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12 Febbraio 2026
Sean Dyche, esonerato dopo 4 mesi con la squadra quart'ultima in Premier League
La scena è questa: mezzanotte e mezza di giovedì 12 febbraio 2026, mentre l'acqua del fiume Trent scorre scura e il City Ground si svuota dei fischi dopo uno 0-0 al limite dell’incredibile – 35 tiri senza un gol – una telefonata chiude la gestione di 114 giorni di Sean Dyche al Nottingham Forest. All’altra estremità, l’inequivocabile volontà di Evangelos Marinakis: cambiare, subito. Poche ore dopo l’annuncio, spunta un nome familiare al proprietario greco: Vítor Pereira, l’allenatore con cui aveva sollevato il “double” all’Olympiakos. Il Forest, inchiodato al 17° posto e a soli 3 punti dalla zona retrocessione, corre contro il tempo: serve un tecnico capace di riaccendere lo spogliatoio e incanalare una squadra che crea tanto, ma conclude poco. E il terzo esonero della stagione non fa che gettare ancor più nel caos un Nottingham che, nemmeno un anno fa, sognava il ritorno in Champions.
La decisione è arrivata a notte fonda, appena tre ore dopo il fischio finale contro i Wolves, ultimi in classifica: un pareggio senza reti che ha inasprito un ambiente già teso. Il club ha ufficializzato l’addio con una nota asciutta, ringraziando il tecnico e lo staff e annunciando che non rilascerà ulteriori commenti. A conti fatti, Dyche diventa il terzo allenatore esonerato nella stagione 2025-26 dal Forest, dopo Nuno Espírito Santo e Ange Postecoglou. Un primato poco invidiabile che rischia di allargarsi se, come pare, si procederà con la nomina di un quarto tecnico entro pochi giorni.
Le cifre aiutano a leggere la decisione. Con Dyche il Forest ha totalizzato 25 partite ufficiali tra tutte le competizioni - 10 vittorie, 5 pareggi e 10 sconfitte, restando al margine della zona calda in Premier League, che ora vede i Garibaldi Reds quart'ultimi e con solo tre punti di distanza dal West Ham, attualmente l'ultima delle retrocesse. Contro i Wolves, al City Ground, sono arrivati 35 tiri complessivi senza segnare: fotografia impietosa di un’inefficienza offensiva che ha esasperato i tifosi e incrinato definitivamente il rapporto tra il tecnico e il gruppo. Nelle ore successive è filtrato come il gradimento interno per Dyche fosse sceso ai minimi, nonostante una striscia recente con una sola sconfitta in sei gare di campionato. Il combinato disposto – prestazioni altalenanti, spogliatoio poco ricettivo, pubblico inquieto – ha spinto Marinakis a intervenire.
La pista principale conduce a Vítor Pereira, 57 anni, reduce da un’esperienza complicata ai Wolverhampton Wanderers: a novembre 2025 è stato esonerato dopo 10 giornate senza vittorie e appena 2 punti, nonostante il salvataggio ottenuto la stagione precedente. Una storia di alti e bassi, che però non cancella il legame professionale con Marinakis: insieme, all’Olympiakos, hanno vinto campionato e coppa nel 2014-15. È un profilo che il Forest valuta con attenzione per carisma, gestione del gruppo e conoscenza della Premier. I contatti sono avviati e, secondo più fonti, Pereira è disponibile a rientrare in panchina subito.
La tempistica non è un dettaglio: tra sette giorni, il Forest affronta il Fenerbahçe nell’andata dei sedicesimi di Europa League (19 febbraio all’andata, 26 febbraio al ritorno). L’eliminazione in FA Cup libera il weekend e, paradossalmente, offre una finestra preziosa a chiunque subentri per impostare lavoro tattico e relazioni interne. Ma in Premier, con 12 partite rimaste, ogni ora persa pesa doppio.
Se confermato l’arrivo di Pereira, il Forest toccherebbe quota quattro allenatori “permanenti” nella stessa stagione di Premier. Gli analisti parlano di potenziale “caso da manuale” per il campionato inglese recente. È il segno di una governance molto interventista, nel solco della leadership di Marinakis che già negli anni scorsi – tra Olympiakos e Forest – ha dimostrato decisionismo e tempi rapidi quando percepisce un calo di performance o un logorio relazionale. La tesi del “primato” è stata rilanciata nelle ore successive all’esonero e, pur con la dovuta prudenza comparativa con precedenti storici, fotografa la dimensione eccezionale della giostra in panchina al City Ground.
Sui canali ufficiali, il club ha scelto la sobrietà, ma l’ambiente ribolle. La tifoseria è spaccata tra chi legge l’ennesimo cambio come strategia d’urto necessaria e chi teme l’instabilità cronica. Nel frattempo, dal fronte mediatico inglese emerge un filo comune: serve un gestore di uomini prima che un teorico, uno che abbassi il rumore e alzi l’efficacia. Anche per questo il nome di Pereira resta in cima alla lista, senza escludere che il Forest abbia sondato altri profili graditi in Premier.
A Nottingham, dove i margini sono stretti e le ambizioni dichiarate, non c’è più spazio per le mezze misure: o si imbocca la strada della salvezza con continuità, o si entra in un cono d’ombra da cui è difficile uscire. La notte in cui è caduto Sean Dyche ha già posto la domanda; la risposta, adesso, deve arrivare in fretta.