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Champions League

L'esultanza che incendia i social: Felipe Melo sfotte la Juve dopo la sconfitta col Galatasaray

Una mano aperta su Instagram, una risata e il conto fino a “cinque”: il gesto del doppio ex fa il giro del web

“Cinque” dita e una città che non perdona: il Galatasaray travolge la Juve e riaccende il fantasma di Istanbul

Una mano aperta su Instagram, una risata e il conto fino a “cinque”: il gesto di Felipe Melo fa il giro del web dopo il 5-2 del Galatasaray sulla Juventus, in un’andata playoff che pesa come un macigno e riporta alla mente una storia che a Torino conoscono fin troppo bene.

L’eco del boato si spegne a Istanbul e si riaccende sugli schermi. Una mano, cinque dita ben ferme in primo piano; poi l’urlo, volutamente esagerato, di Felipe Melo. Il doppio ex, che a Torino ha vestito il bianconero e sul Bosforo è diventato idolo, ha scelto la semplicità brutale dei gesti per celebrare la “manita” del Galatasaray alla Juventus: un video su Instagram, qualche parola scandita come un conteggio da cortile – «Uno, due, tre, quattro, cinque» – e la risata. Il tutto poche ore dopo un’andata dei playoff di Champions League che ha detto 5-2 per i turchi, rovesciando un primo tempo chiuso addirittura con i bianconeri avanti. Il calcio, a volte, preferisce il paradosso alla prudenza.

Il copione della partita: Juve in controllo, poi il crollo

Nell’andata dei playoff della nuova Champions in formato “lega”, in cui chi chiude tra il nono e il ventiquattresimo posto gioca uno spareggio a doppio confronto per entrare agli ottavi, la Juventus ha vissuto 90 minuti divisi in due stagioni diverse. A un quarto d’ora dall’inizio, il Galatasaray ha sbloccato con Gabriel Sara; la replica bianconera è stata immediata, con la doppietta di Teun Koopmeiners tra il 16’ e il 32’, che ha ribaltato il punteggio e congelato per un tempo la bolgia turca. L’intervallo, però, ha cambiato la mappa delle sicurezze: nella ripresa, pareggio fulmineo di Noa Lang (49’), quindi il sorpasso firmato Davinson Sanchez (60’) e di nuovo Lang (74’), fino al colpo finale di Sacha Boey (86’). Nel mezzo, un episodio che ha spaccato il match: il secondo giallo a Juan Cabal (Juve) al 67’, con i bianconeri rimasti in 10 e travolti dall’onda emotiva del Bosforo. Cronaca, reti e dinamiche sono state confermate dalle principali testate internazionali e italiane. Sul piano statistico, la prima fotografia racconta una gara giocata per ampi tratti nella metà campo bianconera: superiore il possesso del Galatasaray, più che doppie le conclusioni totali, segnale di una pressione costante soprattutto dopo l’1-2. È il quadro che aiuta a capire la frattura psicologica della Juve quando la partita si è messa di traverso.

La “manita” di Felipe Melo: gesto semplice, significato enorme

Poi, la coda digitale. Appena il tempo di archiviare il 5-2, e Felipe Melo, 42 anni, ha caricato sulle sue stories di Instagram una sequenza di video che ha fatto impazzire i social: mano aperta in camera, voce che conta fino a cinque, urlo liberatorio. La provocazione tocca corde antiche: il brasiliano è un “doppio ex” che tra 2009 e 2011 ha giocato nella Juventus, per poi trasferirsi al Galatasaray (prima in prestito dal 2011 e poi a titolo definitivo, fino al 2015), dove ha vinto in serie e si è guadagnato lo status di beniamino. E il suo rapporto con Istanbul – e con la tifoseria UltrAslan – resta viscerale, come mostrato anche in più recenti omaggi in Turchia. Il messaggio delle stories è tanto chiaro quanto crudo: qui, contro la Juve, la storia spesso gira a un’unica velocità.

Istanbul, un luogo della memoria bianconera

Il teatro è sempre quello, e il passato non aiuta a sdrammatizzare. Il richiamo più immediato va al 10-11 dicembre 2013, quando una nevicata epica fece sospendere al 32’ la sfida di Champions: si ripartì il giorno dopo e il destro di Wesley Sneijder all’85’ condannò la Juventus all’eliminazione, premiando il Galatasaray. Quell’ottavo di secolo dopo, il gelo non è meteorologico ma competitivo, eppure la sensazione è la stessa: a Istanbul, alla Juve basta poco per passare dall’equilibrio al precipizio.

Il nuovo format e il peso dell’andata

Con la riforma UEFA del 2024/25, la Champions League ha abbandonato i gironi per una “lega” da 36 squadre: le prime 8 vanno direttamente agli ottavi, mentre le classificate dal al 24° si incrociano nei playoff a doppia sfida. La Juventus ha chiuso la fase di lega al 13° posto con 13 punti, il Galatasaray al 20° con 10: era dunque nell’aria un confronto tosto, con andata fissata a Istanbul e ritorno a Torino. Il calendario ufficiale bianconero aveva già indicato le date: 17 febbraio per il primo atto, 25 febbraio per la gara di ritorno all’Allianz Stadium. Adesso, il margine d’errore per la Juve è ridotto a un filo.

Il gesto di Melo, tra folklore e psicologia

Che effetto ha un video come quello di Felipe Melo? In Turchia, galvanizza. A Torino, irrita. Sui social, polarizza. È il classico contenuto “semplice e perfetto” per l’ecosistema digitale: poche parole, un numero che racconta tutto (cinque), un simbolo immediato (la mano). Per chi deve gestire uno spogliatoio ferito, però, il rischio è che la goliardia si trasformi in benzina per le prossime 90 (o più) minuti. Nel calcio, la memoria corta è spesso una virtù: l’immagine della “manita” diventa una leva motivazionale. Resta il confine sottile tra folklore e provocazione, un terreno che Melo conosce bene fin dai suoi anni turchi.

Il quadro emotivo di Istanbul: perché qui è sempre diverso

Il Galatasaray costruisce da sempre in casa un’energia che sposta: la percentuale di risultati utili nelle ultime uscite europee a Istanbul è significativa e il clima attorno alla squadra resta un plus competitivo. È una costante che si è vista anche in questa andata, con la curva capace di “giocare” i momenti, stringere la squadra nei minuti di sofferenza e spingerla quando l’avversario ha vacillato. Per la Juventus, la lezione è antica ma sempre attuale: al ritorno si può ribaltare il punteggio, ma non si può più regalare l’inerzia.

    E ora?

    Il calcio vive di narrative e di dettagli. La narrativa, oggi, racconta che a Istanbul la Juventus fatichi a essere se stessa; il dettaglio racconta che un’andata “perfetta a metà” non basta più. Nel conto totale, pesano le cinque dita di Felipe Melo, pesano i quattro gol subiti in un tempo, pesa l’espulsione. Ma pesa anche la chance di rimettere tutto in pari a Torino, davanti a un pubblico che, più della frecciatina social, ricorda come finiscono le rimonte quando la partita le chiama. Il campo, come sempre, dirà se quella mano aperta resterà un fermo immagine o un tatuaggio sulla stagione bianconera.

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