Serie C
14 Febbraio 2026
PONTEDERA SERIE C - Piero Braglia è il nuovo allenatore dei toscani, era subentrato al Perugia a settembre per poi concludere il rapporto con gli umbri dopo poche partite
C’è un orologio che scandisce la stagione del Pontedera: i minuti persi in classifica, le partite che restano per salvarsi, le ore che separano la città dalla presentazione ufficiale del nuovo allenatore. Ma venerdì 13 febbraio 2026, quel ticchettio si ferma su un nome che nel calcio italiano evoca playoff, promozioni e rimonte: Piero Braglia. Il club granata gli affida la panchina per cambiare rotta, dopo l’esonero di Simone Banchieri, e lo annuncia con un comunicato che porta in dote un dato semplice e potente: oltre 1.000 panchine tra Serie B e Serie C, e ben 4 promozioni in Serie B con Cosenza, Catanzaro, Pisa e Juve Stabia. L’inizio formale di una missione-salvezza che non ammette esitazioni.
UN RITORNO CHE SA DI TOSCANA (E DI RADICI)
La scelta del Pontedera non è solo tecnica: è anche narrativa. Braglia, classe 1955, toscano di Grosseto, torna in una provincia che conosce bene per storia e geografia calcistica. Non è un esordio: il tecnico ha già allenato il Pontedera nella stagione 1996-1997, in Serie C2, esperienza breve ma sufficiente a lasciare tracce nelle cronache locali e a fissare un primo punto nel filo rosso che lo lega alla Valdera. In quell’annata chiuse con 36 panchine ufficiali, un tassello delle sue prime tappe professionali dopo il ciclo con Montevarchi. Oggi ritorna con una valigia decisamente più pesante: risultati, promozioni, gestioni complesse e la fama di «mago» degli spareggi.
PERCHÈ PROPRIO BRAGLIA, LOGICA DI UNA SCELTA
1) Identità immediata: in Serie C ci sono tecnici che hanno bisogno di tempo per cucire modulo e principi. Braglia è l’opposto: tende a dare subito una fisionomia riconoscibile, spesso con un sistema aggressivo (in carriera ha lavorato molto sul 3-4-1-2) e una gestione pratica delle partite. 2) Pressione e contesto: Pontedera chiede una sterzata senza fronzoli. L’ultimo ko a Forlì ha accelerato il cambio, il terzo in stagione, e ha spinto la dirigenza verso un profilo in grado di reggere la pressione e alzare subito l’asticella competitiva. 3) Curriculum che parla da sé: dalle promozioni con Catanzaro (2003-2004, vittoria del girone), Pisa (2006-2007, via playoff), Juve Stabia (2010-2011, via playoff, più una Coppa Italia di Lega Pro) fino al trionfo con il Cosenza nei playoff 2017-2018. La sostanza: sa come si costruisce una squadra «da dentro o fuori» e come si leggono gli snodi psicologici di un torneo che non perdona.
IL PRESENTE DEL PONTEDERA, COSA EREDITA BRAGLIA
Al netto di oscillazioni e infortuni, la stagione granata racconta una classifica complicata nel Girone B di Serie C: un contesto dove ogni dettaglio pesa e i margini d’errore si assottigliano settimana dopo settimana. L’ultima sconfitta, lo 0-2 di Forlì nell’infrasettimanale, ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo il club a sollevare Banchieri e staff. Già domenica 15 febbraio alle 17:30 c’è il Gubbio, snodo immediato per testare il cambio di marcia. In uno scenario di classifica denso e cortissimo, gli scontri diretti diventano mini-finali.
LE COORDINATE TECNICHE: PRINCIPI SEMPLICI, COMPITI CHIARI
Se è vero che ogni squadra è un organismo unico, è altrettanto vero che le squadre di Braglia hanno tratti comuni, utili a decifrare la probabile «prima impronta» del nuovo Pontedera. 1) Intensità senza palla e campo corto: pressing situazionale, reparti compatti, linee vicine per togliere tempo e corridoi agli avversari. Concetto chiave: difendere «in avanti», quando possibile. 2) Verticalità ragionata: conquistata palla, la prima soluzione è «guardare oltre», senza rinunciare alla catena di sinistra o destra per guadagnare campo; i suoi trequartisti sono spesso «ibridi» che sanno rifinire e, soprattutto, andare a riempire l’area. 3) Palle inattive come leva: storicamente, le squadre di Braglia spremono molto da calci d’angolo e punizioni laterali. Nella lotta per la salvezza, un gol da fermo vale spesso doppio: punti e fiducia. 4) Meritocrazia quotidiana: negli spogliatoi di Braglia sopravvive una regola essenziale, gioca chi sta meglio. Le gerarchie esistono, ma sono dinamiche. È un messaggio forte per l’organico granata: allenamenti ad alta intensità e disponibilità al sacrificio saranno la moneta per conquistarsi minuti.
IL FATTORE ESPERIENZA
I numeri sono sostanza quando raccontano percorsi e contesti. Nel maggio 2023, festeggiando le 1.000 panchine da professionista ai playoff con il Gubbio, le statistiche ufficiali elencavano: centinaia di gare in Serie C, oltre duecento in Serie B, decine tra playoff e Coppe. In mezzo, 17 squadre allenate nel corso di una carriera trentennale: una mappa d’Italia che va dalla Toscana alla Calabria, passando per Campania, Lazio, Marche e non solo. Dietro ogni dato, un bagaglio di «situazioni» vissute: lotta salvezza, rincorse playoff, promozioni, esoneri. È esattamente il know-how che oggi serve al Pontedera. Negli ultimi due anni, Braglia ha alternato parentesi brevi e passaggi in piazze ambiziose: l’esperienza al Campobasso nel 2024/25 si è chiusa a gennaio 2025 con l’avvicendamento tecnico, seguita in autunno dall’approdo al Perugia (21 settembre 2025, contratto fino a giugno 2026). Archiviato il capitolo umbro dopo una manciata di gare ufficiali, eccolo ora tornare in Toscana per una sfida tanto rischiosa quanto affascinante: rimettere in carreggiata il Pontedera in un campionato dove il margine tra precipitare e salvarsi passa, spesso, da dettagli gestionali e due o tre partite girate nel momento giusto.
UNA CONCLUSIONE (MOLTO CONCRETA)
Il Pontedera ha scelto un profilo che riduce l’incertezza. Con Piero Braglia arrivano esperienza, metodo e una memoria tattica ancora attuale. Il compito è chiaro, il tempo è poco, i margini ci sono. In fondo, la grammatica del calcio di Braglia è sempre la stessa: idee chiare, competitività feroce, gestione pragmatica dei punti. È la grammatica di cui il Pontedera ha urgente bisogno. Il Mannucci dovrà cambiare temperatura emotiva. Non è retorica: i contesti che si salvano in Serie C hanno sempre una componente di campo e una di ambiente. Coraggio nelle difficoltà, sostegno nei momenti opachi, specie se il primo Pontedera di Braglia non offrirà da subito fuochi d’artificio ma solidità e ordine. La salvezza è una somma di piccoli passi: vale per i calciatori, vale per le tribune.
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