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Serie C

Il presidente tuona dopo la disfatta contro la quart'ultima: «Il campionato si vince battendo anche le "piccole"»

L’amarezza del numero uno del blasonato club, ormai tagliato fuori per il 1° posto: i numeri che lo inchiodano e le lezioni da non sprecare

UNION BRESCIA SERIE C - GIUSEPPE PASINI

Giuseppe Pasini ha costituito l'Union Brescia la scorsa estate dopo la fine dell'esperienza della FeralpiSalò

Una scena minima, quasi stonata, al bordo del Giuseppe Voltini: il tabellone segna 2-1, lo speaker annuncia i 5 minuti di recupero, ma la parte più rumorosa dello stadio non è quella gialloblù. È il settore ospiti, oltre mille persone venute da Brescia di lunedì sera, che continua a cantare quando la partita ha già preso la piega sbagliata. L’Union Brescia ha segnato per prima, ha controllato a tratti, si è illusa di portare a casa «la solita» vittoria da grande squadra. Ma la Pergolettese l’ha ribaltata con una doppietta di Zaid Jaouhari e, soprattutto, con un’idea di gara senza fronzoli: compattezza, transizioni corte, ferocia sui palloni sporchi. Il risultato non cambia più. E quando il presidente Giuseppe Pasini prende la parola poco dopo, il concetto è tagliente: «C’è stata superficialità. La Serie C la vinci se batti le cosiddette piccole, non solo le grandi». Un’ovvietà? No. Un promemoria urgente, perché i numeri e gli episodi di lunedì 16 febbraio 2026 dicono esattamente questo.

IL CONTESTO CHE BRUCIA: CLASSIFICA, FORMA E SQUILIBRI APPARENTI
Alla vigilia l’inerzia sembrava tutta dalla parte dell’Union Brescia: una squadra costruita per il vertice, in piena corsa per il 2° posto, contro una Pergolettese invischiata nella zona calda. Fotografia fedele: i cremaschi arrivavano all’appuntamento da penultimi/terzultimi a ridosso dei playout, mentre i biancazzurri viaggiavano in piena quota playoff altissima. Indicazioni confermate anche dai tracciati delle ultime settimane: l’Union reduce da 3 risultati utili nelle precedenti 4 gare di campionato, la Pergolettese capace però di rianimarsi con un paio di prove solide, inclusa la vittoria esterna di 11 febbraio. In sostanza: un incontro «sbilanciato» sulla carta, ma con tutti gli anticorpi tipici della C. E infatti.

LA PARTITA IN 3 LAMPI
1) Minuto 14’: l’Union Brescia fa valere qualità e sincronismi. Valerio Crespi scappa dietro la linea e firma lo 0-1. È l’azione che di solito indirizza serate così. 2) Minuto 18’: la Pergolettese non affonda. Jaouhari prende metri, si apre l’angolo e scarica il diagonale del pareggio. 1-1. 3) Recupero del primo tempo, 45’+2: ancora Jaouhari, stessa freddezza, altro diagonale. 2-1. Il Voltini esplode, l’Union accusa. Quello che accade nella ripresa è un manuale di gestione del margine: blocco corto, baricentro razionale, ripartenze selettive, capacità di soffrire. Allo scadere, addirittura, Antolini sfiora il 3-1. Non è solo un colpo a una «grande firma», è un promemoria alla categoria: il dettaglio e l’intensità battono la suggestione.

LE VOCI DEL CAMPO: TRA AUTOCRITICA E ORGOGLIO
Dal fronte bresciano, il centrocampista Alberto De Francesco è chirurgico: parla di «due episodi decisivi» e, soprattutto, della mancanza di cattiveria su quegli snodi. È il lessico delle partite che fanno male perché non rientrano nella narrazione della big: non la serata in cui l’altro azzecca tutto e tu nulla, ma quella in cui ti basta l’1% di attenzione in più per cambiare il finale. L’allenatore è Eugenio Corini, uno che di serate simili ne ha viste per mestiere: la sua mano si vede nel percorso recente, ma il tecnico sa che l’affidabilità di una candidata sale o scende nelle «gare-trappola». Dall’altra parte, il difensore Luca Milesi parla di «prova matura» e di un gruppo che «può tirarsi fuori» se ripete questo livello. Il campo gli ha dato ragione.

PERCHÈ LE PICCOLE DECIDONO I CAMPIONATI, UNA FRASE DA INCIDERE NELLO SPOGLIATOIO
La frase-chiave di Giuseppe Pasini, «la C si vince battendo le piccole», rischia di sembrare uno slogan. È invece una regola operativa. In un torneo da 38 giornate, con campi, ritmi, arbitraggi e contesti emotivi diversissimi, le partite contro chi lotta per salvarsi contano doppio: per il punteggio e per la resilienza che alleni. Vincere gli scontri diretti in alto gonfia l’ego; far la spesa regolare nei campi «scomodi» costruisce la classifica. A Crema, l’Union Brescia è inciampata proprio su questo: vantaggio in tasca, inerzia favorevole, poi l’errore, riconosciuto dai protagonisti, di sottovalutare i momenti caldi. Il risultato: 2-1 e punti che pesano.

COSA INSEGNA CREMA IN VISTA DEL FINALE DI STAGIONE
1) Che l’Union Brescia non deve cambiare pelle, ma deve affinare la sua affidabilità. I pilastri ci sono: organizzazione, rosa profonda, guida tecnica esperta. 2) Che il margine d’errore è minimo: davanti c’è una capolista in fuga che ha perso pochissimo; dietro c’è traffico di pretendenti. Per restare seconda forza e preparare al meglio i playoff (o inseguire la rimonta) servono scivolate zero nelle prossime «partite sporche». 3) Che battere le «piccole» non è un vezzo letterario: è un obiettivo misurabile. Se nelle ultime 11 giornate porti a casa l’80-85% dei punti contro squadre dalla dodicesima in giù, statisticamente arrivi dove vuoi arrivare. È aritmetica applicata al calcio: in C, la differenza la fanno il volume degli «1-0 pragmatici» e la pulizia con cui gestisci i finali. Qui l’Union Brescia ha margine per crescere.

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