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Scontri nel pre-partita, stadio sotto assedio nel match tra calde piazze di Serie C

Un pomeriggio di calcio trasformato, per attimi, in un fronte agitato all’esterno: cordoni, sirene e ordine pubblico poi ripristinato

CASARANO-CASERTANA SERIE C

La prima immagine non è un gol né un coro. È un cordone di agenti che avanza compatto lungo il perimetro del «Giuseppe Capozza», mentre due ali di tifosi si fronteggiano a voce alta. Sono i minuti più caldi del pre-partita di Casarano-Casertana, gara del 27° turno di Serie C Girone C disputata il 14 febbraio 2026. L’aria si fa densa di urla e concitazione; poi, l’azione coordinata della Polizia di Stato chiude il varco, disperde i gruppi e restituisce al quartiere la sua normalità. Tutto accade in fretta: tafferugli, qualche spintone, una manciata di minuti, quindi il ritorno alla sicurezza. Dentro lo stadio, poco dopo, il pallone ricomincia a scorrere. Fuori, restano le procedure d’identificazione e l’inevitabile domanda: come si evita che episodi così si ripetano?

DOVE E QUANDO SONO SUCCESSI I FATTI
1) Secondo le ricostruzioni convergenti di più testate, lo scontro è avvenuto nelle aree esterne al Capozza nel pre-gara di Casarano–Casertana del 14 febbraio 2026, con un contatto tra sostenitori salentini e una rappresentanza di tifosi giunti da Caserta. L’intervento della Polizia di Stato ha contenuto la situazione in pochi minuti, riportando l’ordine e creando un cordone di sicurezza tra le fazioni. 2) Alcune testate locali parlano di un approccio «fisico» circoscritto, schiaffi e spintoni, e del lancio di oggetti, poi rapidamente sedato grazie all’azione congiunta delle forze dell’ordine impegnate nel servizio di ordine pubblico. 3) L’episodio non ha impedito il regolare svolgimento del match, terminato con una gara intensa e ricca di episodi, definita da più cronache come «vibrante» e decisa nei minuti conclusivi.

IL MATCH: UN 3-2 CHE RISCHIAVA DI PASSARE IN SECONDO PIANO
Se il pre-partita ha rubato per un attimo la scena, il campo ha risposto con una partita da alta classifica. Le cronache sportive concordano: vantaggi, rimonte, episodi arbitrali e un finale al cardiopalma. Il tabellino fotografa un 3-2 a favore del Casarano, con la Casertana capace di restare in corsa nonostante un lunghissimo tratto in inferiorità numerica. I dettagli e gli highlights diffusi nel post-gara ribadiscono l’andamento a strappi di una sfida che, in condizioni normali, sarebbe stata l’unico titolo del giorno. La menzione al risultato non è secondaria: ricordare il gioco aiuta a rimettere al centro lo sport e a ridimensionare, pur senza minimizzare, gli incidenti esterni. Soprattutto quando, come in questo caso, l’ordine pubblico è stato ristabilito con tempestività e senza che la gara subisse rinvii o sospensioni.

UN PUNTO FERMO: TEMPESTIVITÀ E METODO DELL'INTERVENTO
La parola chiave, nelle prime ore successive ai fatti, è stata «tempestività». Nelle ricostruzioni disponibili emerge con chiarezza la rapidità dell’azione della Polizia di Stato, che ha: 1) creato un cordone tra i gruppi per evitare l’escalation; 2) disperso i facinorosi, riportando sotto controllo l’area in pochi minuti; 3) avviato le procedure per l’identificazione dei soggetti coinvolti e la valutazione di eventuali provvedimenti. Questo schema operativo è ormai consolidato nei servizi di ordine pubblico in ambito calcistico e si integra con la successiva attività della Digos e degli uffici investigativi territoriali, che, attraverso l’analisi di immagini e testimonianze, possono proporre misure di prevenzione individuali. In episodi passati, anche al di fuori di Casarano, tali attività hanno portato a DASPO multipli dopo ricostruzioni accurate, come accaduto per esempio a Matera in seguito a scontri post-gara: un precedente utile a comprendere l’iter che potrebbe scattare nelle prossime settimane.

COSA PUÒ ACCADERE ADESSO
Parlare oggi di «conseguenze certe» sarebbe azzardato. È invece corretto spiegare quali siano gli strumenti a disposizione delle autorità: 1) Il D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) è una misura di prevenzione che può essere disposta dal Questore per soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica in occasione di eventi sportivi. Ha durata variabile (in genere da 1 a 5 anni) e può includere l’obbligo di firma in Questura durante le partite. È applicabile anche in assenza di condanne definitive, sulla base di elementi oggettivi che indichino una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi violenti. 2) In parallelo, il C.A.S.M.S./ONMS (l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive presso il Ministero dell’Interno) può suggerire, caso per caso, restrizioni come il divieto di trasferta o limitazioni alla vendita dei tagliandi, poi recepite dai Prefetti competenti. È una prassi già vista nel territorio leccese per gare considerate ad alto rischio, come il derby Casarano–Nardò del 23 marzo 2025, quando la Prefettura vietò la trasferta ai tifosi ospiti. 3) Va ricordato che le decisioni dell’Osservatorio possono essere rinviate o calibrate in base a valutazioni dell’Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza. Il recente dibattito seguito a disordini in altre piazze calcistiche (Serie A e B) lo dimostra: non esistono «automatismi», ma analisi puntuali che pesano gravità, contesto e responsabilità. In sintesi: nelle prossime ore e giorni, è verosimile che le autorità valutino immagini e rapporti di servizio per accertare eventuali responsabilità individuali. Solo a valle di queste verifiche si potrà parlare, se del caso, di DASPO, denunce o misure collettive come limitazioni di trasferta.

IN CONCLUSIONE
Il pre-partita di Casarano-Casertana al Capozza ha vissuto una breve ma seria frizione tra gruppi di tifosi. La Polizia di Stato ha risposto con prontezza, evitando l’escalation e garantendo il regolare svolgimento della gara. Il calcio ha poi fatto la sua parte, offrendo 90 minuti di emozioni e un finale che resterà nella memoria sportiva più di quei pochi minuti di caos. Ora la palla passa alle autorità per gli accertamenti del caso e, se necessario, per i provvedimenti mirati. Perché a vincere, fuori, dev’essere quel senso di comunità che lo stadio rappresenta quando le gradinate cantano e il settore ospiti non è un confine, ma un dialogo acceso e leale.

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