Primavera 2
18 Febbraio 2026
REGGIANA PRIMAVERA 2 • Andrea Costa insieme a Cesc Fabregas nella stagione 2023-2024
Sembrava un pomeriggio d’inverno qualunque, e invece è stata la scena che ha riscritto un copione. Minuto iniziale della ripresa, il cielo di gennaio è opaco e la capolista d’autunno ha appena colpito. Al 47’, contro il Como, un ragazzo in maglia granata – Riccardo Diletto – si avventa su un pallone vagante e lo spinge in rete. È “solo” l’1-1. Ma in quel gesto, asciutto e necessario, c’è l’istante in cui la Reggiana Primavera smette di sentirsi sparring partner e ricomincia a riconoscersi squadra. Da lì, niente è stato più scontato. E nemmeno rassegnato.
Il confine lo ha tracciato una decisione netta: il 2 gennaio la Reggiana affida la panchina della Primavera a Andrea Costa, sollevando dall’incarico Francesco Turrini. Una mossa che non nasce dal culto dell’improvvisazione, ma da una logica interna: riportare al centro una figura che conosce l’ambiente, ha vestito il granata da calciatore e ha già lavorato con i ragazzi del vivaio. «Bentornato, e buon lavoro», scrive il club nel comunicato ufficiale. Poche righe, un indirizzo preciso.
Il rientro in campo arriva otto giorni dopo, con quel pari per 1-1 contro il Como capolista: Pisati sblocca alla mezz’ora, Diletto - acquisto del mercato di riparazione - raddrizza immediatamente dopo l’intervallo. Non è il risultato in sé a cambiare l’orizzonte, ma l’atteggiamento: blocco alto quando serve, coraggio nei dettagli, una gestione più corta delle distanze. La sensazione, condivisa a bordocampo, è che la squadra sia “più dentro” le partite.
Fino alla pausa invernale, i numeri parlavano chiaro: 13 partite, 3 vittorie, 3 pareggi, 7 sconfitte. 12 punti totali, 16 gol fatti e 22 subiti. Un profilo a tratti contraddittorio: lampi offensivi alternati a smarrimenti difensivi, capacità di restare in gara fino al 70’ e poi di scivolare via nei minuti pesanti. Il dato, nudo e crudo, non ammetteva alibi: serviva cucire i reparti e proteggere i momenti. Ma soprattutto un penultimo posto - insieme a Udinese e Renate, a +5 sul Padova - da migliorare a tutti i costi. Con Andrea Costa in panchina, il battito cambia ritmo. Dal 10 gennaio in avanti la Reggiana infila una striscia di 6 gare da imbattuta: 3 vittorie e 3 pareggi, 12 punti ancora, ma in metà del tempo. La differenza reti si aggiusta: 12 segnati e 6 subiti. È una fotografia di equilibrio, la prova che il lavoro quotidiano sta limando difetti e migliorando la qualità delle letture. Tre tasselli raccontano più di mille parole: il 2-0 alla Pro Vercelli, il 3-2 esterno sul Cittadella, e lo 0-3 in casa dell’AlbinoLeffe che consolida – anche simbolicamente – un cambio di passo reale.
A Cologno al Serio, il 14 febbraio 2026, la Reggiana è chirurgica. Banse la sblocca con un destro a giro al 28’, Cavaliere raddoppia tre minuti dopo di petto, quasi a voler dire che determinazione e cattiveria agonistica non sono esclusive della zona alta della classifica. Nel secondo tempo la squadra si abbassa quel tanto che serve per assorbire la reazione bluceleste e poi chiude i conti con Diletto all’80’. È la terza vittoria consecutiva, con dentro tutto: letture, transizioni, gestione della sofferenza. E un portiere – Fajt – che neutralizza un rigore pesante. 0-3. Tessuto competitivo. Spessore. Tra i segnali di maturità c’è anche il 2-2 in rimonta contro il Lecco: sotto 0-2 all’intervallo, i granata non crollano. Segnano Begolli su punizione, poi Maisterra dal dischetto. Che cosa racconta questo punto? Che i dettagli – calci piazzati, gestione dei duelli laterali, seconde palle – non sono più un nemico. E che la squadra sa “tenersi viva” fino all’ultimo, anche contro avversari strutturati. Il giorno dopo, persino la comunicazione del club bluceleste riconosce il peso del risultato e della prestazione dei granata.
La scelta di Andrea Costa non nasce nel vuoto. Reggiano, classe 1986, difensore duttile tra Reggina, Sampdoria, Parma, Empoli, Benevento, chiude il cerchio da calciatore proprio alla Reggiana e riparte in panchina fra Under 17 e Primavera granata, con un passaggio da vice al Perugia. È un profilo cresciuto dentro i princìpi del club: lavoro sul dettaglio, costruzione del giocatore, gerarchia leggera e meritocratica. Dettaglio non secondario: conosce i corridoi, i campi e le persone del centro sportivo. Questo, a livello giovanile, è un vantaggio competitivo. Per cogliere la portata della risalita bisogna ricordare il recente passato: la retrocessione ai playout dello scorso maggio contro la Feralpisalò aveva lasciato scorie tecniche ed emotive. Il ripescaggio estivo ha dato una seconda chance, ma non garantiva alcuna scorciatoia. La svolta invernale, quindi, non è un’onda passeggera: è il primo mattone di un percorso che ricostruisce fiducia e ranking interno.
Pressione “a fisarmonica”. Con Costa la squadra non pressa sempre alto, ma sceglie quando e come alzare il blocco. Contro avversari di costruzione pulita si vede una prima pressione indirizzata sulle corsie, con l’obiettivo di sporcare la prima uscita e impedire il terzo uomo. Il risultato è duplice: più recuperi in zona intermedia e meno metri da coprire in transizione negativa. Trend confermato dalle pochissime “fughe” concesse nelle ultime gare. Valorizzazione delle catene laterali. La produzione offensiva è diventata più “geometrica”. Le combinazioni tra esterno basso, mezzala e ala – ad esempio la spinta di Pasquoto-Marcon e i tagli di Cavaliere – hanno generato superiorità sul lato forte e rifinitura sul lato debole. L’azione del raddoppio a Cologno è un manuale: corsa, cross teso, attacco del secondo palo. Palle inattive come leva. Dalla punizione di Begolli al rigore di Maisterra col Lecco, fino all’angolo trasformato da Diletto contro l’AlbinoLeffe: l’attenzione ai dettagli delle situazioni fisse ha spostato punti e inerzie. Nel girone d’andata erano spesso un “buco nero”; oggi sono un capitale. Rotazioni utili, non ornamentali. L’ingresso di profili come Begolli o l’impiego crescente di Banse e Ledain hanno alzato intensità e profondità. Anche l’innesto di Diletto – arrivato “in settimana” prima del Como – ha inciso subito sul tabellino e nella percezione del gruppo.
La rimodulazione della Primavera si regge su un settore giovanile che ha preso forma e ruoli chiari: Pietro Lodi come responsabile, Maurizio Neri alla direzione tecnica, una rete di scouting stabile. Il significato è semplice: chi sta in panchina con l’Under 19 riceve competenze e filiera; chi sta in campo respira una lingua comune che dall’attività di base sale verso l’alta formazione. Questo contesto, quando si accende una scintilla tecnica, aiuta a trasformarla in fiamma. Capire il presente granata impone di guardare al quartiere: Como e Lecco hanno viaggiato da grandi, Modena e Entella hanno mantenuto una densità di risultati, la Pro Vercelli ha mostrato un’organizzazione riconoscibile. In mezzo, una fascia larga e compressa in cui bastano 2-3 risultati per salire due piani o scenderne uno. Qui la Reggiana si muove adesso: partite “da sei punti” mascherate da turni ordinari, cambi di passo che si costruiscono tra sabato e sabato. E proprio il pareggio con la capolista lariana – che ha lasciato il Como primo per “soli” 1-3 punti di margine in quel frangente – ha indicato al gruppo che la distanza mentale non è incolmabile.
Chi ha frequentato Andrea Costa lo racconta con aggettivi che suonano come un manifesto: “lineare”, “diretto”, “meticoloso”. Da difensore si è formato alla scuola della Reggina e si è perfezionato negli anni della Sampdoria, dove – per sua stessa ammissione – ha vissuto “emozioni atomiche” nella cavalcata verso la Serie A e in partite simboliche come il successo a San Siro. Questa cifra – il rispetto del dettaglio senza enfasi superflue – è ciò che traspare oggi nella sua Primavera: un’idea chiara, fatta di principi riconoscibili, e la pazienza di farli diventare abitudini. Quando un club sostiene il vivaio, i riflessi si vedono. La Reggiana ha organizzato il settore con competenze definite, ha accompagnato il ripescaggio estivo con una programmazione che non puntava all’effetto annuncio ma alla solidità quotidiana. La scelta di Costa si inserisce qui: non un “nome”, ma una cerniera tra campo e cultura societaria. La rotta è posata: coltivare identità e alzare il livello di competizione interna. Il resto – classifiche, obiettivi, exploit – è figlio di questa coerenza.
C’è un insegnamento che va oltre i confini di via Fano: con i giovani, la differenza la fanno spesso i margini, non le rivoluzioni. Migliorare una seconda palla, scegliere il momento del pressing, lavorare sulle letture dell’ultimo uomo e sul corpo del ricevente tra le linee. Non serve cambiare sistema ogni settimana; serve costruire una grammatica comune che renda i giocatori capaci di “leggere” lo stesso testo. In sei gare, questa Reggiana ha dimostrato che si può invertire l’inerzia senza stravolgere il disegno. Il calcio giovanile è una scacchiera che cambia mentre la guardi. Ma alcune cose restano: la Reggiana Primavera ha ritrovato un principio di sé stessa. Con Andrea Costa in panchina, ha smesso di inseguire e ha ricominciato a occupare spazio. Se manterrà questa qualità di lavoro e questa lucidità nei dettagli, i playoff non saranno un totem da venerare in distanza: saranno un traguardo contendibile, da giocarsi con la naturalezza di chi ha scelto – una volta per tutte – di non accontentarsi.