Lutto
07 Febbraio 2026
Pierangelo Belli aveva 81 anni e vestì il rossonero dal 1966 al 1973 in Serie A dopo gli anni nel settore giovanile
È scomparso ieri, all’età di 81 anni, Pierangelo Belli, ex portiere del Milan, figura appartata ma autentica di un’epoca irripetibile del calcio italiano. Il suo nome non è tra i più citati quando si ricordano gli anni d’oro rossoneri tra i Sessanta e i Settanta, ma la sua storia si intreccia profondamente con quella di una squadra che ha segnato il calcio mondiale. Nel suo palmares figurano infatti uno Scudetto, 3 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe una Coppa Campioni e una Coppa Intercontinentale.
INIZIO AL MILAN, POI PRESTITI E RITORNO
Nato a Limbiate nel 1944, Belli cresce calcisticamente nel vivaio del Milan, respirando fin da giovanissimo l’aria di Milanello e assimilando una cultura sportiva fatta di disciplina, lavoro e rispetto dei ruoli. Per completare la sua formazione viene mandato in prestito prima al Chieti e poi al Lecco, due esperienze fondamentali per temprarne il carattere e misurarsi con il calcio vero, lontano dai riflettori delle grandi piazze. Il ritorno a Milano segna l’ingresso stabile nella rosa della prima squadra. In un contesto ricchissimo di campioni, Belli si ritaglia il suo spazio con pazienza e dedizione. Il momento simbolo della sua carriera arriva nel 1967, quando viene schierato titolare nella finale di Coppa Italia: una scelta che testimonia la fiducia dell’ambiente nei suoi confronti e che rappresenta il punto più alto del suo percorso in rossonero.
LA CONCORRENZA INTERNA
La stagione successiva sembra poter essere quella della consacrazione definitiva. Belli parte come portiere titolare, ma il calcio, si sa, è spesso crudele. Un infortunio e la concorrenza interna rimettono tutto in discussione, e il posto tra i pali viene progressivamente occupato da Fabio Cudicini. Da quel momento, il ruolo di riserva diventa una costante della sua carriera milanista, un ruolo accettato senza polemiche, con grande senso di responsabilità e spirito di squadra. Negli anni successivi, nonostante il ritiro di Cudicini, Belli deve fare i conti con un’ulteriore e severa concorrenza, che spesso lo costringe alla panchina sia in campionato sia nelle competizioni internazionali. Eppure, anche quando non è protagonista in campo, resta parte integrante di uno spogliatoio leggendario, contribuendo alla solidità e all’equilibrio di un gruppo che continua a collezionare successi.
I SUCCESSI E IL PRIMO ADDIO
Il suo palmarès con il Milan racconta meglio di tante parole il contesto in cui ha giocato: uno scudetto, tre Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, due Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Trofei che portano anche la sua firma, quella di un professionista che ha vissuto il calcio senza clamore, ma con una dedizione totale alla maglia. Nel 1973-1974 arriva la cessione definitiva al Verona. È un passaggio che avrebbe potuto rappresentare una nuova opportunità, ma che invece coincide con uno dei momenti più difficili della sua vita. Un grave lutto familiare ne segna profondamente l’animo, togliendogli motivazioni ed energie. Poco dopo, Belli decide di dire addio al calcio professionistico, lasciando spazio alla riserva Giuseppe Porrino.
LA RIPRESA NELLE SERIE MINORI E IL SECONDO ADDIO
Dopo due anni di inattività, tornerà comunque a calcare i campi, spinto dall’amore per il gioco. Lo farà nelle serie minori, chiudendo la carriera a 35 anni con le maglie di Pro Sesto e Legnano, lontano dai grandi stadi ma non dalla passione che lo aveva accompagnato fin da ragazzo. Pierangelo Belli se ne va in silenzio, come aveva vissuto gran parte della sua carriera. Resta il ricordo di un portiere affidabile, di un uomo serio, di un professionista che ha attraversato il grande Milan con dignità, facendo parte, anche senza essere protagonista assoluto, di una delle pagine più gloriose della storia del calcio italiano.