Serie C
06 Febbraio 2026
Walter Sabatini è intervenuto per lodare l'operato del tecnico dell'Inter Cristian Chivu e della scelta nerazzurra di schierare una squadra Under 23
Una curva di tifosi nerazzurri si mischia al respiro freddo di Monza. È il minuto 35: un cross preciso, un colpo di testa potente, l’Inter si sblocca. Più che un quarto di Coppa Italia, sembra un laboratorio: in campo c’è il ragazzo che viene dal vivaio, il motore dell’Under 23, il tecnico che insiste sulla crescita e sulle scelte ragionate. La partita finirà 2-1 contro il Torino, allo U-Power Stadium il 4 febbraio 2026, perché il Meazza è occupato dai preparativi per l’apertura delle Olimpiadi invernali del 6 febbraio. Ma la scintilla resta nel dopo: l’ex dirigente Walter Sabatini la sintetizza così, parlando di Cristian Chivu: «Ha fatto una magia». Non una formula retorica, piuttosto la chiave per leggere un progetto che mescola risultati, identità e un’idea precisa di club.
LA «MAGIA» DI CHIVU, SECONDO SABATINI
Nelle ore successive al passaggio in semifinale, Sabatini sposta l’attenzione dalla cronaca alla strategia. «Ieri sera c’è stata la certificazione della qualità di Chivu… Ha fatto una magia anche verso la società: è un allenatore che lavora con e per la società. Turnover, spazio ai ragazzi, grande responsabilità. Kamaté testimonia che l’Under 23 è un toccasana». È un’investitura forte, che ribadisce concetti già espressi dall’ex dirigente in un editoriale precedente: «Chivu ha fatto una rivoluzione gentile, trasferisce le idee senza imporle». Parole che arrivano da un osservatore abituato a misurare talenti e prospettive, e che toccano tre punti cardine: la postura dell’allenatore dentro al club, l’uso «intelligente» del turnover, la funzione strutturale delle seconde squadre.
KAMATÈ E COCCHI, DUE DEBUTTI CHE CONTANO
Il dato più interessante è la resa competitiva dei profili cresciuti tra Primavera e Under 23. Il classe 2004 Kamaté non si limita all’assist: numeri alla mano, la sua precisione nel passaggio e l’efficacia nei duelli raccontano un giocatore già «allenato» a ritmi e letture da calcio dei grandi. Accanto a lui, Cocchi risponde presente in un contesto ad alta tensione. La stampa internazionale sottolinea la scelta di Chivu di ruotare massicciamente, con appena due titolari «tipo» dall’inizio, per poi attingere dalla panchina con Lautaro e Bisseck a blindare il risultato. È esattamente il genere di scenario a cui pensa Sabatini quando parla di Under 23 come «toccasana».
PERCHÈ LE UNDER 23 SONO UN «TOCCASANA», PROSPETTIVA STRUTTURALE
Dietro la formula di Sabatini c’è un percorso regolamentare: dal 2018, la FIGC ha introdotto le seconde squadre in Serie C, con l’obiettivo di accelerare la maturazione dei giovani confrontandoli con professionisti che «giocano per il contratto», e non solo per la vetrina. È un cambio di paradigma rispetto al salto diretto dalla Primavera: il ponte consente minuti veri, pressioni reali, ambienti ostili. Il modello è stato inaugurato dalla Juventus Next Gen (allora Juventus B), con un quadro normativo definito dai comunicati federali e dai criteri di integrazione dell’organico della Lega Pro.
IL CASO JUVENTUS NEXT GEN, ESEMPI CHE PARLANO DA SOLI
Gli esempi citati da Sabatini non sono casuali. La Juventus negli anni ha «scortato» verso la prima squadra profili come Fabio Miretti e Kenan Yildiz, oltre a Fagioli, Iling‑Junior, Barrenechea e altri ragazzi che si sono affacciati a Serie A e coppe passando dalla Next Gen. La narrazione ufficiale del club bianconero e i focus pubblicati negli ultimi anni mostrano come l’«interregno» in Serie C abbia rafforzato gamba, letture e continuità, rendendo il passaggio meno traumatico e più sostenibile per un club di vertice. È il cuore dell’argomento: la Under 23 come ambiente «protetto» ma competitivo.
UNDER 23, COSTI E BENEFICI DI UN CAMBIO CULTURALE
Uno degli argomenti più «pratici» tirati in ballo da Sabatini riguarda i costi: investire nella Under 23 può «far risparmiare un sacco di soldi» se il club riesce a produrre internamente alternative affidabili. L’esempio Juventus è eloquente: in pochi anni ha messo a disposizione di Allegri (e dei successori) un bacino di 8‑10 profili pronti a tappare buchi, alzare l’intensità in allenamento, entrare dalla panchina con competenza. La FIGC, del resto, nel 2018 ha indicato la rotta proprio per favorire questa sostenibilità sportiva e finanziaria. Il resto è cultura: fidarsi dei propri giovani quando conta. E il calcio italiano, con regole chiare dal 2018 e un’esperienza pionieristica come quella della Juventus Next Gen, ha già dimostrato che la strada è praticabile. Ora il test tocca all’Inter di Chivu: trasformare la «magia» in prassi.