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Serie A

La stella del Milan scalpita per tornare, la squadra ha tremendamente bisogno di lui per rincorrere il sogno

L’americano torna in gruppo, un rientro gestito con prudenza e i numeri stagionali raccontano il suo peso specifico in attacco

MILAN SERIE A - CHRISTIAN PULISIC

MILAN SERIE A - Christian Pulisic, attaccante classe 1998, nella stagione in corso con i rossoneri conta 16 presenze e 8 gol in campionato

La quiete irreale di Milanello alle prime ore del mattino, i cancelli socchiusi, il rumore secco dei tacchetti sull’asfalto bagnato. In mezzo al silenzio, una figura che accelera e rallenta con metodo: è Christian Pulisic, che prova la progressione «giusta», quella che non pizzica l’inguine e non risveglia la fastidiosa infiammazione all’ileopsoas. Il cronometro segna ripetute regolari, i fisioterapisti prendono appunti. È l’immagine più significativa della settimana rossonera: la ripartenza del numero 11, attesa dai tifosi e maneggiata con cura dallo staff di Massimiliano Allegri. Domani è venerdì 13 febbraio 2026, c’è Pisa–Milan: l’americano vuole esserci, il tecnico pure, ma senza forzare. Il conto alla rovescia è doppio: quello del giocatore, che cerca il campo, e quello dell’allenatore, che valuta tempi, rischi e benefici.

IL RITORNO: DAL LAVORO PERSONALIZZATO AL RIENTRO IN GRUPPO
Per l’americano è stata una settimana di passaggi graduali. Dopo giorni di esercizi a parte per smaltire la borsite all’ileopsoas, l’infiammazione della sacca sierosa che scorre tra muscolo e strutture vicine, Pulisic ha ripreso a spingere, prima in solitaria, poi con inserimenti controllati in gruppo. Da Milanello sono filtrate due coordinate nette: prudenza e progressione. Le ultime indicazioni confermano che l’ex Chelsea e Borussia Dortmund ha rialzato il livello, con sessioni ancora differenziate fino a metà settimana e l’obiettivo concreto di rientrare nella lista dei convocati per la trasferta in Toscana. La tabella parla chiaro: evitare ricadute adesso vale più di qualche minuto in più a Pisa. Per questo, allo stato attuale, resta più probabile una gestione «soft»: convocazione sì, minutaggio calibrato, titolarità da congelare a decisione dell’ultima ora.

L'INFORTUNIO SPIEGATO SEMPLICE
La borsite dell’ileopsoas è una noia subdola: non è una lesione muscolare classica, ma un’irritazione che limita l’ampiezza del passo e i cambi di direzione. Per un esterno come Pulisic, che vive di scatti brevi, finte e tagli verso l’interno, ogni frizione si traduce in una perdita di incisività e in un rischio di compensazioni muscolari potenzialmente pericolose. La cura, nel calcio d’élite, è quasi sempre la medesima: terapia fisica mirata, gradualità nei carichi, test funzionali ripetuti e, soprattutto, pazienza. È la rotta seguita a Milanello negli ultimi 10–12 giorni, con una ripresa in due tempi: corsa e lavoro di forza a secco, poi rientro progressivo con il gruppo.

LE SCELTE DI ALLEGRI: GESTIONE E STRATEGIA
Il dato «politico» della settimana è altrettanto chiaro: Massimiliano Allegri non intende trasformare il rientro di Pulisic in un azzardo. Il tecnico ha più volte mostrato di prediligere la gestione delle energie sulla lunga distanza, soprattutto quando si tratta dei suoi terminali offensivi più esplosivi, e la sfida di venerdì 13 alla Cetilar Arena può diventare il contesto ideale per un impiego dalla panchina. L’idea è semplice e, al tempo stesso, strategica: consolidare la crescita di Rafael Leão, tornato in gruppo e in ripresa, e calibrare i minuti dell’americano nella ripresa, dove la sua capacità di attaccare l’uomo e rifinire tra le linee può spaccare un match che si preannuncia più ostico di quanto dica la classifica.

PULISIC, I NUMERI CHE CONTANO: UN RIENTRO CHE PESA
Lo dicono i dati e lo confermano le partite: quando Pulisic sta bene, il Milan alza il proprio indice di pericolosità. In questa stagione di Serie A 2025-2026, l’americano ha già inciso con 8 gol e 2 assist in campionato, numeri che diventano «doppia cifra» considerando anche la Coppa Italia. La particolarità? L’efficienza. A fronte di un minutaggio ridotto, complici gli stop fisici, la sua conversione al tiro è rimasta altissima, con percentuali da «cecchino» che hanno trascinato i rossoneri soprattutto nella fase d’avvio di stagione. Alcune rilevazioni statistiche hanno messo in risalto un dato quasi controintuitivo: Pulisic ha prodotto un gol ogni manciata di conclusioni nello specchio, mantenendo una qualità di selezione del tiro rara per un esterno. Tradotto: meno tiri forzati, più scelte pulite, più gol. Sotto il profilo delle presenze, gli stop hanno reso il bilancio più discontinuo nella parte centrale dell’annata: una quota significativa di gare saltate tra gennaio e inizio febbraio non cancella, però, l’impatto nei primi quattro mesi, quando l’americano aveva trainato la fase realizzativa insieme a Rafael Leão.

PISA-MILAN, UN'IPOTESI PANCHINA DI BUON SENSO
Andare a Pisa per inaugurare la 25ª giornata presenta almeno tre gradi di difficoltà: la dimensione dello stadio, l’inerzia emotiva di una neopromossa in cerca di punti, e l’assetto tattico dei nerazzurri, che in casa tendono a chiudere le linee interne e a costringere gli avversari a cercare ampiezza e cross. In questo scenario, la gestione di Pulisic dalla panchina non è un «ridimensionamento», ma un moltiplicatore di soluzioni: 1) Se la partita si incanala su ritmi bassi, l’americano può spaccare l’ultimo terzo di gara con uno-contro-uno e ricezioni tra le linee. 2) Se il Milan ha bisogno di rifinitura pulita, Pulisic può agire da «connessione» tra la corsia destra e il mezzo spazio, dove ha dimostrato di saper rifinire di prima con grande sensibilità. 3) In caso di vantaggio, il suo ingresso può anche servire per consolidare il palleggio alto, allentando la pressione con conduzioni difensive-diagonali che fanno scorrere il cronometro lontano dall’area di Mike Maignan.

CONCLUSIONE: SCELTA SAGGIA PER OBIETTIVO GRANDE
L’istinto suggerirebbe di correre e prendersi subito la scena. La realtà, però, premia la gestione: convocazione probabile, minutaggio da valutare, niente forzature. A Pisa, il Milan avrà bisogno di lucidità negli ultimi 30 minuti: è in quel perimetro che Pulisic può davvero fare la differenza senza presentare il conto al proprio fisico. Il resto è il film di una stagione che chiede a tutti i big di esserci nel momento che pesa. Per Christian Pulisic, quel momento sembra tornato. Con una regola non scritta ma inderogabile: prima la salute, poi lo spettacolo. Se la rotta resterà questa, l’americano tornerà presto a muovere la partita con la naturalezza dei mesi migliori. E allora, più che un ritorno, sarà un riavvio.

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