Serie A
12 Febbraio 2026
INTER SERIE A - Aleksandar Stankovic, centrocampista classe 2005, nella scorsa estate è stato acquistato dal Club Brugge, ora può tornare in nerazzurro
Una cartellina spessa, copertina blu, spunta sul tavolo della sala riunioni di Viale della Liberazione. Sopra, tre parole tracciate in pennarello: «Stankovic - Estate 2026». Dentro ci sono numeri, mappe di posizionamento, indicatori di pressing e progressioni palla al piede. Ma soprattutto c’è una traiettoria: quella di Aleksandar Stankovic, 20 anni, figlio d’arte, che in Belgio ha trasformato una scommessa in un asset tecnico e patrimoniale. Il resto è contorno, ma pesante: la porta da presidiare (con Guglielmo Vicario in cima alla lista), la corsia destra da blindare se partisse Denzel Dumfries, l’innesto già effettuato a centrocampo con Yanis Massolin, e un’idea che solletica l’immaginazione dei tifosi: un colpo «mediatico» da parte di Oaktree. È qui, in questo incrocio tra bisogni e opportunità, che l’Inter disegna il suo futuro immediato.
IL QUADRO DI MERCATO: UN INNESTO PER REPARTO
Nelle stanze nerazzurre la linea è chiara: se non arriveranno offerte fuori scala per uno dei titolari, il nome più «caldo» resta quello di Marcus Thuram, l’Inter punterà a inserire almeno un profilo per reparto. In porta, il nome in pole è quello di Guglielmo Vicario: il Tottenham ha fatto filtrare una valutazione intorno ai 30 milioni di euro e l’italiano resta un vecchio pallino di Piero Ausilio, già vicino ai nerazzurri nell’estate del dopo-Onana. Non è un’asta aperta oggi, ma una traiettoria: l’orizzonte è l’estate 2026, quando andrà definita la successione tra i pali. Sull’out di destra, la situazione di Denzel Dumfries è più sfumata di quanto dica il recente rinnovo fino al 30 giugno 2028: esiste, e ha un peso specifico, una clausola rescissoria da circa 25 milioni valida fino a metà luglio. Nel calcio moderno gli accordi blindano e, allo stesso tempo, espongono: la Premier osserva, e non è escluso che il dossier venga riaperto più avanti, specie se si materializzassero le «sirene» straniere citate nelle ricostruzioni giornalistiche. In mezzo al campo, un primo tassello è già stato posato: Yanis Massolin (classe 2002) è nerazzurro con contratto fino al 2030, resterà al Modena in prestito fino a giugno e si aggregherà in estate. Un’operazione da circa 4-4,5 milioni più bonus, che arricchisce la batteria di interni fisici e verticali, e che racconta un altro pezzo della strategia: programmare con anticipo, senza smarrire l’occhio sulle opportunità.
IL CONTESTO SOCIETARIO: OAKTREE E L'IDEA DEL «COLPO MEDIATICO»
Dopo il passaggio di proprietà a Oaktree nel maggio 2024, l’Inter ha viaggiato su binari di stabilità gestionale e attenzione al valore sportivo-patrimoniale degli investimenti. Nelle ultime settimane, è tornata a circolare, con insistenza ragionata, l’idea di un colpo «mediatico» per l’estate 2026: il profilo-type è quello del talento in ascesa, internazionale e «instagrammabile», con alcuni nomi affiorati come Nico Paz o Arda Güler. È un concetto, prima che una trattativa: una finestra che l’azionista aprirebbe solo in presenza del profilo giusto e di condizioni sostenibili. La regia tecnica è nelle mani di Cristian Chivu, ufficializzato alla guida della prima squadra nel giugno 2025 e reduce da riconoscimenti individuali in Serie A a inizio 2026. Conoscenza profonda dell’ambiente, promozione del talento e un calcio intenso: dentro questo perimetro si incastra il profilo che oggi cattura i riflettori del club. Un profilo che Chivu conosce meglio di molti: lo ha allenato nella Primavera per due stagioni, ne ha saggiato personalità e leadership eleggendolo capitano dopo la partenza di Pio Esposito.
ALEKSANDAR STANKOVIC, IL «TESORO» IN BELGIO
Il Club Brugge ha scommesso su Aleksandar Stankovic nell’estate 2025, dopo il prestito al Lucerna. L’Inter ha venduto mantenendo la rotta del controllo: una cessione intorno ai 9,5-10 milioni di euro con un doppio diritto di recompra fissato a 23 milioni nel 2026 e 25 nel 2027, oltre a una percentuale sulla futura rivendita. La ratio è trasparente: lasciarlo maturare in un contesto europeo competitivo, preservando però una «leva» per riportarlo a casa al momento opportuno. È esattamente ciò che oggi sta accadendo. I numeri raccontano il salto di qualità: tra campionato, Champions e Coppa nazionale, 37 presenze, 7 gol e 4 assist complessivi nel corso della stagione fin qui, con un picco di rendimento tra dicembre e gennaio. In Champions League il suo impatto è stato tangibile: 8 presenze, 2 gol e 2 assist, percentuale di passaggi riusciti 86,5% e dati atletici/progressioni coerenti con un interno moderno che sa rifinire e ribaltare l’azione. Prestazioni che hanno corroborato la qualificazione del Club Brugge al playoff della massima competizione europea contro l’Atlético Madrid in calendario tra il 18 e il 24 febbraio 2026.
DA MESI PROTAGONISTA
Il riconoscimento popolare e interno è arrivato a ondate: Player of the Month a dicembre 2025 e ancora a gennaio 2026 con una percentuale plebiscitaria dell’81% nelle votazioni dei tifosi. In mezzo, due «Man of the Match» certificati, contro Olympique Marsiglia in Champions e contro lo Zulte Waregem in Jupiler Pro League, e uno score mensile da 6 contributi decisivi (tra gol e assist) sulle partite che contano. Segnali non solo statistici, ma di centralità tecnica e mentale in un Club Brugge che ha trovato in lui uno snodo di possesso e spinta. Il dossier Stankovic è da settimane sui tavoli di più club europei di prima fascia, tra Premier League e Bundesliga, ma il boccino resta saldamente in mano all’Inter grazie al diritto di recompra. Si è scritto di sondaggi o interesse di Chelsea, Arsenal, Borussia Dortmund, e perfino di una suggestione Tottenham: voci e ricostruzioni che confermano una cosa sola, il valore creato dal ragazzo in pochi mesi di Belgio. Con un dettaglio che cambia la grammatica delle trattative: se il club nerazzurro decide di riacquistarlo a 23 milioni nell’estate 2026, la presunta asta si spegne sulla carta. A quel punto, semmai, si aprirebbe una seconda finestra decisionale: integrazione immediata o cessione con plusvalenza, se arrivasse un’offerta superiore (le valutazioni oscillano già tra 35 e 40 milioni). Prudenza d’obbligo sui numeri, ma i margini ci sono tutti.
COSA VEDE L'INTER IN STANKOVIC
Dentro il 3-5-2/3-4-2-1 che Chivu ha declinato con principi di aggressività alta, riaggressione e qualità nelle «uscite pulite», Stankovic porta quattro elementi chiave: 1) Progressione in conduzione e passaggi verticali: i dati UEFA sui passaggi in zona di rifinitura confermano l’attitudine a spingere il gioco oltre la prima pressione. È un interno che non si limita alla circolazione orizzontale. 2) Timing d’inserimento: i 7 gol stagionali non sono un caso; la lettura dello spazio tra mezzala e trequarti lo rende pericoloso sul secondo tempo d’azione. 3) Fisicità pulita: percentuali di duelli e volumi di corsa compatibili con il campionato italiano, dove l’impatto senza palla resta discriminante. I numeri interni del Club Brugge certificano solidità e disciplina (pochi cartellini, recuperi palla mirati). 4) Polivalenza: può agire da mezzala di palleggio, da interno a due con compiti di uscita, o da «falso play» in dinamismo accanto a un regista più posizionale. Tradotto: un profilo che amplia le soluzioni di rotazione, soprattutto in un’Inter che in estate dovrà ragionare sulle situazioni Mkhitaryan (possibile rinnovo), Calhanoglu e Frattesi (non incedibili a prescindere, in presenza di offerte congrue).
PERCHÈ L'INTER PUÒ PERMETTERSI QUESTA MOSSA
Il contesto proprietario conta: la gestione Oaktree ha ribadito a più riprese l’obiettivo di mantenere stabilità operativa e competitività sportiva, creando margini anche per operazioni di prospettiva. Il progetto Stankovic è, sotto questo profilo, quasi scolastico: costo certo, ritorno potenziale alto su due direttrici, campo e mercato, e allineamento con l’identità tecnica di Chivu. Se poi in estate dovesse materializzarsi l’opportunità di un colpo mediatico su un talento di peso, l’asse tra Viale della Liberazione e Los Angeles (quartier generale di Oaktree) avrebbe già definito perimetri e priorità: sostenibilità, plusvalenza tecnica, identità.
CONCLUSIONE: UN PIANO, NON UN AZZARDO
Alla fine, quella cartellina blu racconta una cosa semplice: non c’è furore d’asta, ma metodo. Aleksandar Stankovic non è solo il «figlio d’arte» che piace all’algoritmo: è un interno moderno che ha messo in fila numeri convincenti, riconoscimenti pubblici e una crescita leggibile anche per chi non ama gli spreadsheet. L’Inter può riportarlo a casa a un prezzo fissato, senza sbilanciare i conti, e affidarlo a un allenatore, Cristian Chivu, che ne conosce corde e limiti. Intorno, si muoveranno i tasselli: Vicario in cima alla lista per la porta, il capitolo Dumfries da presidiare con attenzione, Massolin già pronto a bussare alla Pinetina in estate, e, chissà, un colpo mediatico se il mercato disegnerà l’occasione giusta. Non è poco, in un calcio che spesso scambia il rumore per il progetto. Qui, il progetto c’è. E il filo d’oro che lo tiene insieme porta un cognome che a San Siro conoscono bene: Stankovic.