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Serie C

Il portiere che sa fare gol respinge un rigore e nel finale blinda la vittoria: «Determinante l'ultima parata»

Un epilogo di nervi, un tiro dal dischetto studiato ma non decisivo, una squadra che non molla mai: così la capolista espugna lo storico stadio

VICENZA SERIE C - RICCARDO GAGNO

VICENZA SERIE C - Riccardo Gagno, portiere classe 1997, nel campionato in corso 26 partite in maglia biancorossa

All’ultimo respiro, quando lo stadio «Silvio Piola» trattiene il fiato e l’inerzia sembra poter girare di nuovo, Riccardo Gagno inchioda sul primo palo un tiro angolato di Burruano. Non è il rigore parato a Comi a cambiare la storia della serata: è quell’ultima mano, piena e disperata, a chiudere la porta e a consegnare al Vicenza un successo da gruppo maturo. Il paradosso è che proprio il protagonista lo dice a caldo: la sua parata «più determinante» non è stata sul dischetto. E in quell’ammissione c’è tutta la nuova, cruda identità del Lane di Fabio Gallo: studio, carattere, un filo di sana cattiveria, ma soprattutto lucidità nei momenti che contano.

IL CONTESTO: UNA CAPOLISTA CHE SA SOFFRIRE
La trasferta di Vercelli doveva dire molto sullo stato di salute della capolista del Girone A. Lo ha fatto, con la crudezza dei numeri e la forza degli episodi. Il Vicenza centra un 1-2 pesantissimo che consolida un vantaggio in classifica molto ampio, addirittura di +16 sulla prima inseguitrice al termine del turno dell’11 febbraio 2026, segnale di un campionato fin qui autoritario. Ma il risultato non racconta tutto. Perché sullo 0-0, a metà ripresa, la gara prende una piega potenzialmente velenosa: contatto in area tra Sandon e Coccolo, maglia tirata, rigore «solare» per la Pro Vercelli. Sul dischetto va Comi: tiro rasoterra, non irresistibile, e intervento di Gagno. Non è uno scatto d’istinto casuale: è il frutto di un lavoro preparato, che il portiere dettagliava proprio nel post-partita ricordando come i rigori vengano «studiati sempre» assieme allo staff. Ma, parole sue, la parata che pesa davvero arriverà più tardi.

LA PARTITA DENTRO I DETTAGLI: 3 FIAMMATE
Dopo l’episodio dal dischetto, il match si apre come una diga. Il Vicenza colpisce con Loris Zonta attorno al minuto 74’; la Pro reagisce subito con Jean‑Guy Akpa Akpro circa un giro di lancette dopo; poi la firma che decide: Nicola Rauti trova il varco buono nei minuti finali (intorno al 41’ st, quindi circa all’86’), con un destro che brucia Livieri sul primo palo. Nel convulso recupero, ecco la scena che resterà: Burruano carica il sinistro della speranza, Gagno risponde ancora e blinda la vittoria. Tre colpi, una corazza. E un filo rosso: ogni volta che il Lane viene punto, reagisce con qualcosa in più.

LE GERARCHIE DI UN PORTIERE CHE RAGIONA
A fine gara Gagno sorprende per franchezza: «La parata nel finale è stata più determinante rispetto al rigore». Non è una boutade. È una chiave interpretativa per capire il ruolo moderno del portiere: non basta l’episodio simbolo, come neutralizzare un penalty; serve incidere nei momenti a leva, quando la partita pesa di più. Da qui la distinzione, tecnica e mentale: 1) Il rigore è «preparato»: si studiano abitudini, piedi forti e traiettorie dei battitori, si rivedono clip, si immaginano scenari. È un lavoro di processo, con lo staff. 2) La parata in corsa, a freddo, nel traffico dell’area e con il cronometro impietoso, è «decisione pura»: lettura della postura, valutazione della distanza, corsa della palla, angolo corto da chiudere. È un atto di presenza. È questo che Gagno ha voluto sottolineare, riconoscendo al tempo stesso che «il rigore c’era» e che sul gol subito c’è stato «un mix tra disattenzione e sfortuna». Una lucidità che non assolve, ma organizza: quando sbagli, lo dici; quando serve una mano in più, la metti.

DAL MODENA AL VICENZA, IL CURRICULUM
Per capire la statura del personaggio bisogna tornare indietro. Riccardo Gagno, classe 1997, ha costruito la propria reputazione al Modena, dove in 6 stagioni ha messo insieme quasi 200 presenze, una promozione e, dettaglio che fa il giro del mondo, un gol decisivo da porta a porta nell’aprile 2022 contro l’Imolese, prodezza da highlights globali. Nell’estate 2025 il passaggio al Vicenza chiude un ciclo e ne apre un altro: nei primi mesi in biancorosso, le sue uscite coraggiose e la freddezza sui palloni «caldi» diventano firma riconoscibile, con serate, come il pari di Trento nell’ottobre 2025, in cui le sue mani fanno “punto” da sole. È la traiettoria di un portiere che unisce dimensione acrobatica e compostezza.

CATTIVERIA E CATTIVERIA, NON SLOGAN MA COMPORTAMENTI
Quando Gagno dice che la squadra ha dimostrato «carattere e cattiveria anche quando va sotto», prende di petto due parole spesso abusate e le cala in concreto: 1) «Carattere» è non scomporsi dopo l’episodio del rigore; accettare l’onda emotiva senza smarrire la traccia tattica; continuare a pressare le uscite dei terzini, come da piano. 2) «Cattiveria» è giocare in verticale quando si apre il corridoio; aggredire la seconda palla; andare a chiudere il primo palo sul tiro di Rauti; sporcarsi su ogni duello nell’ultimo quarto d’ora. Questo Vicenza ha imparato a cambiare marcia dentro la partita: a Vercelli segna, subisce, reagisce e poi difende con mestiere. È la grammatica delle squadre «lunghe» che vogliono stare in alto fino a maggio: non solo gestione, ma accettazione del caos quando serve.

UN EPISODIO CHE EDUCA
C’è poi un aspetto di cultura sportiva che vale la pena sottolineare: Gagno non entra in polemiche, anzi, riconosce che il rigore concesso alla Pro «c’era». È un dettaglio che sposta il discorso sulle responsabilità tecniche (il trascinamento di maglia) e non su presunti torti arbitrali. Una presa di posizione che fa bene al calcio e che, allo stesso tempo, alza l’asticella interna: gli errori si accettano, si correggono e non si rivestono di alibi. Così si cresce. In fondo, la serata di Vercelli lascia un teorema sintetico e utile per chi ama il ruolo del portiere: 1) Studiare un rigore è necessario; 2) Parare un rigore è importante; 3) Ma «determinare» una vittoria è altro: è esserci nell’istante esatto in cui la partita chiede il conto. A quella domanda, tra l’86’ e il recupero, ha risposto Riccardo Gagno. Con una mano che pesa come un gol. Con una squadra che, accanto a lui, ha mostrato esattamente ciò che serviva: carattere, cattiveria, e una sorprendente normalità nel fare cose difficili.

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