Serie C
10 Febbraio 2026
SORRENTO SERIE C - Matteo Milan, difensore classe 2006, ha giocato per anni nelle giovanili dell'Inter, poi anche per Pro Sesto e Sangiuliano City
Allo stadio Alfredo Viviani di Potenza, che da mesi è la «casa lontano da casa» del Sorrento 1945, le luci si accendono prima del tramonto. È un martedì qualunque solo in calendario: 10 febbraio 2026, ore 18:00. In campo sta per presentarsi un ragazzo del 2006 che, appena un mese fa, salutava uno spogliatoio per entrarne in un altro: Matteo Milan. Maglia rossonera, sguardo diritto verso la sua nuova curva, si sistema i parastinchi e si allaccia gli scarpini con un gesto lento, quasi rituale. Di fronte, il Giugliano Calcio 1928: la squadra con cui ha giocato la prima parte di stagione. La partita è un incrocio di linee che si toccano: il percorso di un giovane difensore che cambia sponda, il cammino di due club che nel Girone C di Serie C cercano punti, identità e, parola che rimbalza da una panchina all’altra, riscatto.
LE PAROLE CHE CONTANO: LA VIGILIA DI MATTEO MILAN
«Troveremo una squadra agguerrita, molto cambiata rispetto a quando l’ho salutata. La classifica non rispecchia il reale valore del Giugliano, ma noi abbiamo tanta voglia di riscatto». Parole nette, firmate Matteo Milan, poche ore prima del calcio d’inizio. In questi mesi il 19enne terzino nato a Milano, e per anni nelle giovanili dell'Inter, ha imparato che nel professionismo i tempi sono rapidi e gli equilibri fragili: a inizio gennaio passa in prestito dal Pescara al Sorrento, dopo 15 presenze in campionato (e 1 in Coppa) da titolare a Giugliano; arriva in Costiera con la reputazione di esterno affidabile, cresciuto nel vivaio dell’Inter, già temprato da due stagioni in Serie D tra Sangiuliano City e Ravenna. Il suo ingaggio è un tassello funzionale: dare gamba e concentrazione alla corsia destra, in un gruppo che sotto la nuova gestione tecnica vuole alzare il livello d’aggressione e di pulizia nelle uscite palla a terra.
UN SORRENTO NUOVO DENTRO
Il Sorrento ha cambiato pelli e riferimenti in autunno. A metà novembre 2025, la società ha voltato pagina: fuori il direttore sportivo Alessandro Amarante, dentro, con una promozione interna, Davide Cacace; in panchina via Mirko Conte, spazio a Cristian Serpini, tecnico abituato a costruire gioco e carattere laddove servono idee chiare, tempi giusti e intensità. Il suo curriculum parla di gavetta, 6 campionati vinti e di un percorso recente capace di riportare il Carpi tra i professionisti e di tenerlo in Serie C senza play out: un profilo scelto per portare metodo e concretezza. Il campo, da allora, ha raccontato un Sorrento più corto, più accorto nelle transizioni, con gli esterni pronti a spingere in funzione dei tempi del centrocampo: proprio qui l’innesto di Milan aggiunge una freccia in più, utile quando la partita si sporca e servono letture rapide sul lato debole.
IL FATTORE UMANO: LA PARTITA DI MILAN
Per Matteo Milan non è una gara come le altre. Non perché ci sia rivalsa: professionismo significa anche cambiare maglia con rapidità e rispetto. Ma l’ex vive sempre una dinamica particolare. Conosce punti forti e fragili dei vecchi compagni, sa dove leggere certe posture e certe abitudini. Allo stesso tempo, è chiamato a tenere alto il livello emotivo senza trasformarlo in frenesia: attenzione ai duelli individuali, ai cross sul secondo palo, alle palle inattive dove timing e marcature contano più dei centimetri. La sua dichiarazione della vigilia, «abbiamo tanta voglia di riscatto», è un segnale anche per i compagni. Il Sorrento ha bisogno di capitalizzare le buone fasi delle sue partite, proteggere meglio l’area sui traversoni e alzare la soglia di continuità per 90 minuti. Contro un Giugliano in ristrutturazione, la cura dei dettagli fa la differenza: quanti uomini sopra la linea della palla in fase di possesso, come schermare il primo passaggio su Broh, quando alzare il terzino opposto per fissare l’ampiezza e impedire che i gialloblù difendano sempre stretti.
GLI SNODI A PALLA FERMA E LA GESTIONE DEI MOMENTI
Nel Girone C le partite si decidono spesso su palla inattiva. Qui, l’equilibrio può piegarsi a favore di chi prepara meglio le marcature miste e porta a zona l’uomo giusto sul primo palo. Attenzione ai calci d’angolo del Giugliano, dove la fisicità di Justiniano e l’abilità di Panico nel pescare il compagno possono creare superiorità sotto porta. Il Sorrento dovrà rispondere con organizzazione e, in fase offensiva, sfruttare i movimenti a ricciolo di chi attacca la seconda palla. Ogni ripartenza negativa, una palla persa a ridosso dell’area avversaria, deve essere letta con immediate «coperture preventive», una delle parole-chiave del linguaggio di Serpini. Gestire i momenti, poi, significa saper rallentare quando l’avversario alza l’onda, e colpire quando emerge un varco. Per i rossoneri, evitare lo «spezzatino» di falli tattici a metà campo che tolgono inerzia; per i gialloblù, non concedere campo alle spalle dei terzini quando la squadra si alza in pressione.
COSA ASPETTARSI AL FISCHIO FINALE
Partita a punteggio «basso» o «medio», livello agonistico alto, duelli continui sulle corsie e tanta strategia sui piazzati. Il Sorrento proverà a fare gara, forte anche dell’abitudine maturata al Viviani; il Giugliano accetterà tratti di sofferenza cercando di essere cinico negli spazi che si apriranno. Le storie dentro la storia non mancano: l’ex Milan che incrocia i gialloblù, la panchina di Serpini che vuole accelerare il processo di maturazione del gruppo, la «prima» vera fase del Giugliano post-Capuano con un’idea tattica più riconoscibile e una rosa rinnovata. Qualunque sia il tabellino, resterà il peso di una serata che può cambiare inerzie. A volte bastano 90 minuti per spostare una stagione da una parte o dall’altra: succede quando le squadre non giocano solo per i tre punti, ma per chi vogliono diventare. In una notte di febbraio, tra il freddo sottile del Viviani e i respiri corti delle due panchine, la parola «riscatto» diventa un ponte. Lo attraversano in due: il Sorrento, che vuole trasformare il proprio percorso in continuità; e il Giugliano, che cerca di cambiare pelle senza perdere l’anima. In mezzo, il passo deciso di Matteo Milan, che a 19 anni sa già che il calcio, a volte, è la più rapida delle seconde occasioni.
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