Premier League
12 Febbraio 2026
Alex Jimenez durante l'esperienza in rossonero
Tutto, simbolicamente, cambia in una sera di pioggia al Vitality Stadium. È il 24 gennaio 2026, il Bournemouth affronta il Liverpool e Jiménez trova il suo primo gol in Premier League con un inserimento perfetto, concluso con un destro che sorprende Alisson. Una rete pesante nella partita, ma anche il momento in cui il suo futuro prende una direzione definitiva. Da quel giorno, il riscatto non appare più come un’eventualità, ma come una formalità da completare.
Ora è ufficiale: il AFC Bournemouth ha esercitato il diritto (diventato obbligo al raggiungimento di determinate condizioni) e ha acquistato a titolo definitivo il terzino spagnolo dal AC Milan. Jiménez ha firmato un contratto fino a giugno 2031, segnale di fiducia e investimento a lungo termine.
Dietro l’operazione ci sono cifre importanti. La base fissa dell’accordo oscilla tra i 18,5 e i 19,5 milioni di euro, con bonus potenziali che possono portare il totale verso quota 25 milioni. Le leggere differenze tra le stime dipendono dalla struttura dell’accordo — prestito iniziale, obbligo condizionato, bonus legati a presenze o risultati — ma la sostanza è chiara: si tratta di un investimento significativo per un classe 2005 che in pochi mesi si è trasformato da prospetto interessante a titolare affidabile in Premier League.
La chiave dell’operazione, però, non è solo inglese o italiana. C’è anche Madrid. Quando il Milan acquistò Jiménez dal Real Madrid CF nell’estate 2024, il club spagnolo si tutelò mantenendo il 50% sulla futura rivendita. Questo significa che una parte consistente dell’incasso rossonero viene condivisa con i blancos. È il modello “La Fábrica”: lasciare andare un talento quando lo spazio è ridotto, ma proteggersi economicamente nel caso in cui esploda altrove.
Per il Milan, comunque, l’operazione resta positiva. Almeno per quel che riguarda i conti. Il club aveva creduto nel ragazzo, lo aveva portato a titolo definitivo a Milano e poi, valutando la concorrenza sulla fascia destra e la necessità per il giocatore di avere continuità, aveva scelto la via del prestito al Bournemouth il 1° settembre 2025. Un prestito strutturato in modo intelligente: remunerativo subito e con un obbligo di riscatto legato alle presenze. Se Jiménez avesse trovato poco spazio, sarebbe tornato. Invece ha giocato, e tanto. Superata la soglia prevista — tra titolarità e minutaggi — l’obbligo è scattato automaticamente.
Dal punto di vista tecnico, la crescita è stata evidente. Con Andoni Iraola, Jiménez è diventato un esterno moderno, capace di spingere alto, attaccare l’half-space, pressare con aggressività e coprire ampie porzioni di campo in transizione difensiva. Non è più soltanto un giovane di talento: è un giocatore di sistema, funzionale e già determinante in un campionato esigente come la Premier League. Per il Bournemouth, il significato è chiaro: blindare fino al 2031 un ventenne già pronto, con margini di ulteriore crescita, diluendo l’investimento nel tempo e costruendo continuità tecnica. Per il Milan, significa generare liquidità e plusvalenza, confermando una linea strategica precisa: investire su profili giovani, valorizzarli e, quando le condizioni sono favorevoli, monetizzare per reinvestire. Per il Real Madrid, è l’ennesima dimostrazione di un modello che consente di capitalizzare il lavoro del vivaio anche a distanza di anni. Questa vicenda racconta soprattutto una verità semplice: per un talento di vent’anni, il tempo di gioco è il vero moltiplicatore di valore. Ma se Jimenez è riuscito ad affermarsi in Premier, non avrebbe meritato fiducia e continuità anche in Serie A?