Serie C
13 Febbraio 2026
JUVENTUS NEXT GEN SERIE C - Fabio Miretti, centrocampista classe 2003, ha debuttato con i bianconeri in Serie A nella stagione 2021-2022 e fa tutt'ora parte della rosa di Luciano Spalletti
La fotografia racconta più di mille parole: sotto il cielo di Alessandria, la maglia bianconera della Juventus Next Gen si stringe in un abbraccio dopo il 4-2 rifilato alla Sambenedettese. È il successo che vale 100 vittorie in regular season di Serie C dalla nascita del progetto, un numero tondo che fa rumore e che, soprattutto, restituisce una traiettoria: continuità, crescita, identità. E una certezza, messa nero su bianco anche dal club: la Next Gen non è più un esperimento, ma un pilastro del calcio italiano che cambia.
UNA RICORRENZA CHE PESA, IL TRAGUARDO DELLE 100 VITTORIE
Il sigillo arriva il 12 febbraio 2026 e prende forma in un «poker» offensivo: a referto vanno Cerri, Gunduz e una doppietta di Guerra, con la reazione marchigiana firmata Zini e Piccoli a rendere il punteggio finale 4-2. Un risultato che vale più dei tre punti: fotografa un percorso iniziato 7 anni prima e certifica la consistenza di un progetto sportivo che ha saputo coniugare sviluppo dei giovani e risultati. Dal canto suo, la società sottolinea il valore simbolico del traguardo: le 100 vittorie di regular season maturano dalla stagione d’esordio 2018-2019 e sono la prova concreta di una continuità di rendimento che resiste al cambio di avversari, contesti e gironi. Non è un caso: la Next Gen è stata la prima «seconda squadra» del professionismo italiano moderno, apripista di un modello ora adottato anche da altri club.
LA SERA IN CUI TUTTO È COMINCIATO
Per capire davvero questa storia bisogna tornare al 27 settembre 2018, quando allo stadio «Giuseppe Moccagatta» di Alessandria, che da allora è diventato sinonimo stesso della Next Gen, la neonata Juventus Under 23 (all’epoca si chiamava così) travolge il Cuneo con un netto 4-0. Marcatori: doppietta di Matheus Pereira, poi Bunino e Muratore nel finale. Quella fu la prima, storica vittoria in campionato: un esordio che avrebbe fatto scuola. Il palcoscenico non è casuale. Il Moccagatta è la casa della Juventus Next Gen: capienza di circa 5.827 posti, un impianto dal fascino classico rinnovato nel tempo e capace di accompagnare la crescita del progetto. Dopo la parentesi di una stagione a Biella nel 2024-2025, il club ha ufficializzato il ritorno ad Alessandria per l’annata 2025-2026, in coerenza con la volontà di radicare la squadra in un luogo che ha visto nascere e maturare l’idea.
IL PROGETTO TECNICO: GUIDA TECNICA, CONTINUITÀ E METODO
La panchina è da tempo nelle mani di Massimo Brambilla, allenatore che conosce a fondo il calcio dei giovani e che nel giugno 2025 ha rinnovato fino al 2027. La sua impronta si vede nella gestione dei tempi: un calcio che alterna coraggio e misura, con la disponibilità a lanciare profili Under 20 in partite vere, senza snaturare l’equilibrio della squadra. L’obiettivo dichiarato, e praticato, resta duplice: crescere individui pronti per la Prima Squadra e restare competitivi tra i professionisti. Cento vittorie pesano, ma non sono l’unico fregio. Nel 2020 la allora Juventus Under 23 conquista la Coppa Italia Serie C, battendo in finale la Ternana per 2-1 a Cesena in gara secca: un momento spartiacque, il primo trofeo della storia di una seconda squadra in Italia. Quel successo ha accelerato la percezione del progetto agli occhi di addetti ai lavori e tifosi.
DAL VIVAIO AL GRANDE CALCIO: LA «PIPELINE» CHE FUNZIONA
Il senso ultimo della Next Gen è misurabile nella qualità e nella quantità di calciatori che transitano verso il palcoscenico più alto. I numeri ufficiali del club, aggiornati lungo gli anni, disegnano una pipeline credibile: decine di ragazzi passati dalla Next Gen hanno esordito con la Juventus, accumulando migliaia di minuti tra Serie A, coppe nazionali e coppe europee. Tra i nomi-simbolo spiccano Nicolò Fagioli, Fabio Miretti, Samuel Iling‑Junior, Luis Hasa, Matías Soulé, Enzo Barrenechea, Tommaso Barbieri e Hans Nicolussi Caviglia: profili diversi per ruolo e maturazione, accomunati dall’aver sfruttato la Serie C come trampolino autentico. È qui che si vede la differenza tra il calcio «giovane» e il calcio «dei grandi»: nell’intercapedine, la Next Gen fa da ponte.
UN LABORATORIO PER TUTTO IL MOVIMENTO
Oggi, il traguardo delle 100 vittorie parla anche all’esterno. La Serie C è diventata il teatro ideale per una formazione professionale ad alta intensità: stadi veri, pressioni vere, punti veri. La Juventus Next Gen ha tracciato un solco che altre realtà hanno iniziato a percorrere, contribuendo a elevare il livello medio del campionato e a dare nuova linfa alla filiera del talento italiano. Un processo virtuoso che, dati alla mano, aiuta i club a valorizzare il proprio capitale tecnico e, al tempo stesso, offre alla nazionale e al sistema un bacino di giocatori più pronti.
IL NUMERO 100 NON È UN PUNTO D'ARRIVO
La cifra tonda rischia sempre di sembrare un traguardo definitivo. In realtà, per la Juventus Next Gen, è un checkpoint. Il passato recente lo conferma: una Coppa Italia Serie C in bacheca, tanti esordi in bianconero, una cultura di lavoro riconoscibile. Il presente lo ribadisce: Brambilla e il suo staff hanno stabilizzato una metrica di performance che si vede nelle partite come quella con la Sambenedettese. Il domani, infine, è già scritto nelle premesse: un sistema dove talento, metodo e competizione convivono. È questo, più di ogni singola vittoria, il vero lascito delle prime 100.
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