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Serie C

L'ex centrocampista di Serie A torna nella squadra in cui aveva debuttato, è una missione che entusiasma la città

Intesa di massima tra club e tecnico: le parti lavorano agli ultimi passaggi per chiudere, mentre sale l'attesa per proprietà e obiettivi

FOGGIA SERIE C - MICHELE PAZIENZA

FOGGIA SERIE C - Michele Pazienza aveva iniziato la stagione sulla panchina della Torres, per poi essere sostituito dal rientrante Alfonso Greco

Allo Zaccheria è ancora mattina quando due figure si incrociano in un salone d’albergo di periferia: da un lato i nuovi patron del Foggia, Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto; dall’altro un ex mediano dal passo deciso, oggi tecnico in ascesa, Michele Pazienza. Stretta di mano, tavolo di lavoro, appunti fitti. Pochi giri di parole: serve un allenatore capace di mettere ordine nel caos, di dare forma a un gruppo ferito, di riaccendere un’idea di calcio. L’intesa, raccontano, c’è. E corre veloce. Nel primo pomeriggio, in città, rimbalza la notizia: «accordo di massima raggiunto», avanti tutta verso la fumata bianca per affidare a Pazienza la panchina rossonera.

UNA STAGIONE IN APNEA E UN CLUB CHE HA CAMBIATO PELLE
Per capire il peso della scelta bisogna riavvolgere il nastro di questa stagione 2025-2026. Dopo un’estate turbolenta, il Foggia ha avviato un cambio di proprietà che ha acceso speranze e interrogativi: il 14 gennaio 2026 è arrivata la firma sul preliminare per il passaggio delle quote a Casillo e De Vitto, con il supporto della Fondazione Capitanata per lo Sport, in un’operazione sottoposta al via libera dell’Autorità giudiziaria. Il successivo nulla osta del Tribunale di Bari ha sancito l’effettivo passaggio di consegne, pur con una vigilanza attiva fino a fine stagione. Un nuovo inizio, percepito anche sugli spalti, dove l’entusiasmo ha fatto di nuovo capolino. Nel frattempo, in panchina, la giostra non si è fermata: via Enrico Barilari l’8 febbraio 2026, dentro Vincenzo Cangelosi, storico vice di Zdeněk Zeman, richiamato per invertire la rotta. Ma il campo è stato spietato: due gare interne, due ko e clima appesantito dai fischi. Il 14 febbraio Cangelosi si è dimesso «per il bene della società e della città», come ha annunciato il club nel comunicato ufficiale. Da qui la necessità di scegliere, subito, la guida tecnica per l’ultima, decisiva parte del campionato.

PERCHÈ PROPRIO MICHELE PAZIENZA
Il profilo di Michele Pazienza porta con sé una combinazione rara a queste latitudini: appartenenza, esperienza specifica di Serie C e un carattere pragmatico. Nato a San Severo e cresciuto calcisticamente proprio nel Foggia, Pazienza ha alle spalle una carriera da calciatore costruita tra Serie A e B (tra le altre con Napoli, Juventus, Udinese, Bologna) e una traiettoria da allenatore che l’ha visto plasmare gruppi in contesti complessi: Pisa, Siracusa, la lunga parentesi all’Audace Cerignola con la storica promozione dalla D alla C e un primo anno tra i professionisti chiuso dentro l’alta competizione dei playoff; quindi Avellino, Benevento e, nella scorsa estate, la chiamata della Torres. Un curriculum che restituisce l’immagine di un tecnico che conosce le asperità della categoria e sa orientare uno spogliatoio nelle settimane in cui ogni punto pesa il doppio. La scelta del Foggia si spiega anche con i tratti caratteriali evidenziati nelle piazze recenti: metodo, attenzione ai dettagli, un’idea di calcio verticale e coraggiosa ma sostenuta da principi di equilibrio, la capacità di «leggere» rapidamente il gruppo e valorizzarne le certezze. Resta, al momento, un ultimo passaggio formale: la definizione dello svincolo dall’ultima esperienza con la Torres.

CHE FOGGIA TROVA PAZIENZA: IDENTITÀ, EMERGENZE E CLASSIFICA
La fotografia tecnica è nitida: squadra in difficoltà, fragile nelle transizioni e con una produzione offensiva intermittente. Le due sconfitte interne contro Picerno e Atalanta Under 23 hanno messo a nudo i limiti attuali, tra acciacchi e influenze che hanno falcidiato la rosa proprio alla vigilia di gare chiave. I numeri raccontano un Foggia al margine della zona caldissima della classifica, costretto a recuperare terreno in poche settimane. È qui che la «cura» Pazienza viene considerata un rischio calcolato: idea di gioco chiara e un 3-5-2 capace, se ben interpretato, di proteggere la linea difensiva e allo stesso tempo di sfruttare gli esterni per alzare il baricentro. In una parola: compattezza.

L'EREDITÀ TATTICA E GLI AGGIUSTAMENTI POSSIBILI
1) Sistema di base. Pazienza predilige il 3-5-2, con un perno in regia e due mezzali capaci di strappo. La scelta consente di serrare la trequarti senza rinunciare a due riferimenti offensivi. È un modulo elastico che, in non possesso, si piega in 5-3-2 per difendere l’area, e che in possesso può alzare uno dei quinti fino a «disegnare» un 3-4-3 di fatto. 2) Pressione e distanze. Il tecnico lavora molto sulle connessioni tra i reparti: linea difensiva alta quando possibile, ma soprattutto distanze corte, per evitare quei «buchi» centrali che hanno pesato nelle ultime uscite rossonere. 3) Palle inattive. Storicamente, le squadre di Pazienza guadagnano qualcosa sulle situazioni da fermo: organizzazione delle marcature, blocchi coordinati e attacchi mirati su primo e secondo palo. 4) Scelte sugli uomini. In mediana servirà un equilibratore davanti alla difesa e mezzali con gamba. In attacco, il profilo ideale è una punta capace di cucire il gioco e un finalizzatore con attacco profondo: due ruoli che l’attuale rosa dovrà interpretare con continuità per produrre numeri da salvezza.Sono aggiustamenti che richiedono tempo, ma soprattutto aderenza ai principi: ripulire le uscite dal basso, consolidare le catene laterali, pretendere riaggressione immediata dopo la perdita. È su questi dettagli che un allenatore può incidere subito, anche in 2-3 sedute utili a fissare concetti non negoziabili.

COSA DICONO I PRECEDENTI RECENTI: COSA DA PORTARE A FOGGIA
I passaggi più freschi della carriera di Pazienza aiutano a leggere gli snodi decisivi. A Benevento, subentro in corsa con ambizioni di vertice e margini stretti: un contesto ad alta pressione che non ha concesso tempo, ma che ha offerto al tecnico un bagaglio di partite «da dentro o fuori» e di gestione di piazza esigente. Alla Torres, scelta estiva per una squadra che cercava conferme dopo un’annata sopra le aspettative: anche qui, pressioni e aspettative hanno imposto scalette di lavoro immediate e coraggio nelle prime scelte. Due parentesi brevi, ma dense, da cui estrarre metodo e anticorpi. Se, come filtra, il contratto sarà pluriennale, il vero banco di prova non si limiterà alla salvezza: da luglio in poi serviranno scelte coerenti su mercato, ritiro, staff tecnico e struttura dati-analisi. È lì che la coppia Casillo-De Vitto potrà misurare la volontà di fondare un ciclo. Ma il primo mattone, oggi, si chiama fiducia in un tecnico che conosce il campionato e la terra in cui torna a lavorare.

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