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Serie C

L'ex braccio destro dell'allenatore che ha fatto la storia della città arriva in panchina, è un ritorno che sa di nuovo

Il nuovo tecnico chiama la piazza alla lucidità e mette al centro la testa, anche il direttore sportivo è una vecchia conoscenza

FOGGIA SERIE C - VINCENZO CANGELOSI

FOGGIA SERIE C - Vincenzo Cangelosi ha iniziato la stagione al Perugia, per poi essere esonerato a settembre

La scena non è quella, abusata, del nuovo allenatore che promette mari e monti. Nell’aula stampa dello Zaccheria, il telefono di Vincenzo Cangelosi ha già squillato: «Ho sentito Zeman», confessa, e non lo fa per cercare una stampella retorica. Lo fa perché sa cosa significa rimettere in moto una squadra impaurita: «Possiamo salvarci, ci credo». Poi aggiunge il contorno che fa la differenza: «Dobbiamo giocare partita per partita, lavorare sulla testa, su ogni palla». È l’incipit di una missione che in tredici gare promette di misurare più la tenuta mentale che i moduli o le lavagne. Eppure, se e quando la rosa sarà intera, non chiude la porta a un’idea cara al suo maestro: «Con la squadra al completo possiamo giocare anche con il 4-3-3». Sono le parole con cui il nuovo tecnico del Foggia riaccende la brace in un momento in cui il fuoco sembra quasi spento.

UN CAMBIO DI ROTTA NECESSARIO, PERCHÈ CANGELOSI ADESSO
La svolta non nasce nel vuoto. Dopo l’ennesimo scivolone, la dirigenza rossonera ha deciso di cambiare, esonerando Enrico Barilari e affidando la squadra a Vincenzo Cangelosi, con Giovanni Bucaro nel ruolo di vice. Una «rivoluzione tecnica» maturata in fretta, nel solco della nuova proprietà guidata dagli imprenditori Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto, con il rientro nell’area tecnica di una figura identitaria come Peppino Pavone. È un «ritorno al futuro», come lo hanno definito in città: esperienza, conoscenza dell’ambiente, e la scelta di un profilo capace di lavorare a vista, senza proclami. Non è un dettaglio da poco l’ufficialità del club: la nota del Calcio Foggia 1920 ha sancito l’investitura di Cangelosi e di Bucaro e fissato il primo allenamento. Un atto formale, certo, ma che conta per la tempistica: la panchina doveva avere una guida subito, con una sfida-simbolo all’orizzonte.

IL CONTESTO: CLASSIFICA CORTA, POCO TEMPO, MARGINE BASSO
Per spiegare la scelta basta guardare i numeri: al termine del ko di Caserta, il Foggia è finito a ridosso del fondo della classifica del Girone C, a un soffio dall’ultimo posto. Le 4 sconfitte nelle ultime 5 hanno cambiato la mappa emotiva del gruppo, oltre che quella aritmetica. Da qui l’urgenza di una «scossa» in panchina. Sul versante societario, un tassello cruciale si è mosso: Gennaro Casillo ha reso noto in conferenza stampa che il Tribunale ha dato l’«ok» al perfezionamento della cessione del club, chiarendo tempi e orizzonti prossimi. «Abbiamo 13 partite da affrontare», ha ricordato, inquadrando con precisione il conto alla rovescia. Parole che pesano, perché ancorano la corsa-salvezza a un perimetro temporale definito.

QUEL FILO CON ZEMAN E IL METODO: IDENTITÀ SENZA DOGMI
«Ho sentito Zeman e per lui è stato un momento di felicità», ha raccontato Cangelosi. È un’immagine che vale simbolicamente: non la nostalgia di Zemanlandia, bensì la memoria di un modo di stare in campo fatto di intensità, coraggio e lavoro quotidiano. Cangelosi, però, non si nasconde dietro i santini: «Non ho vincoli di modulo. Devo fare meno danni possibile». Tradotto: pragmatismo, principio guida del «qui e ora». Il 4-3-3 potrà essere una soluzione quando la rosa sarà al completo; nell’immediato contano distanze, sincronismi, concentrazione. Ogni palla è «determinante»: un lessico che mette il focus sul dettaglio, sulle transizioni gestite con lucidità, sulle seconde palle da non perdere. È una grammatica del calcio semplice, ma implacabile quando la classifica scotta.

MENTALITÀ PRIMA DI TUTTO: PARTITA DOPO PARTITA
«Dare serenità e lavorare partita per partita»: il mantra è noto, ma qui acquista spessore concreto. Cangelosi non ignora il fattore ambiente: allo Zaccheria la spinta della gente può spostare la percezione del rischio o della possibilità. «Quando si presentano in novemila allo stadio… si esce tutti insieme da questa situazione». È una chiamata a responsabilità reciproca, con un punto fermo: «Siamo tutti lì, nessuno è staccato in classifica». Traduzione aritmetica: con una classifica corta bastano due risultati utili per passare dalla paura alla competizione. Traduzione pratica: non esistono ultime spiagge, esistono gare da leggere e governare nei momenti chiave.

UNA BIOGRAFIA UTILE ALLA CAUSA: 30 ANNI ACCANTO A ZEMAN
Palermitano, classe 1963, Cangelosi è stato a lungo l’ombra operosa di Zdeněk Zeman: da Foggia a Lazio, da Roma a Pescara, con fermate significative anche a Lecce, Avellino, Cagliari e Stella Rossa. Negli ultimi anni ha vestito i panni del capo allenatore: prima la Casertana (con 61 partite ufficiali e 107 punti raccolti in poco meno di un biennio), poi il Perugia dal 19 febbraio 2025, chiamato a raddrizzare una situazione complicata. Un percorso che racconta una competenza stratificata e una sensibilità particolare per i contesti «caldi», dove l’equilibrio fra idee e realtà è tutto.

PAVONE, BUCARO E LA CATENA DI COMANDO: PUÒ FUNZIONARE
Il rientro di Peppino Pavone in cabina di regia, un direttore sportivo che a Foggia è più di un dirigente, e la presenza di Giovanni Bucaro come vice creano una filiera corta fra campo e scrivania. Qui il dettaglio non è secondario: ridurre le mediazioni velocizza le decisioni su scelte, comunicazione interna, gestione delle emergenze. Si riparte con ruoli chiari e un dizionario comune. A spiegare la «chiamata alle armi» è stato lo stesso Pavone: alla domanda «Posso mai dire di no al Foggia?» ha risposto con un sorriso largo che, in città, è già un messaggio.

UNA CITTÀ INTERA NEL PERIMETRO DI 13 PARTITE
«Il mio arrivo qui è la chiusura di un cerchio che risale a 41 anni fa», ha detto Cangelosi. Non è retorica: la biografia personale si intreccia con la geografia emotiva della città. Moglie foggiana, figli foggiani, un pezzo di vita cucito addosso ai colori rossoneri. E adesso il compito più scomodo: ipotecare una salvezza che, aritmeticamente e psicologicamente, è ancora possibile. Il perché lo spiega lui stesso: «Siamo tutti lì». In una classifica corta, dove le distanze sono minime, l’effetto domino può scattare al primo risultato pieno. È il momento in cui un’idea diventa inerzia. Il Foggia che riparte da Vincenzo Cangelosi lo fa con una promessa sobria: nessuna magia, solo lavoro. Meno slogan, più dettaglio. Meno estetica, più funzionalità. Sul tavolo c’è l’urgenza di cucire insieme fiducia, organizzazione e punti. Martedì 10 febbraio 2026, allo Zaccheria, si comincia davvero. Il resto lo diranno i 90 minuti e la capacità di prendere la partita «palla su palla», senza smarrire il filo. Perché, alla fine, la differenza fra chi resta e chi scivola la fanno poche cose: una corsa in più, un metro guadagnato, una palla «sporca» giocata bene.

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