Serie C
10 Febbraio 2026
SAMBENEDETTESE SERIE C - Marco Mancinelli, ex centrocampista di Verona e Ascoli, è stato nello staff tecnico di Ottavio Palladini e dopo il suo esonero aveva diretto la squadra per una partita
La scena è questa: le luci del Riviera delle Palme si sono spente da ore, gli spalti hanno ancora l’eco di 5.901 voci, ma sulla città resta un brusio inquieto. È la sera di domenica 8 febbraio 2026, giornata segnata dal gol di Tozzuolo e dalle parate di Gemello che hanno condannato la Sambenedettese allo 0-1 contro il Perugia. Ventiquattr’ore più tardi, quasi a mezzanotte di lunedì 9 febbraio 2026, la scelta che in molti percepivano nell’aria diventa ufficiale: la Sambenedettese solleva dall’incarico Filippo D’Alesio e annuncia il ritorno in panchina di Marco Mancinelli. Un ribaltone che parla il linguaggio crudo della classifica e della salvezza da difendere, ma anche quello, più sottile, dell’identità: affidarsi a chi conosce già il tessuto tecnico e umano dello spogliatoio per guadagnare tempo, equilibrio e punti.
L'ESONERO FIGLIO DEI NUMERI (E DELLE SENSAZIONI)
La formula è quella rituale: «al tecnico vanno i ringraziamenti del club per professionalità e impegno». Ma dietro la forma, il merito è scritto nei numeri. Con D’Alesio, arrivato il 1 dicembre 2025 e legato da un contratto fino al 30 giugno 2027, la Sambenedettese ha raccolto appena 7 punti in 8 partite: 1 vittoria (contro il Forlì), 4 pareggi (con Pontedera, Bra, Gubbio, Carpi) e 3 sconfitte (con Vis Pesaro, Pianese e Perugia). La sconfitta con il Grifo, maturata su palla inattiva e viziata da una lettura difensiva imperfetta, ha fatto saltare l’ultimo argine. La squadra è scivolata al 15° posto con 24 punti in 25 giornate: la soglia play-out è diventata, di nuovo, linea di galleggiamento. La cronaca del match dice che la Samb ha costruito, ha reagito nel secondo tempo con le chance di Marranzino e Parigini, ma ha sbattuto su Gemello e non ha ribaltato l’inerzia. Il Perugia di Giovanni Tedesco ha cambiato pelle tattica (dal 3-5-2 al 4-2-3-1) e ha colpito con Tozzuolo al 28’. Troppo, in questa fase, per un gruppo che in casa fatica a trasformare volume e spinta in gol.
DAL BENVENUTO ALL'ADDIO: DUE MESI CHE HANNO CAMBIATO TUTTO
Quando Filippo D’Alesio ha firmato, il 1 dicembre 2025, la Sambenedettese gli ha messo in mano un progetto di medio periodo: contratto fino al 2027, eredità tecnica da ricomporre dopo la separazione con Ottavio Palladini, staff ricalibrato con Dario Di Giannatale vice e l’uscita di Marco Mancinelli. Il profilo di D’Alesio, giovane e in ascesa dopo lo svincolo dal Rimini (travolto dalla messa in liquidazione e dalla revoca di affiliazione), rispondeva a una logica: freschezza, idee, coraggio. La Serie C, però, non aspetta. E quando la spirale dei risultati si è fatta discendente, il piano triennale si è scontrato con l’urgenza di fare punti.
PERCHÈ PROPRIO MANCINELLI, IL VALORE DELLA MEMORIA TATTICA
La scelta del «ritorno» su Marco Mancinelli non è solo una questione affettiva. È, soprattutto, una risposta funzionale al calendario e allo stato della squadra. Mancinelli conosce ambiente, giocatori, percorsi individuali e gerarchie silenziose dello spogliatoio: è stato vice di Palladini, ha traghettato i rossoblù in momenti spigolosi (anche in Serie D, portando la squadra ai playoff in una fase complessa), e fino a inizio dicembre 2025 figurava nello staff prima del suo saluto. Richiamarlo oggi significa accorciare i tempi di adattamento, ricucire in fretta una fase difensiva finita sotto stress e ridare ai giocatori riferimenti già sperimentati. C’è anche un tema di «memoria tattica»: riportare principi e automatismi noti può essere più efficace, in tempi stretti, di nuove richieste complesse. Una leva di pragmatismo che spiega la tempistica della società, a cavallo tra la rabbia del Riviera e l’urgenza di preparare la prossima sfida.
COSA LASCIA D'ALESIO (E COSA RACCOGLIE MANCINELLI)
1) Un gruppo giovane con qualità intermittenti sulle corsie e una manovra che produce ma spesso si arena nell’ultimo terzo. I dati pre-partita fotografano una Sambenedettese capace di generare 1,22 xG con 11,6 tiri medi, ma con un differenziale realizzativo insufficiente, complici errori tecnici e letture difensive costose. 2) Una squadra che, in casa, non trasforma abbastanza lo spettro delle occasioni in gol: contro il Perugia le chance più nitide sono arrivate nella ripresa, ma sono state neutralizzate. Questo deficit di cinismo è il primo nodo da sciogliere. 3) Una classifica corta nella pancia bassa, dove un filotto può ribaltare le prospettive: 24 punti non sono una condanna, ma impongono un cambio di passo.
UNA STORIA ANCORA APERTA
L’esonero di Filippo D’Alesio chiude una parentesi breve, iniziata con ambizione e terminata nel segno del realismo. Il ritorno di Marco Mancinelli apre, invece, un capitolo che punta sulla continuità interna per evitare il baratro dei play-out. Il giudizio, oggi, è sospeso: la Sambenedettese ha scelto la via più rapida per proteggere il proprio futuro immediato. Il resto lo diranno il campo, le prossime quattro settimane e la capacità di trasformare una scossa in rotta tecnica. Perché, in fondo, la differenza tra una stagione complicata e una stagione compromessa sta spesso in pochi dettagli: una marcatura, un taglio ben fatto, un pallone sporcato al momento giusto. E, soprattutto, nella capacità di cambiare in tempo.
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