Serie C
17 Febbraio 2026
OSPITALETTO SERIE C - Paolo Musso, direttore sportivo dell'Ospitaletto, ha alzato la voce nel post partita contro l'Inter Under 23
Una palla che spunta in campo all’improvviso, proprio mentre l’azione sta per accendersi. Un arbitro che prima non va al video su un contatto in area, poi lo utilizza in una situazione che, secondo i padroni di casa, non rientrava nelle «challenge». E un cartellino giallo sventolato con esitazione, invece del provvedimento esemplare che molti allo stadio si aspettavano. È la cornice, surreale per chi l’ha vissuta da bordocampo, del pareggio per 2-2 tra Ospitaletto Franciacorta e Inter Under 23 di domenica 16 febbraio 2026, gara di Serie C Girone A in cui i bresciani hanno rincorso due volte il risultato contro la formazione di Stefano Vecchi. Nel post-partita, il direttore sportivo degli orange, Paolo Musso, ha definito l’arbitraggio «scandaloso» e «figlio della sudditanza psicologica», indicando tre episodi «gravissimi» che, a suo dire, avrebbero finito per «tutelare» i nerazzurri. Uno sfogo che riaccende il dibattito sul neonato Football Video Support (FVS), il cosiddetto «Var a chiamata» della Serie C, e sulla sua applicazione pratica sul campo.
LA PARTITA: INTER 2 VOLTE IN AVANTI, 2 VOLTE L'OSPITALETTO RIMONTA
La cronaca racconta un avvio in salita per i padroni di casa: al 13’ l’Inter passa con Antonino La Gumina, poi l’Ospitaletto trova l’1-1 al 29’ grazie a Claudio Messaggi. Nella ripresa, al 54’, è Issiaka Kamaté a firmare l’1-2 per i nerazzurri; ma l’inerzia non stronca i ragazzi di Andrea Quaresmini, che continuano a spingere e al 84’ pareggiano con Alessandro Torri, per il definitivo 2-2. Un punto pesante per una matricola che sta affrontando la prima stagione nei professionisti dopo 27 anni e che ha fatto del Corioni un fortino emotivo, se non sempre aritmetico. I dati live confermano anche alcuni momenti-chiave: una revisione al monitor che non porta al rigore per l’Inter e, soprattutto, l’episodio del pallone gettato dalla panchina nerazzurra, sanzionato con una semplice ammonizione.
LE ACCUSE DI MUSSO: «FVS IGNORATO SUL NOSTRO RIGORE, PALLONE DALLA LORO PANCHINA, AMMONIZIONE INSUFFICIENTE»
Nel dopogara, il direttore sportivo di casa Paolo Musso non usa giri di parole. I tre «capi d’imputazione»: 1) un «rigore evidente» per l’Ospitaletto non assegnato «nonostante il richiamo del Football Video Support»; 2) un «pallone buttato in campo» dalla panchina dell’Inter Under 23; 3)una gestione disciplinare «insufficiente», culminata, secondo il dirigente, in un giallo «tirato fuori quasi a fatica» invece di un provvedimento più severo. Sullo sfondo, il tema della «sudditanza»: «Non è corretto per lo spettacolo, tutelare una sola squadra così è intollerabile», il sunto del suo sfogo. Parole affilate, che riaprono una discussione già emersa nei mesi scorsi sull’uso del FVS e sui margini di discrezionalità lasciati al direttore di gara nelle gare di Lega Pro.
COS'È IL FVS E COME FUNZIONA IN SERIE C
Per comprendere il cuore della polemica, va ricordato che il Football Video Support non è il VAR tradizionale: in Serie C non esiste una sala VAR centralizzata, ma una postazione a bordo campo, gestita dal «quarto ufficiale» che mette a disposizione del direttore di gara i replay delle telecamere. La grande novità è la «chiamata» o «card», a disposizione delle squadre: in base alle linee guida presentate la scorsa estate, ciascun club può attivare fino a due «challenge» per parte, che non vengono scalate se la revisione corregge un «chiaro ed evidente errore» nelle tipologie previste dal protocollo VAR (gol, rigori, espulsioni dirette, scambio di identità). È dunque un sistema «ibrido», concepito per «limitare gli errori pur con meno mezzi» e introdotto con il coinvolgimento diretto di figure come Pierluigi Collina, Massimiliano Irrati e con la supervisione della CAN C guidata da Daniele Orsato. Proprio perché meno strutturato del VAR, il FVS richiede una comunicazione cristallina su quando si può, e quando si deve, intervenire.
IL CASO SPECIFICO SOTTOLINEATO
Nel caso specifico, l’Ospitaletto contesta che «su un episodio da rigore per i padroni di casa», il FVS non sia stato utilizzato «malgrado il richiamo», mentre «su un gol» degli orange l’arbitro sarebbe andato a rivedere «senza che l’Inter avesse usato una card». Se la ricostruzione di Musso fosse confermata dai referti ufficiali, si sarebbe davanti a una difformità di applicazione: il FVS può essere attivato dall’arbitro per revisione «on-field» in caso di potenziale errore grave anche senza «challenge» delle panchine, ma la trasparenza su cosa viene effettivamente riesaminato, e perché, diventa determinante per rendere comprensibile il processo a staff e tifosi.
UN FILO CHE PARTE DA LONTANO: L'EQUILIBRIO ARBITRALE È FONDAMENTALE PER LA CRESCITA DELLA SERIE C
La Serie C ha scelto di innovare, di sperimentare, di fare della terza categoria un laboratorio regolamentare. È una strada coraggiosa, che mette in conto «errori di assestamento» e soprattutto la necessità di standardizzare procedure e linguaggio. Il FVS è un passo in avanti, non la soluzione di tutti i mali: riduce l’errore «grosso», non elimina il giudizio umano né la gestione, quasi «artigiana», delle gare. Per questo, in un campionato dove i margini sono sottili e i finali spesso si decidono al 90’+ qualcosa, l’imparzialità percepita conta quanto, se non più, quella reale. La serata del 16 febbraio 2026 al Corioni lo insegna: oltre il 2-2, restano interrogativi che la Lega Pro dovrà continuare a governare con formazione, tecnologia e, soprattutto, comunicazione.