Serie C
13 Febbraio 2026
VIRTUS VERONA SERIE C - Hachim Mastour, centrocampista offensivo classe 1998, nella stagione in corso conta 9 presenze in campionato e un gettone in Coppa (foto FB Virtus Verona)
La sera dell’11 febbraio 2026, al Gavagnin‑Nocini, gli applausi arrivano dopo un recupero a centrocampo: niente veroniche da highlights, solo un contrasto vinto, il pallone giocato semplice e la squadra che risale il campo. È un fotogramma minimo, ma racconta bene la nuova vita di Hachim Mastour: a 27 anni, l’ex «bambino d’oro» del Milan che il mondo conosceva per i video su YouTube oggi prova a guadagnarsi centimetri di campo e fiducia con la Virtus Verona in Serie C Girone A. Contratto fino al 30 giugno 2026 (con opzione), zona playout e una rincorsa che non concede sconti. La favola mediatica ha lasciato spazio al mestiere. E, per la prima volta dopo tanto tempo, questo sembra un buon segno.
DAL MITO ALLA CONTA DEI PUNTI: IL CONTESTO VIRTUS VERONA
Quando il calcio si misura a freddo, contano i numeri. Dopo 26 giornate, la Virtus Verona è al 18° posto con 19 punti: 3 vittorie, 10 pareggi e 13 sconfitte, differenza reti -14. Una posizione che obbliga a guardarsi le spalle e a pensare, prima di tutto, alla sopravvivenza sportiva. L’ultimo turno, l’11 febbraio 2026, ha detto ancora sofferenza: sconfitta in trasferta contro l’Union Brescia. È la realtà della Virtus oggi: un margine stretto, partite sporche, un obiettivo chiaro. Salvarsi. Anche ai play out qualora fosse necessario, dal momento che la salvezza diretta non è vicinissima.
LA FIRMA E IL MESSAGGIO: «VOGLIO METTERMI IN GIOCO»
Il 27 giugno 2025 l’annuncio diventa ufficiale: Mastour firma con la Virtus Verona. Accordo «fino al 30 giugno 2026 con opzione per la stagione successiva», con la società che attende il transfer internazionale dopo le ultime esperienze all’estero. Le prime parole sono sobrie, quasi programmatiche: «Sono felice di iniziare questo nuovo capitolo… darò il massimo per questa maglia». Scompare la retorica dell’enfant prodige, resta la pragmatica volontà di rimettersi in carreggiata. Se c’era un posto «giusto» per ripartire, è verosimile che fosse questo. La Virtus Verona è più di una squadra: è un laboratorio calcistico‑sociale, nato nel quartiere di Borgo Venezia, con un’identità definita e un allenatore‑presidente che ha fatto scuola. Gigi (Luigi) Fresco, in panchina dal 1982, è il tecnico più longevo del mondo su una stessa panchina professionistica: un record costruito con pazienza, promozioni, ripartenze e un’idea di calcio che sa incastrarsi dentro risorse limitate e ambizioni pratiche. Un unicum italiano, diventato negli anni anche simbolo civico. Qui, «famiglia» non è uno slogan.
L'ANTEFATTO: UNA PROMESSA MONDIALE
Per capire il presente bisogna ricordare l’inizio. A 14 anni il Milan investe circa 500.000 euro per strapparlo alla Reggiana. È la stagione delle etichette pesanti: fantasista capace di giocare tra le linee, paragoni illustri, la panchina in Serie A con Clarence Seedorf a fine 2013‑2014, l’aura da star globale alimentata dai video virali. Nel 2014 i grandi media internazionali lo inseriscono tra i giovani più promettenti d’Europa; a 16 anni e 363 giorni debutta con il Marocco diventandone il più giovane esordiente di sempre. Quel passo, simbolico e fragilissimo, fotografa la traiettoria: aspettative altissime, struttura ancora in costruzione. Poi arriva la realtà del calcio dei grandi. Nell’estate 2015 il prestito biennale al Málaga resta quasi solo un titolo: problemi burocratici, tanta panchina, 5 minuti complessivi in Liga, rientro anticipato al Milan nel luglio 2016. Seguono il passaggio al PEC Zwolle, l’esperienza al Lamia in Grecia, il ritorno in Italia con Reggina e Carpi, quindi la parentesi marocchina con Renaissance Zemamra (promozione in prima serie) e Union Touarga. La parabola è chiara: dal proscenio mediatico al bisogno di sentirsi utile in campo.
IL BIVIO PSICOLOGICO
Nel 2025 Mastour racconta, in un’intervista di grande impatto, il «lato oscuro» di quella precocità: la sensazione di essere diventato un prodotto più che un calciatore, il peso della pressione e passaggi di fragilità che l’hanno portato persino a pensieri estremi. Il calcio, però, resta rifugio e scopo. Arriva così la scelta di Verona: contesto protetto, tecnico che conosce la gestione degli equilibri umani, obiettivo concreto. Non un palcoscenico, ma un cantiere. Che cosa significa, tecnicamente, «ripartire» qui? La Serie C è il campionato dell’intensità, dei duelli, dei dettagli nelle seconde palle. Lì Mastour deve produrre cose semplici e utili: ricezioni tra le linee, primo controllo orientato, giocate a due tocchi per dare tempi all’uscita, qualche strappo quando serve. Il numero 11 sulla schiena è un richiamo poetico; la sostanza, oggi, è in alcune presenze da cui ricavare ritmo e fiducia, con punte di brillantezza (come una recente valutazione positiva in trasferta a Belluno). Il margine resta aperto, ma la curva, anche atletica, va costruita partita per partita. Nel frattempo, il quadro di classifica non ammette distrazioni: per mantenersi in zona playout senza scivolare nella trappola della retrocessione diretta, servono punti immediati.
OLTRE L'ETICHETTA: CHE GIOCATORI (OGGI) MASTOUR
Le doti non sono mai state in discussione: primo controllo, 1 contro 1 nello stretto, capacità di rifinire. Il punto è la continuità, la scelta della giocata, la tenuta mentale e fisica dentro gare «per adulti». Il percorso di questi anni lo ha costretto a ricalibrare l’ego tecnico sul bisogno della squadra: a Reggio Calabria, a Carpi, poi in Marocco, fino alla promozione con il Renaissance Zemamra, ha conosciuto un calcio lontano dai riflettori ma utile per fare esperienza vera. A Verona il compito è diventare affidabile. Un compito, non un hashtag. C’è anche un piano umano che merita spazio. Nella conferenza di presentazione, Mastour ha parlato poco di passato e molto di miglioramento quotidiano. Ha accennato alla depressione, alla necessità di circondarsi delle persone giuste, alla voglia di allenarsi bene. Parole semplici, importanti. Il contesto Virtus, per storia, cultura e guida tecnica, sembra fatto apposta per sostenerle. A patto che la rotta tecnica, settimana dopo settimana, diventi sempre più chiara.
EPILOGO, L'ARTE DEL PASSO CORTO
C’è un paradosso elegante nelle storie di calcio come questa. Per Mastour, la via più rapida per ritrovare il tempo perduto è fare ogni cosa a piccoli passi: il controllo giusto, la scelta semplice, la pressione sul portatore avversario al minuto 85. Se, in mezzo, dovesse arrivare anche una giocata da copertina, nessuno si lamenterà. Ma la salvezza, e un nuovo equilibrio, si costruiscono così: un passaggio alla volta.
Attualità e cultura Ultime news