gli anni difficili, ha rimesso il naso verso l’alto con una governance rinnovata e una rosa costruita bilanciando esperienza e prospettiva.

PERCHÈ LA TAPPA GIUSTA
Il Chievo è tornato a parlare la lingua dell’identità. Dopo la rifondazione e il recupero del marchio, il club ha ridisegnato la propria traiettoria: radicamento territoriale, valorizzazione dei profili «under», mix con elementi di esperienza e un progetto tecnico che guarda al medio periodo. La Serie D è una categoria che consente margini di errore fisiologici a un giovane, ma pretende risposta immediata sul piano della fisicità e della concentrazione. In questo contesto, un centrale mancino con formazione di alto livello, come Desole, è un asset prezioso: può crescere giocando, sbagliare e correggersi, misurarsi con platee calde e campi «imperfetti», diventando più completo.

COSA MANCA AL RAGAZZO PER IL SALTO
1) Continuità di duello contro attaccanti strutturati: imparare a «sentire» l’uomo, usare il corpo senza fallo, scegliere quando rompere la linea. 2) Lettura delle seconde palle: in Serie D è una scienza parallela; posizionarsi bene dopo la spizzata vale quanto l’anticipo. 3) Ritmi e concentrazione «da grandi» per 90 minuti: l’Under ti perdona una distrazione, i grandi no. Sono passaggi obbligati, affrontabili solo giocando. Ecco perché la scelta Chievo ha senso: staff tecnico che lavora sui dettagli, ambiente competente e contesto in cui il minuto giocato pesa e insegna. Nel frattempo, il giudizio tecnico va ancorato a ciò che Desole mostra in campo: postura, scelta di tempo, lettura, qualità del primo passaggio. In una stagione in cui il Chievo punta a consolidarsi in alto e a costruire un’identità tecnica riconoscibile, l’arrivo di Fabio Desole è una dichiarazione d’intenti: dare alla difesa un centro di gravità mancino, giovane e formattato per il gioco dal basso. Le scommesse, nel calcio, hanno senso quando sono ragionate. Questa lo è.

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