Serie C
13 Febbraio 2026
PRO PATRIA SERIE C - Francesco Bolzoni, ha interrotto la serie nera di 7 sconfitte di fila con 4 punti nelle ultime 2 partite
La scena resta negli occhi: minuti iniziali della ripresa, cross tagliato, inserimento sul secondo palo, colpo di testa secco e lo «Speroni» che esplode dopo un lungo digiuno. Poi, il triplice fischio e quell’urlo, di pancia, di liberazione, di un uomo che ha assorbito il peso di un gruppo scosso: l’urlo di Francesco Bolzoni. La vittoria della Pro Patria per 1-0 sul Cittadella dell’ex «epico» filotto di vittorie non è solo una riga in più in classifica: è una pagina nuova in una stagione segnata da ostacoli, rimonte mancate e una porta che non si chiudeva mai. Nel freddo di Busto Arsizio, l’11 febbraio 2026, i tigrotti rimettono in moto fiducia e orizzonte, riaprono la corsa ai playout e consegnano al loro giovane tecnico il primo successo da Professionista.
UN SUCCESSO CHE VA OLTRE I 3 PUNTI
Ci sono vittorie che si contano e vittorie che si pesano. Questa, per la Pro Patria, pesa. Pesa perché arriva dopo 82 giorni senza sorrisi pieni; perché torna a «sigillare» la porta dopo 108 giorni di vulnerabilità; perché accorcia il distacco dalla zona playout a soli 3 punti, riannodando la relazione con un obiettivo concreto. E pesa perché arriva contro un Cittadella che, nonostante l’ultima flessione, si era segnalato per un impressionante filotto di successi e una reputazione da avversario «serio», organizzato, ruvido al punto giusto. Non era la serata per gli svolazzi: era una partita da interpretare con ordine, aggressività controllata e la capacità di scegliere, nei momenti giusti, l’essenziale. La Pro Patria lo ha fatto. Il match ha un perno cronologico ed emotivo al 49’, quando King Udoh, alla sua quinta rete in stagione e la seconda consecutiva, finalizza sul secondo palo un’azione nata dalla progressione sulla fascia di Renelus: un gesto tecnico pulito, ma soprattutto «giusto» per un contesto tattico che richiedeva tempi di inserimento e convinzione in area. Quel pallone oltre la linea ha prodotto molto più di un vantaggio: ha generato un «clack» mentale, una certezza condivisa. Da lì, la Pro ha difeso con criterio, ha stretto i tempi tra i reparti e ha saputo anche soffrire, come accade nelle serate in cui non conviene fare i romantici.
L'URLO DI BOLZONI: CATARSI E METODO
Alla fine, l’urlo. Non il gesto di circostanza, ma un atto quasi necessario. Lo ha spiegato bene Francesco Bolzoni nel post-partita: era un grido che veniva da lontano, accumulato in mesi difficili, assorbiti dallo staff per alleggerire la squadra. «Il gruppo prima del singolo» non è uno slogan, è una pratica quotidiana che chiede sacrificio e tempo: rivedere «il campo» restituire segnali coerenti dà diritto a un’emozione scomposta, che non va addomesticata. In questo, c’è un merito che non è solo tattico: è la capacità di creare una cornice emotiva in cui i giocatori sentano di poter sbagliare senza paura, ma anche di doversi assumere responsabilità. La chiave raccontata dal tecnico, non solo a caldo, è fatta di lavoro quotidiano, di consapevolezza cresciuta partita dopo partita e di una squadra che impara a «leggere» i momenti, facendo anche correzioni in autonomia durante il gioco. Preparare la strategia è compito dello staff; prendere decisioni nel flusso della partita è dovere di chi è in campo. La Pro Patria contro il Cittadella ha mostrato tracce robuste di questa autonomia.
SCHIRÒ, IL PERNO RITROVATO: QUANDO LA FORMA FISICA LIBERA LA TESTA
Tra le tessere che hanno ricomposto il mosaico, Thomas Schirò. Il centrocampista, citato esplicitamente da Bolzoni, è l’emblema di un recupero che è insieme fisico e tattico. Nel calcio, la lucidità delle scelte emerge quando il corpo «tiene» e consente di eseguire alla stessa velocità con cui si pensa: nelle parole dell’allenatore, Schirò ha semplicemente preso coscienza di essere tornato al suo livello, e da quel momento ha potuto «spingere». A Zanica, nella rimonta da 2-2 in casa dell’AlbinoLeffe, aveva già offerto 40 minuti ad alta intensità; con il Cittadella ha dato continuità, guadagnandosi un ruolo da faro tra le linee di pressione e le uscite del pallone. Non è l’unico segnale incoraggiante: la scelta di valorizzare un concetto chiave, il «gruppo sopra il singolo», ha ridisegnato anche la gerarchia delle responsabilità in mezzo al campo. Con Schirò in condizione, la Pro ha un riferimento per alzare e abbassare il baricentro, per rallentare o accelerare la manovra, per far respirare il reparto arretrato quando serve e per trovare il primo passaggio progressivo dopo il recupero palla. È una risorsa tattica e mentale.
LA LINEA DEL TEMPO: DAL PUNTO DI ZANICA ALLA SCINTILLA CON IL CITTADELLA
1) Il «preludio» è quel punto conquistato a Zanica contro l’AlbinoLeffe: un 2-2 arpionato in 10 uomini che Bolzoni ha definito «pesante» sul piano del morale. Il valore di quel pareggio non stava solo nella classifica, ma nell’idea, interna al gruppo, che la squadra potesse reagire agli eventi avversi, rimettersi in carreggiata, crederci fino alla fine. 2) La vigilia della sfida con il Cittadella è stata corta, appena due giorni di preparazione: tanto lavoro video, molta attenzione all’approccio (i famosi 10-15 minuti iniziali), poi la rifinitura dei principi in campo. Un’agenda ridotta che, però, ha trovato in partita la sua efficacia. 3) La partita con il Cittadella consegna il primo urlo del 2026, la prima vittoria dell’anno e la prima «porta inviolata» dopo 108 giorni: un dato non cosmetico, ma sostanziale in chiave salvezza.
LA SVOLTA DIFENSIVA: LA LEADERSHIP SILENZIOSA DI SALA E LA COMPATTEZZA DI REPARTO
Se c’è un aspetto che racconta la trasformazione della Pro Patria è la ritrovata inviolabilità. Non accadeva da 15 partite ufficiali: un ciclo lungo, troppo lungo per sperare di galleggiare. Contro il Cittadella, la squadra ha protetto l’area con più coraggio e meno esitazioni, ha accorciato con i quinti quando necessario e si è affidata alla personalità di Andrea Sala, «ultimo arrivato» di rientro dopo più di 10 anni, ma rapidamente divenuto fattore, per trasmettere sicurezza. La porta chiusa non è solo statistica: è un segnale strutturale. Significa che la squadra ha ridotto gli spazi tra le linee, ha sporcato le ricezioni interne degli avversari e ha tenuto meglio il corpo a corpo in area. Nelle gare-salvezza, ogni pallone «sporco» vale un punto potenziale, ogni rimpallo deve diventare un pretesto per rilanciare, non un’autodenuncia di fragilità. Anche da qui passa la «svolta».
LA CIFRA UMANA DELLA SQUADRA
C’è un’ultima dimensione, non misurabile ma evidente: la cifra umana. Lo si capisce dagli sguardi in sala stampa, da un settore caldo dello stadio che torna a battere insieme alla squadra, dal tono con cui Bolzoni parla dei suoi «ragazzi». Ha promesso serenità, ha preteso responsabilità. Due linee parallele che spesso, nel calcio, non si incontrano: a Busto, in questa serata di febbraio, hanno trovato un incrocio. La stagione è ancora piena di incognite: la corsa-salvezza resta in salita, e la matematica non farà sconti. Ma ora la Pro Patria ha qualcosa che prima le mancava: un precedente virtuoso recente, un esempio concreto a cui tornare quando arriverà la prossima ondata. La vittoria contro il Cittadella non chiude il cerchio; indica la direzione. E quell’urlo, più di qualsiasi discorso, ricorda che, a volte, l’unico modo di ricominciare è far tacere i dubbi con il suono pieno di un successo necessario.
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