Serie C
06 Febbraio 2026
JUVENTUS SERIE C - Leonardo Cerri, attaccante classe 2003, è tornato in bianconero dopo 10 presenze e un gol con la maglia del Bari in Serie B
È tornato alla base dopo la fine del prestito al Bari e ha subito rimesso piede dentro una vittoria. La seconda parte di stagione di Leonardo Cerri comincia così, nel modo più semplice e al tempo stesso più significativo possibile: entrando dalla panchina, facendo il suo, festeggiando con il gruppo. Nessun titolo roboante, nessun debutto da copertina, ma un segnale chiaro. Cerri è di nuovo dentro il progetto, di nuovo parte del percorso della Juventus, e il suo 2024 calcistico riparte da lì. Nel match di domenica 1° febbraio contro il Pineto, l’attaccante classe 2003 entra nella ripresa e contribuisce al successo per 1-0, maturato grazie alla rete di Gil Puche. Una partita sporca, combattuta, risolta con i dettagli: il pane quotidiano di questa categoria. Per la squadra di Massimo Brambilla è un passo avanti nella rincorsa alla miglior posizione possibile in campionato; per Cerri, invece, è molto di più. È il primo tassello di una seconda parte di stagione che può diventare decisiva, non solo in termini numerici, ma soprattutto di percezione e continuità.
IL BARI ALLE SPALLE
Dopo le 10 presenze e un gol messi insieme in Puglia in campionato nella prima metà dell’anno, il suo percorso riparte da Torino. Riparte da un ambiente che conosce, da una struttura che lo ha cresciuto, da una maglia che per lui non è mai stata una semplice parentesi, ma una linea costante. Perché la storia di Leonardo Cerri, a ben guardare, non è fatta di strappi improvvisi o di salti nel vuoto. È una storia lineare, concreta, quasi didattica. La Juventus lo preleva dall’Under 17 del Pescara e lo inserisce nel proprio settore giovanile nella stagione 2019-2020. Non come scommessa mediatica, ma come investimento silenzioso. A Torino, tra Under 17 e Primavera, Cerri cresce secondo i tempi giusti: segna, sbaglia, impara. Migliora nel gioco spalle alla porta, nella lettura dei movimenti, nella gestione dei ritmi. Fa quello che deve fare un centravanti che vuole diventare tale anche tra i grandi. È la classica trafila del talento che non brucia le tappe. Allenamenti quotidiani, minuti guadagnati, una crescita più fatta di accumulo che di exploit. In un calcio che spesso chiede subito tutto, Cerri costruisce invece fondamenta solide. E quando arriva il momento di affacciarsi al professionismo, non lo fa da ospite.
UN GIOCATORE PROLIFICO IN TERZA SERIE
La vera svolta arriva nella stagione 2022-2023 con l’esordio tra i professionisti nella Juventus Next Gen. È lì che il percorso cambia pelle. In due campionati colleziona 61 presenze e 13 gol, numeri che raccontano molto più di quanto sembri. Raccontano continuità, affidabilità, presenza costante dentro le partite. Non è un attaccante che vive di fiammate isolate, ma uno che sa stare dentro il gioco, che accetta il lavoro sporco, che diventa riferimento per la squadra. In gergo si direbbe «uno che fa reparto». Attacca l’area con tempi giusti, protegge palla, si rende disponibile per i compagni. Non sempre appariscente, ma spesso utile. E soprattutto, sempre dentro il contesto della gara. È una qualità che a certi livelli pesa quasi più del talento puro.
CARRARESE IN SERIE CADETTA
Poi arriva il salto in Serie B, un passaggio che per molti giovani rappresenta uno spartiacque. La destinazione è la Carrarese. 33 presenze, 4 reti. Numeri che non urlano, ma che raccontano un’altra storia: quella della continuità. Cerri gioca, accumula minuti, si confronta con difensori esperti, con ritmi più alti, con partite che non concedono pause. La Serie B è una scuola severa, fatta di campi pesanti e difese organizzate, e l’impatto non è mai indolore. La quotidianità del professionismo gli scorre addosso come pioggia d’autunno su un campo fangoso: fastidiosa, scomoda, ma necessaria. Minutaggio, responsabilità, adattamento. Sono questi gli elementi che, messi insieme, costruiscono il vero valore di un attaccante giovane. Perché a 21 anni non è tanto la media gol a definire un profilo, quanto la capacità di stare in campo, reggere l’urto, imparare dagli errori. Poi arriva Bari. Un contesto complesso, attraversato da cambi di allenatore e da un rendimento altalenante. Dieci presenze, un gol, sensazioni a corrente alternata. Non il palcoscenico ideale per trovare continuità, ma un altro tassello utile per allargare il bagaglio. Perché anche le stagioni meno brillanti insegnano qualcosa: a gestire l’attesa, a restare pronti, a non perdere fiducia quando lo scenario cambia.
LA SCUOLA INTERNAZIONALE
Nel frattempo, c’è un filo azzurro che accompagna il suo percorso. Leonardo Cerri ha vestito la maglia dell’Italia Under 19, dell’Italia Under 20 e dell’Italia Under 21. Un dettaglio tutt’altro che secondario. Significa essere stato osservato, selezionato, testato in contesti dove il margine d’errore è minimo e l’intensità è costante. Significa aver respirato standard elevati fin da giovane. Raduni, partite internazionali, competizione interna feroce. Tutto questo contribuisce a formare un attaccante che sa cosa vuol dire competere ogni giorno per il proprio posto. E quando sommi questo alla scuola Juventus, alla trafila completa nel settore giovanile, al passaggio graduale tra i professionisti, il quadro diventa chiaro. Cerri non è un progetto incompiuto né una scommessa improvvisata. È un profilo costruito nel tempo, con pazienza. Un attaccante che ha già visto diversi volti del calcio professionistico e che ora si ritrova davanti a una nuova fase della propria carriera.
UN BEL BANCO DI PROVA
La seconda parte di stagione con la Juventus agli ordini di Brambilla può diventare un banco di prova cruciale. Non tanto per i numeri immediati, quanto per la capacità di incidere quando chiamato in causa, di trasformare le occasioni in gol e i gol in fiducia. In una piazza che osserva, valuta, pretende. Senza proclami, ma con attenzione. La domanda, allora, è naturale: è pronto a fare il salto di qualità definitivo, a legare il proprio nome a un percorso stabile, a diventare qualcosa di più di una rotazione? La risposta, come sempre, non si trova nelle analisi o nelle proiezioni. Sta nel rettangolo verde. Dove i discorsi si accorciano, il rumore si spegne e la verità prende forma tra un contrasto vinto, un movimento giusto e una rete che si gonfia.