Serie C
18 Febbraio 2026
Riccardo Gagliolo, terzino sinistro classe 1990, è attualmente svincolato dopo aver giocato nell'Ascoli nella stagione 2024-2025
C’è una maglia senza nome che pende da un gancio, in uno spogliatoio qualunque di Serie C o D. È bianca, col numero grande stampato sulla schiena. Accanto, un paio di scarpini sinistri consumati sul bordo esterno: indizio inequivocabile di piedi mancini che hanno imparato a difendere voltando l’anca nel modo giusto. La porta dello spogliatoio si apre, entra un dirigente con il telefono in mano: «È libero da lunedì 1° luglio 2025. Vuoi che lo chiamiamo?» Il cognome lo conoscono anche i più giovani: Riccardo Gagliolo, classe 1990, nato a Imperia, doppia cittadinanza italo-svedese. Un difensore che si è fatto strada dal basso fino alla Serie A, e oggi è di nuovo sul mercato, svincolato, in cerca di una maglia da riempire con minuti, contrasti e letture. È un profilo da studiare con attenzione.
CARTA DI IDENTITÀ TECNICA E FISICA
Mancino naturale, ambidestro nelle letture. Nasce terzino sinistro, cresce fino a diventare un centrale affidabile, utile nelle linee a quattro come braccetto in una linea a tre. Alto 1,80 m per circa 75 kg, struttura compatta, tempo di salto efficace e una buona abitudine alle marcature preventive. La duttilità è uno dei suoi tratti distintivi: esterno basso all’occorrenza, ma soprattutto centrale sinistro capace di guidare l’allineamento. Il profilo fisico e tecnico resta quello riportato nelle principali schede e nella recente rassegna degli svincolati, dove è ribadito il piede di riferimento e la capacità di coprire più ruoli.
DALLA LIGURIA ALLA SERIE A: LA SCALATA DAL BASSO
Se si vuole capire Gagliolo, bisogna partire da dove tutto è cominciato. Cresce tra Andora ed esperienze Regionali, poi l’Eccellenza alla Sanremese e il passaggio in Lega Pro Seconda Divisione nel 2010-2011: 23 presenze e 1 gol, primo assaggio di calcio vero. Un anno dopo, Serie D con la Pro Imperia. È qui che matura quella mentalità da calciatore che non chiede sconti: abitudine alla fatica, ai campi complicati, all’arte di difendere in contesti in cui l’errore pesa doppio. La svolta arriva nell’estate 2012: provino superato e tesseramento con il Carpi. Lì vive un quinquennio che vale una carriera: promozione in Serie B nel 2013, promozione in Serie A nel 2015, esordio in massima serie il 23 agosto 2015 e la prima rete in A in un derby emiliano. Con il Carpi chiude a quota 154 presenze ufficiali e 10 gol, scalando una categoria dopo l’altra senza salti nel vuoto, ma per merito. Una storia già scritta negli almanacchi di club e Leghe.
IL PASSO OLTRE: PARMA E LA RINASCITA
Nel 2017 passa al Parma e fa parte della straordinaria cavalcata che riporta il club in Serie A: tre promozioni consecutive nel giro di tre anni, un evento storico nel nostro calcio. Il 19 maggio 2018 i gialloblù completano l’opera e tornano in A: Gagliolo è dentro quel percorso e, da lì, naviga per più stagioni nel massimo campionato con continuità di rendimento. Il ritorno del Parma in A e il contesto competitivo in cui Gagliolo si è misurato sono ben documentati. Con la maglia crociata fra Serie B e Serie A, più il prestito iniziale, colleziona complessivamente più di un centinaio di presenze di qualità, contribuendo prima alla promozione e poi a salvezze nervose, in un club che ricostruiva identità e ambizioni. È anche in quei mesi che matura la candidatura per la nazionale svedese.
NUMERI CHE PESANO: OLTRE 400 PARTITE TRA I PROFESSIONISTI
I dati sintetici della carriera aiutano a mettere il profilo nella giusta cornice: 1) oltre 410 presenze ufficiali complessive tra campionati e coppe; 2) 142 presenze e 6 gol in Serie A; 3) 168 presenze e 17 gol in Serie B. Numeri e frammenti statistici convergono e sono coerenti sulle principali banche dati internazionali. Sono cifre che raccontano due cose: abitudine al palcoscenico e una certa pericolosità offensiva «di complemento», specie sulle palle inattive attaccate sul primo palo o sul secondo tempo sul cross.
LE TAPPE SUCCESSIVE
Dopo l’epoca parmense, arriva l’esperienza in A con la Salernitana (2021-2022), quindi la Reggina in B (2022-2023), una parentesi estera all’AEK Larnaca in Cipro (2023-2024) e il ritorno in Italia con l’Ascoli (gennaio 2024), dove il difensore si rimette subito in carreggiata fra esordi positivi e partite da titolare. La cronologia degli spostamenti è puntellata da comunicati e schede ufficiali, dagli annunci invernali dell’Ascoli fino alle statistiche di presenze. Con i marchigiani disputa 20 partite fra 2024 e 2025 prima della scadenza: stagione travagliata per il club, ma utile a Gagliolo per ribadire disponibilità e condizione. Il contesto societario bianconero in quei mesi non è stato privo di scossoni; sullo sfondo, anche cambi di proprietà e riorganizzazioni che hanno dato ulteriore mobilità ai contratti in scadenza.
LA PARENTESI CON LA SVEZIA
C’è poi un capitolo che, più di molti altri, aggiunge valore «intangibile» al profilo: la nazionale svedese. Riccardo Gagliolo ha origini scandinave da parte di madre e nel 2019 riceve la chiamata di Janne Andersson per le qualificazioni a Euro 2020. Non è un invito di cortesia: il 18 novembre 2019, alla Friends Arena di Solna, parte titolare in Svezia–Isole Fær Øer: finisce 3-0 per gli svedesi, esordio pieno per lui, dentro un’ossatura giovane e curiosa che quella sera schiera anche altri debuttanti. Una tappa che dice molto della sua adattabilità tattica e del profilo professionale, capace di «cambiare lingua» senza perdere efficacia. Nelle ore della chiamata, le sue parole sono semplici e nette: vestirsi di giallo e blu è «un onore». Il dettaglio umano conta, perché ci parla di un giocatore che non vive per sottrazione ma per opportunità.
CONCLUSIONE
Non c’è niente di romantico nell’«usato sicuro»: è, semplicemente, la risposta giusta quando servono affidabilità, memoria tattica e un piede mancino che risolve problemi pratici. Riccardo Gagliolo oggi è questo: un difensore che ha giocato tanto e bene nei posti dove contava, che ha visto e gestito quasi ogni tipo di partita. Per chi cerca un leader silenzioso capace di dare forma a una linea, è un nome da mettere in cima alla lista. La maglia sul gancio, in qualunque spogliatoio sia, ha già una misura: quella di un professionista che non ha smesso di essere competitivo.