Serie C
13 Febbraio 2026
RAVENNA SERIE C - Marco Marchionni era approdato in giallorosso nella scorsa stagione in Serie D a ottobre 2024
Una porta che si chiude con un tonfo secco nel corridoio del «Libero Liberati» racconta più di molte parole. È la sera del 12 febbraio 2026: il Ravenna lascia Terni con un ko 0-2 e un silenzio pesante, il tipo di silenzio che nei corridoi del calcio profuma di decisioni irrevocabili. Dodici ore più tardi, nella mattinata del 13 febbraio 2026, arriva la notizia che ribalta gli equilibri del Girone B di Serie C: l’esonero di Marco Marchionni. Non uno qualsiasi: l’allenatore che ha rimesso i giallorossi sulla mappa, vincendo i playoff e la Coppa Italia di Serie D, e accompagnandoli nel ritorno tra i professionisti. Accanto a lui, escono di scena anche i collaboratori Giuseppe «Pino» Irrera e Daniel Neri. Il comunicato del club è formale, composto, grato. Il tempismo, spiazzante. E i numeri, quelli non sbagliano mai, dicono che l’addio arriva con il 2° posto in classifica e 49 punti in 25 partite. Una mossa forte, che merita di essere letta a mente fredda.
IL PARADOSSO DEI NUMERI
Nel calcio moderno, spesso il «come» pesa quanto, se non più, del «quanto». Il Ravenna di Marchionni aveva costruito una sua identità riconoscibile: squadra proattiva, blocco corto, ricerca della verticalità e valorizzazione dei profili offensivi. Ma qualche scricchiolio nelle ultime settimane si è percepito. Lo stesso tecnico, alla vigilia della sfida di Terni, lo aveva fatto trapelare: «Il risultato di domani ci dirà molto del nostro futuro». Un passaggio che, riletto oggi, sembra quasi un presagio. Nel pre-partita, inoltre, il tecnico sottolineava il tema dei cali nella ripresa e un rendimento esterno in flessione, con la vittoria fuori casa che mancava dal 29 novembre. Segnali che, uniti alle ambizioni societarie, possono aver alimentato la convinzione che occorresse una sterzata prima della fase caldissima del torneo. Eppure, se si allarga il quadro, l’impatto di Marchionni sul ciclo giallorosso resta evidente. Basti pensare che appena 7 mesi fa il club aveva legato il tecnico con un rinnovo biennale fino al 30 giugno 2027, motivato dai risultati ottenuti tra i Dilettanti: Coppa Italia di Serie D, vittoria dei playoff, media punti 2,47. Il presente, invece, racconta di un cambio di rotta. Non una contraddizione, ma la rappresentazione di un calcio che non aspetta e che, a maggior ragione quando annusa la promozione, cerca la spinta decisiva.
SEGNALI TECNICI E PSICOLOGICI
1) Il fattore trasferta. La squadra faticava a riproporre lontano dal «Benelli» la stessa pulizia e aggressività viste in casa: l’ultimo successo esterno datava, appunto, 29 novembre. Non un’eternità, ma abbastanza per piantare un dubbio in vista della volata. 2) I secondi tempi. Lo stesso Marchionni ha riconosciuto un pattern recente: intensità alta nella prima frazione e calo dopo l’intervallo. Una questione fisica, ma anche di gestione emotiva e di «profondità» della panchina, complicata dalle assenze. 3) Le vette del girone. Le parole del tecnico a inizio stagione, «preferisco essere in testa a maggio», fotografavano consapevolezza e al tempo stesso ambizione. Ma il Girone B è stato, ed è, spietato: margini di errore ridotti, duello serrato in vetta e la Ternana tra le candidate dichiarate, come lo stesso allenatore aveva individuato nei mesi scorsi.
COSA LASCIA MARCHIONNI, EREDITÀ E RISULTATI
Ridurre la storia recente del Ravenna a un esonero sarebbe ingeneroso. La cifra di Marco Marchionni è stata quella di un allenatore capace di dare metodo e di valorizzare, in tempi rapidi, un gruppo in transizione. L’identità di gioco costruita nell’ultimo anno e mezzo ha portato in dote un titolo (la Coppa Italia di Serie D), una promozione e un rendimento molto alto nel passaggio tra i dilettanti e il professionismo. Il curriculum del tecnico, già campione di Serie D col Novara nel 2021-2022, esperienze a Foggia e Potenza, aiuta a capire la cifra del suo lavoro: pragmatismo, linee corte, ricerca di soluzioni rapide tra le linee. È un patrimonio tecnico e culturale che il successore troverà e, verosimilmente, proverà a non disperdere.
IL MERCATO E L'AMBIZIONE
La strategia della società, nel frattempo, ha continuato a parlare chiaro. A metà gennaio 2026 è arrivato un innesto simbolico: Manuel Fischnaller, attaccante dal curriculum pesante in Serie B e Serie C, legato da un contratto fino al 30 giugno 2027. Un colpo da squadra che non vuole soltanto difendere una posizione, ma attaccare il campionato. Un segnale ulteriore di come il club stesse (e stia) proiettando il proprio orizzonte sulla promozione, con la consapevolezza che, in vetta, i dettagli fanno la differenza. Il 2-0 incassato a Terni dunque non è solo un risultato; è l’effetto di un confronto con un’avversaria strutturata. Se sia stata «la» gara a determinare l’esonero o solo «la goccia» che ha fatto traboccare il vaso, è difficile dirlo con certezza. Ma è verosimile che la società abbia visto in quel ko lo specchio di fragilità già percepite.
TOCCA A MANDORLINI
Il nuovo allenatore è Andrea Mandorlini, allenatore ravennate, già giocatore in Serie A con Inter, Ascoli, Torino e Udinese, oltre che vice tecnico negli anni '90. La «mappa» delle esigenze appare chiara: 1) Continuità di organizzazione difensiva: con 25 gol subiti in 25 gare, il Ravenna ha costruito una struttura credibile; spezzarla senza una contropartita tecnica netta sarebbe rischioso. 2) Aumento del peso specifico offensivo: l’arrivo di Fischnaller va capitalizzato, integrandolo con i meccanismi già rodati e con un utilizzo più incisivo dei cambi nella ripresa. 3) Gestione degli ultimi 20-25 minuti: è qui che, di recente, la squadra ha concesso qualcosa e ha smarrito brillantezza. Interventi su intensità, rotazioni e letture situazionali saranno una priorità immediata. A Ravenna, adesso, servirà lucidità per trasformare il cambio di rotta in accelerazione. Il campo, come sempre, avrà l’ultima parola.
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