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Serie C

Per lo storico club il baratro è ad un passo, scosse su scosse ma la strada è sempre più in salita

Un colpo di scena amaro nell'ultima giornata e un vuoto in classifica che fa rumore con un regolamento spietato che aleggia

TRIESTINA SERIE C - GEPPINO MARINO

TRIESTINA SERIE C - Geppino Marino aveva iniziato in panchina la stagione dei giuliani prima di essere esonerato in favore di Attilio Tesser e richiamato poi a fine gennaio 2026

La scena che resta negli occhi è un cronometro inchiodato oltre il novantesimo e un tabellone severo: 0-1. Al Nereo Rocco cade un silenzio innaturale, interrotto solo dal boato distante dei tifosi ospiti. È il 25’ quando l’ex juventino Cosimo Marco Da Graca trova il diagonale che consegna al Novara 3 punti e alla Triestina la sua quattordicesima sconfitta stagionale. Il fischio finale congela un dato che è più di un numero: gli alabardati sono ultimi nel Girone A con appena 4 punti e vedono allontanarsi la salvezza diretta di altre 12 lunghezze, occupata oggi dalla Pro Patria. Una distanza che, per paradosso regolamentare, potrebbe nemmeno bastare: perché anche la squadra di Busto Arsizio è risucchiata in un vortice, a sua volta staccata di circa 12 punti dall’Ospitaletto. È qui che il regolamento dei playout diventa una mannaia: oltre gli 8 punti di distacco, lo spareggio salvezza salta e scatta la retrocessione diretta. Tradotto: perfino un ipotetico aggancio alla Pro Patria potrebbe non salvare l’Unione dal precipizio in Serie D.

UNA SCONFITTA CHE VA OLTRE I 3 PUNTI
Il ko contro il Novara non è solo la fotografia di una partita storta. È l’ennesimo capitolo di una stagione nata con un handicap e proseguita tra scosse tecniche e psicologiche. La rete di Da Graca al 70’ ha spezzato una gara che, sino all’intervallo, aveva lasciato alla Triestina la sensazione di poterla indirizzare almeno sul pari. Invece, i dettagli hanno ancora una volta piegato gli alabardati: gestione dei momenti, coperture preventive, lucidità nell’ultimo passaggio. La cronaca dice che le occasioni più nitide non sono bastate; la storia recente dice che queste sconfitte stanno guadagnando la forma di una pericolosa abitudine.

LA CLASSIFICA, NUDA E CRUDA
1) Ultimo posto nel Girone A a 4 punti dopo il 27° turno. 2) 12 punti dalla soglia della salvezza diretta occupata dalla Pro Patria. 3) Pro Patria a sua volta a circa 12 punti dall’Ospitaletto, quintultima. Questa sequenza non è un semplice resoconto: è la rappresentazione di un meccanismo che, in Serie C, punisce oltre misura chi non riesce a stare attaccato al treno della quartultima. Il regolamento dei playout è chiaro: se il distacco tra le due squadre destinate ad affrontarsi nello spareggio supera gli 8 punti, la sfida non si gioca e la peggio classificata retrocede direttamente. È già accaduto e, con questa forbice, rischia di ripetersi. Per la Triestina significa che l’eventuale rincorsa alla Pro Patria potrebbe non bastare se i bustocchi non colmano a loro volta il solco con l’Ospitaletto.

UN CAMPIONATO IN SALITA SIN DALL'ESTATE, LA ZAVORRA DELLE PENALIZZAZIONI
C’è un’altra verità, scomoda e inevitabile: questo campionato l’Unione lo ha cominciato in salita, con un fardello amministrativo pesantissimo. A inizio stagione la Triestina si è presentata ai blocchi con una penalizzazione iniziale indicata a -20, poi aggravata nel corso dei mesi fino a -23 complessivi, conseguenza di inadempienze e deferimenti che hanno lasciato il segno in classifica e nella testa di un gruppo già fragile. Il dato non è un alibi, ma una cornice imprescindibile: con i punti raccolti «sul campo», gli alabardati sarebbero ben oltre quota 20 e dentro la lotta per i playout. Al contrario, il deficit cumulato ha schiacciato ogni margine di errore e trasformato ogni flessione in una voragine.

PANCHINA BOLLENTI, IL RITORNO DI MARINO E L'ECO DI TESSER
In mezzo alla tempesta, la società ha scelto di cambiare rotta in panchina. Dopo la parentesi di Attilio Tesser, conclusa a gennaio con una separazione accompagnata da numeri poco rassicuranti, è toccato a Giuseppe (Geppino) Marino riprendere in mano la squadra. La presentazione del tecnico è stata esplicita: scelta «puramente tecnica», legata a risultati e medie punti, con l’obiettivo di recuperare ordine, intensità e fiducia. L’avvio del «nuovo corso» aveva regalato un segnale incoraggiante contro il Lumezzane (2-1), ma la ricaduta con il Novara ha rimesso sul tavolo tutte le fragilità. Resta uno spogliatoio da tenere unito, una città da riaccendere e una classifica da non guardare troppo a lungo.

CONCLUSIONE, LE ULTIME SPERANZE DI SALVEZZA PASSANO DALLA NORMALITÀ
La parola più rivoluzionaria, adesso, è la più semplice: normalità. Niente imprese promesse, niente proclami: solo la costruzione metodica di una squadra che torna a difendere con ordine, a correre senza palla, a riempire l’area con convinzione e a capitalizzare ogni episodio. La Triestina non ha più bonus da giocare. Ha però ancora un calendario che concede margini e una città che, se intravede la luce, sa spingere. Il baratro è vicino, sì. Ma nel calcio, e in Serie C più che altrove, la differenza tra cadere e restare aggrappati la fanno dettagli, coraggio e continuità. Le prossime settimane diranno se l’Unione saprà trasformare un incubo in una rimonta possibile o, almeno, dignitosa.

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