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13 Febbraio 2026
Da Frank all’interregno Tudor (Attribution 4.0 International - Heute.at)
C’è una porta che sbatte negli spogliatoi del Tottenham Hotspur Stadium dopo il ko con il Newcastle, gli spalti che mormorano e un silenzio che pesa più del ferro. A spezzarlo, due parole nette: “change now”. Il “cambio” è arrivato: il Tottenham ha esonerato Thomas Frank l’11 febbraio 2026, con la squadra al sedicesimo posto e appena cinque punti di margine sulla zona retrocessione. E ora, a poche ore dal fischio d’inizio del rettilineo decisivo della stagione, gli Spurs hanno scelto una via d’emergenza: Igor Tudor è a un passo dalla panchina come allenatore ad interim fino a giugno. Non un nome da copertina, ma un profilo capace di raddrizzare le stagioni in corsa. E, soprattutto, un segnale chiaro: serve ordine, serve identità, serve un ponte verso l’estate.
Il progetto partito a giugno 2025 con l’arrivo di Thomas Frank – reduce dagli anni di costruzione al Brentford – si è arenato in meno di una stagione. I fatti sono duri: eliminato ogni alibi, la curva dei risultati s’è piegata verso il basso con una serie di prestazioni opache, due vittorie nelle ultime diciassette di Premier e l’1-2 interno con il Newcastle come punto di non ritorno. Le contestazioni, i cori, poi il comunicato del club: “è necessario un cambiamento”. Una decisione assunta alla luce di una classifica che preoccupa e di un calendario che non offre tregua.
Le attenuanti? Non mancano. Frank ha gestito per settimane un’emergenza infortuni senza precedenti, con la rosa ridotta all’osso e scelte forzate tra campionato ed Europa. Nelle sue stesse parole, a metà gennaio, “11 giocatori di movimento disponibili” per una gara di Champions. E nel weekend precedente al congedo, a Old Trafford, oltre un’ora in dieci per il rosso a Cristian Romero. Ma i numeri hanno schiacciato il dibattito: quando la china si fa troppo ripida, in Premier League il margine d’errore diventa zero.
Il piano del Tottenham è pragmatico: affidare il gruppo a Igor Tudor fino a giugno 2026 per drenare la crisi, poi scegliere con calma il progetto definitivo. Le parti hanno raggiunto un’intesa di massima: accordo verbale, ultimi dettagli da limare, debutto atteso subito dopo il weekend di pausa. La prima, con ogni probabilità, sarà il North London Derby del 22 febbraio contro l’Arsenal: una montagna da scalare, ma anche un palco perfetto per dare una scossa.
Chi è, oggi, Tudor? Un tecnico di campo, essenziale, abituato a mettere mano rapida all’identità collettiva. Negli ultimi due anni ha attraversato panchine ad alta tensione – Lazio nella primavera 2024, quindi Juventus dal marzo 2025 – lasciando un tratto riconoscibile: pressione alta coraggiosa, linee corte, ricerca di verticalità immediata. A Torino ha chiuso il 2024-25 al quarto posto riportando i bianconeri in Champions, prima di pagare in autunno 2025 un avvio di stagione negativo e chiudere l’esperienza. Un profilo segnato da salite ripide e discese brusche, ma proprio per questo allenato all’urgenza. E l’urgenza è esattamente ciò che chiede il Tottenham.
Attorno alla panchina degli Spurs si è stretta in fretta la solita giostra di nomi. Dall’evergreen Mauricio Pochettino – impegnato con la nazionale degli Stati Uniti fino al Mondiale estivo – a Roberto De Zerbi, passando per profili “tedeschi” come Marco Rose ed ex Bundesliga. Nelle ultime ore, però, gli addetti ai lavori inglesi convergono: per l’immediato si va su Tudor, battendo proprio la concorrenza di De Zerbi e del “grande ex” Pochettino per il ruolo ad interim. Indizio forte di una strategia a due tempi: mettere in sicurezza la stagione adesso, tenersi liberi in estate.
Non c’è – al momento – un “contratto della vita” sul tavolo: si parla di incarico fino a fine stagione, con valutazione a consuntivo. La priorità, nelle prossime settimane, sarà l’aria di classifica. Gli Spurs non possono permettersi romanticismi: servono punti, subito.
La fotografia della graduatoria è spietata: sedicesimi, con cinque lunghezze di vantaggio sulla terzultima e la necessità di invertire la rotta subito. All’orizzonte, l’Arsenal il 22 febbraio: partita che vale più di tre punti, perché tocca nervi scoperti e identità cittadina. Non la cornice più morbida per iniziare, ma anche un’arma psicologica: niente batte, a livello emotivo, un derby vinto all’esordio. Subito dopo, tournée di scontri “pesanti” contro concorrenti dirette e gare da non steccare. In mezzo, la Champions con il suo consumo di energie. La missione è semplice da dire e complessa da eseguire: stabilizzare, sommare, respirare.
La scelta dell’interim non è un ripiego: è una decisione politica. La Premier ha insegnato che spesso la bacchetta magica non esiste; forzare una “rifondazione” a febbraio rischia di bruciare sia l’allenatore sia il club. Tudor è un profilo abituato al “subentro” – l’ha fatto a Lazio e Juventus – e porta in dote un bagaglio che può reggere l’urto: pragmatismo, gestione dell’ansia da risultato, allenamenti orientati alla reattività. Il Tottenham, nel frattempo, tiene aperta la finestra più ampia dei grandi manovratori d’estate: Pochettino se si libererà dopo il Mondiale con gli USA, De Zerbi, altri tecnici oggi sotto contratto. In altre parole: non chiudere opzioni oggi per ritrovarsi più forti domani.
L’ultimo capitolo italiano di Tudor è un promemoria doppio. La luce: subentrato a marzo 2025, ha guidato la Juventus a una rimonta fino al quarto posto e alla Champions, rimettendo in linea una squadra senza bussola. L’ombra: nell’autunno successivo, complici un calendario brutale, una squadra in flessione e un’identità non pienamente assimilata, il rendimento è caduto e l’esperienza si è chiusa il 27 ottobre 2025. In sintesi: nel breve periodo sa incidere, ma la tenuta sul medio-lungo dipende dal contesto e dalla qualità dell’organico. È esattamente la fotografia dello scenario che lo attende a Londra.
Igor Tudor entra in una stanza piena di spine: classifica, infortuni, morale. Ma entra con un compito chiaro e con un contratto “a tempo”: togliere la squadra dal pantano e restituire agli Spurs una base su cui costruire l’estate. Se ci riuscirà, non sarà soltanto un traghettatore. Sarà l’uomo che ha ricordato a Londra nord una verità elementare del calcio inglese: quando la casa brucia, prima si spegne l’incendio, poi si rifà la facciata. E per spegnerlo servono idee chiare, nervi saldi e risultati immediati. Tre cose che il tecnico croato, nel bene e nel male, non ha mai avuto paura di inseguire.
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