Serie A
18 Febbraio 2026
Alessandro Bastoni ancora al centro delle polemiche: il caso del fallo-non fallo con Kalulu non si placa
Alessandro Bastoni ha ammesso l’errore e ha chiesto scusa. È normale, è comprensibile che si arrivasse a questo, dopo che il mondo del web e del calcio italiano ha letteralmente affossato sia lui che il fischietto Federico La Penna dopo gli eventi di Inter-Juventus. Un ragazzo del ’99, che prima di questa partita non aveva mai detto una parola fuori posto, non si era mai distinto come uno sportivo “negativo”, è stato letteralmente crocifisso in pubblica piazza per una simulazione e un’esultanza sguaiata che poteva risparmiarsi.
«Si è davvero parlato molto, forse più di quanto immaginassi. Ammetto le mie responsabilità e penso che un essere umano abbia il diritto di sbagliare, non voglio che la mia carriera venga ricondotta a questo episodio»: è una frase fortissima di chi sa che ha sbagliato e che vuole assumersi le sue responsabilità prima che sia troppo tardi. Bastoni è andato ai microfoni sicuramente per sua volontà, ma anche e soprattutto per dovere: un tentativo per interrompere una spirale d'odio come sempre esagerata quando succedono queste cose. «Mi dispiace per me in primis, ma io sono capace di gestire la situazione. Sono più dispiaciuto per mia figlia e mia moglie: si è ritrovata diverse minacce di morte e auguri di malattie che non hanno senso. Mi dispiace anche per La Penna che ha subito le stesse cose». Non siamo nuovi a sentire cose simili: è il mondo dei social che funziona così e onestamente ci fa piuttosto schifo. Chiaramente è più facile attaccare Bastoni e non il sistema che invece permette ancora queste cose senza fare nulla per prevenirle.
Detto ciò, il problema è un altro: al posto di “bastonare Bastoni”, forse dovremmo interrogarci su un sistema che non condanna questi comportamenti e li lascia troppo spesso impuniti. Saltano all’occhio in merito le parole di Riccardo Trevisani, noto giornalista della TV e del web, per i colleghi di “Cronache di Spogliatoio”: «Io metto la macchina in doppia fila anche se è sbagliato farlo e continuo a farlo finché qualcuno non mi porta via la macchina e mi dà una multa».
L’esempio è perfetto: finché il sistema non prevede la squalifica con prova TV per simulazione per un gesto del genere (si poteva applicare se la simulazione portava a un calcio di rigore o a una espulsione diretta), i calciatori continueranno a fare i furbi. Finché non ci saranno multe pesantissime per gesti simili, i calciatori continueranno a fare i furbi. Di conseguenza, continueremo a vedere ragazzini sui campi di calcio regionali e provinciali che porteranno avanti l’arte della simulazione o dell’anti-sportività, perché il danno peggiore del caso bastoni è collaterale. I calciatori in campo sono un esempio per i più piccoli, che tenderanno sempre ad imitarli, nel bene e nel male. Finché il sistema però non farà nulla, rimarremo qua a parlare e parlare, ma senza conseguenze vere.