Serie C
11 Febbraio 2026
VIRTUS VERONA SERIE C - Luigi Fresco, allenatore dei veneti terz'ultimi in classifica con 19 punti
La scena è questa: minuto dopo minuto, al Gavagnin‑Nocini di Borgo Venezia, lo sguardo di Gigi Fresco non si sposta mai dalla sua panchina. L’espulsione al 30’ cambia l’aria, la Giana Erminio è già avanti dall’11’ e la Virtus Verona rincorre in dieci. Finirà 0‑1, con più amarezza che recriminazioni. Poche ore dopo, il presidente‑allenatore si presenta davanti ai taccuini: parla di «almeno 12 punti» sfumati per «errori arbitrali riconosciuti», ammette che «il cambio di modulo ha tolto certezze», confessa di aver pensato all’auto‑esonero e, soprattutto, sceglie di restare: «Per responsabilità verso lo staff e l’ambiente». Non è un messaggio qualsiasi: è il modo in cui Fresco imprime la sua firma sul momento più scivoloso della stagione.
GLI EPISODI ARBITRALI E LA CLASSIFICA CHE BRUCIA
Parole misurate, una forzata dose di diplomazia e una contabilità che, per quanto amara, serve a spiegare l’umore del gruppo: «Alcuni errori a nostro sfavore sono stati riconosciuti dalle istituzioni. Parlo di almeno 12 punti persi». Fresco lo dice chiaramente, poi aggiunge che «questa sarà l’ultima volta» in cui se ne parla: niente alibi, solo lavoro. Il contesto, del resto, è impietoso: in un Girone A che corre, la Virtus si muove a strappi e paga ogni dettaglio, dagli episodi ai blackout. La fotografia più recente racconta uno scivolone casalingo contro la Giana Erminio che, in un duello diretto per la salvezza, pesa doppio. Se si allarga l’inquadratura ai numeri, la prospettiva è chiara: la Virtus naviga nei pressi della zona play out, con un margine sottile e punti che pesano come macigni. Le tabelle di rendimento casalingo e in trasferta confermano l’urgenza di invertire il passo: i rossoblù hanno raccolto troppo poco lontano dall’area di comfort e non hanno capitalizzato a sufficienza tra le mura amiche. In un torneo lungo 38 giornate e con una coda che può essere spietata, ogni singola partita diventa leva per cambiare il destino.
L'AUTOCRITICA TATTICA: «CON LA GIANA IL CAMBIO DI GIOCO CI HA TOLTO CERTEZZE»
Nessun giro di parole: contro la Giana Erminio la Virtus ha sofferto, e Fresco se ne assume la quota parte di responsabilità. L’idea di «andare uomo su uomo» ha finito per consegnare agli ospiti gli spazi in cui maneggiano meglio il pallone; dal vantaggio firmato Marotta all’11’ fino alla gestione, la Giana ha occupato esattamente le zone che il nuovo assetto le invitava a colonizzare. La Virtus è rimasta in partita anche in inferiorità numerica, ma ha creato poco e ha pagato caro un primo tempo sbilanciato. È la sostanza di un’autocritica rara nel calcio di oggi e per questo credibile, utile.
LA TENTAZIONE AUTO-ESONERO E LA SCELTA DI RESTARE
«All’auto‑esonero ci ho pensato», ammette Fresco. «Ma andarmene metterebbe in difficoltà il mio staff. Non sono un vigliacco». È la dichiarazione più densa della sua conferenza, il nocciolo emotivo di un discorso che unisce identità e responsabilità. In oltre quarant’anni sulla panchina virtussina, Fresco ha visto tutte le stagioni possibili, e il suo restare oggi non è immobilismo: è un atto politico all’interno dello spogliatoio. Un modo per dire ai giocatori che l’uomo che ha guidato la Virtus Verona dalla Terza Categoria alla Serie C non scende dalla barca nella notte più buia. Lo dice la cronaca di questi giorni, lo conferma la sua biografia: presidente‑allenatore dal 1982, caso quasi unico nel calcio professionistico.
LA CORSA SALVEZZA: NUMERI, DISTANZE, MARGINI
1) In un Girone A che vede una capolista in fuga e una zona calda affollata, la Virtus naviga nei bassifondi con una proiezione da playout. Il calendario dice che ci sono ancora molte partite per cambiare la traiettoria, ma la soglia salvezza diretta oscilla e obbliga a muovere la classifica già dai prossimi 180‑270 minuti. 2) La penalizzazione record inflitta alla Triestina ha scompaginato il fondo della classifica, comprimendo la competizione e spostando l’asticella psicologica: le dirette concorrenti sono diverse e i confronti incrociati pesano il doppio. 3) Il trend recente al «Gavagnin‑Nocini» è altalenante, con uno scarto reti ridotto ma un capitale‑punti non sempre all’altezza delle prestazioni. Fuori casa, invece, la Virtus ha fatto intravedere organizzazione senza però raccogliere con continuità. Qui c’è il maggiore margine di miglioramento.
IL TRITTICO CHE PUÒ CAMBIARE LA STAGIONE
La ripartenza parte domani: mercoledì 11 febbraio 2026, righettato in rosso. La Virtus fa visita all’Union Brescia al «Rigamonti» alle 20:30, in piena zona ambiziosa e con una struttura societaria consolidata negli ultimi mesi, aumento di capitale, board ampliato, curva in fermento, e la guida tecnica di Eugenio Corini, ufficializzato a dicembre 2025. Non esattamente il posto migliore per cercare punti facili, ma proprio per questo l’occasione giusta per dare un segnale. A seguire, sulla carta, due montagne: il Lecco e soprattutto il L.R. Vicenza che viaggia con ritmo da promozione. Fresco non si nasconde: «Nel trittico con Union Brescia, Lecco e Vicenza proveremo a fare risultato». Tradotto: massima attenzione ai dettagli, gestione delle energie, cura maniacale delle palle inattive e dei tempi di pressione. Perché contro le prime della classe, di solito, si decide nell’arco di 3-4 episodi.
IL PATTO DELLO SPOGLIATOIO
Restare oggi significa chiedere e dare. Fresco lo ha detto senza filtri: nessuno avrà alibi, nemmeno lui. Ma in cambio pretende coraggio, gamba, testa. L’orizzonte non è una promessa vaga: ha una data cerchiata, 11 febbraio 2026, al «Rigamonti» contro l’Union Brescia. Poi il Lecco, quindi il Vicenza. Tre scalini per rimettere la stagione sull’asse giusto. La Virtus ci arriva con le ferite della sconfitta con la Giana Erminio, l’autocritica in tasca e un riferimento nuovo in area: Cernigoi. Non è poco, se si sa trasformarlo in punti. E in questo, più di tutti, la Virtus ha ancora un maestro in panchina: Gigi Fresco.
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