Serie C
13 Febbraio 2026
GUBBIO SERIE C - Amoako Minta, attaccante classe 2005, nella stagione in corso 14 presenze e 2 gol con la maglia del club umbro
L’errore nasce da un retropassaggio pigro, un pallone che scivola via dalla zona sicura e finisce in un corridoio aperto. In un istante, la staticità si spezza: la maglia rossoblù che si stacca dal blocco, l’allungo, il corpo che si proietta nello spazio. In quell’attimo il tempo sembra allargarsi. Amoako Minta, classe 2005, sceglie la soluzione più semplice e più difficile: il controllo che «mangia» metri, il superamento del portiere e quel piatto destro che, piano, accompagna il pallone oltre la linea. Un gesto «normale» eseguito con freddezza fuori scala, all’inizio della ripresa della partita di domenica 8. È il gol che decide Gubbio-Campobasso 1–0, che riaccende il Barbetti e, soprattutto, che restituisce al Gubbio un’arma che mancava da oltre due mesi: la progressione verticale, la minaccia alle spalle, l’idea di profondità. È il gol del rientro di un ragazzo che aveva lasciato il campo per infortunio e che torna, alla prima vera palla utile, per farsi uomo decisivo. Nel dopopartita, non a caso, sarà lui il «man of the match».
IL CONTESTO: UN MATCH IN SALITA
Per almeno 45 minuti, il copione sembra scritto dai molisani: campo occupato con ordine, pressione sulle seconde palle, conclusioni pericolose. Krapikas deve allungarsi più volte, su Magnaghi e Salines, mentre al Gubbio resta la fatica di uscire pulito dalla prima pressione. Lo certificano cronaca e numeri: Campobasso più incisivo nelle occasioni costruite nella prima parte, con 5 tiri nello specchio a fine gara contro i 2 del Gubbio, e una leggera supremazia nel possesso (51% a 49%). Ma il calcio di Serie C, spesso, si decide dove finiscono i metri e dove iniziano i dettagli: all’avvio di ripresa, l’errore di gestione di Celesia apre il varco, La Mantia legge la scena in un colpo d’occhio e serve la verticalità a Minta, che fa il resto. È lo strappo che ribalta inerzia e punteggio. Da lì in avanti, il Gubbio gestisce con lucidità e si affida alle sue certezze difensive: compattezza del blocco, campo corto, raddoppi sulle corsie. Quando il Campobasso alza i giri, ci pensa ancora Krapikas; quando servono i centimetri, entrano in partita la fisicità di La Mantia e l’attenzione di Varone davanti alla linea. Non un assedio, ma una partita che resta viva fino al recupero, con un finale teso e frammentato. Alla sirena, l’1–0 consegna agli umbri un balzo prezioso: quota 29 in classifica, decimo posto e ritorno in zona playoff.
IL «FATTORE MINTA» CAMBIA IL VOLTO AL GUBBIO
Al netto del gol, c’è una parola che racconta Minta meglio di ogni etichetta: «tempi». Il ventenne ghanese sa quando partire e, soprattutto, dove finire la corsa. Non forza la giocata, sceglie la traiettoria utile. La sua lettura sul gol è appunto una questione di tempi: si stacca di un mezzo passo al momento giusto, attacca la profondità su invito del compagno e chiude l’azione con un gesto «piatto» che è sinonimo di lucidità. Tutto questo, tornando titolare dopo più di 2 mesi ai box. Il dato di cronaca (rientro e gol decisivo) e il riconoscimento nel post (migliore in campo) danno la misura dell’impatto. Mimmo Di Carlo, allenatore abituato a valorizzare profili dinamici, trova così un riferimento che consente di alzare il baricentro anche senza aumentare il rischio sulle transizioni subite. C’è di più: Minta è un prestito del Sassuolo fino al 30 giugno 2026 e porta con sé un bagaglio giovanile solido. Nell’ultima stagione in Primavera 1 con i neroverdi ha collezionato, tra campionato e coppe, un volume importante di minuti e una manciata di gol/assist che raccontano soprattutto abitudini: attaccare la porta, leggere gli spazi, lavorare sul primo controllo orientato. È su queste corde che il Gubbio ha deciso di scommettere in estate, quando l’operazione è stata chiusa in sinergia con l’U.S. Sassuolo Calcio.
IL GOL CHE VALE UNA PIETRA ANGOLARE
1) Il momento: 3’ della ripresa, partita ancora bloccata. Un errore in uscita del Campobasso, controllo difettoso e palla scoperta, spalanca la transizione. La Mantia intercetta e serve in profondità; Minta prende il tempo, salta il portiere e appoggia di piatto destro. Semplicità, pulizia, efficacia. È la sequenza che resta nella memoria del Barbetti. 2) Il contesto tattico: il Gubbio aveva faticato a risalire il campo a palla coperta; lo strappo «diretto» restituisce all’azione la linearità che mancava, trasformando un recupero alto in chance ad alta percentuale. In gergo: il «gioco semplice» che diventa «giocata decisiva». 3) Il significato: secondo centro in campionato per Minta e vittoria che pesa doppio, perché arriva contro un avversario che viaggiava davanti in classifica e perché certifica la tenuta mentale di un gruppo che aveva bisogno di un segnale nel proprio stadio. 29 punti, decimo posto, spinta emotiva verso il turno infrasettimanale che gli eugubini poi vinceranno sempre nel recupero battendo la Vis Pesaro questa volta.
CHI È AMOAKO MINTA
Nato in Ghana il 26 ottobre 2005, Amoako Minta arriva in Italia attraverso il lavoro di scouting e relazioni del Sassuolo, club che negli anni ha costruito un canale virtuoso tra settore giovanile e prima squadra. Aggregato alla Primavera 1 a marzo 2024, Minta completa un percorso di ambientamento rapido, con un finale di stagione in crescita e un’annata successiva da titolare quasi fisso. In quella finestra accumula oltre 30 presenze e un bottino tra gol e assist che, numeri alla mano, racconta più l’affidabilità che l’esplosione. È abbastanza per convincere il Gubbio, e in particolare la struttura tecnica societaria, a chiudere l’operazione in prestito fino al 30 giugno 2026. Ci sono aspetti tecnici che saltano all’occhio: 1) progressione sul lungo, con primo controllo aperto verso l’esterno; 2) attacco della profondità «a incrociare» (diagonali che staccano dal centrale lato palla); 3) gestione sobria dell’ultimo tocco (preferenza per il piatto forte, destra). C’è poi un elemento psicologico: l’assenza per infortunio, superiore ai due mesi, che lo ha tenuto lontano dal campo in inverno. Il rientro con gol racconta anche una qualità mentale: non forzare, scegliere l’esecuzione a percentuale alta. È il tipo di crescita che interessa sia al Gubbio, in ottica classifica, sia al Sassuolo, in ottica sviluppo del patrimonio tecnico.
LA TRAIETTORIA: COSA ASPETTARSI (CON PRUDENZA)
Proiettare non significa esagerare. Ma alcune linee di tendenza sono nitide: 1) se la condizione fisica rimane stabile dopo il rientro, Minta può garantire al Gubbio 15–20 gare di impatto da qui a fine stagione, con un contributo diretto in termini di gol e assist che, senza azzardare cifre, potrebbe spostare più di una partita «pari»; 2) l’intesa con La Mantia, uscita palla/attacco dello spazio, ha margini di crescita e può diventare il meccanismo base per scardinare difese che difendono in avanti; 3) la sua gestione delle corse (quando attaccare, quando «passeggiare» per tenere viva la minaccia) è già, per età, un punto sopra la media. Resta il terreno della prudenza: la Serie C è un campionato di contatti, di campi imperfetti, di ritmi intermittenti. Conservare lucidità e salute atletica sarà la vera «partita» di Minta. Ma il primo segnale, rientro, gol, punti, parla benissimo.