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La bandiera della Juventus risponde al sindaco interista: «Non parlo di calcio con lui, avrà cose più importanti da fare»

Dal Meazza agli studi TV, la polemica non si ferma: l’episodio del derby d'Italia diventa sempre più un caso nazionale

JUVENTUS SERIE A - ALESSANDRO DEL PIERO

Alessandro Del Piero, bandiera e capitano della Juventus, è stato tirato in ballo dal sindaco di Milano Giuseppe Sala come «simulatore»

Una mano alzata, un difensore che crolla all’indietro, un cartellino che lampeggia nell’aria come un semaforo impazzito. È il minuto cruciale di Inter–Juventus del 14 febbraio 2026: il doppio giallo a Pierre Kalulu muta la partita e, a cascata, il dibattito pubblico. Poche ore dopo, fuori dal rettangolo di gioco, entra in scena un’altra sliding door: il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, parla di «simulazioni incredibili» fatte in carriera anche da Giorgio Chiellini e Alessandro Del Piero, oggi, dice lui, «censori». Il giorno seguente, negli studi di Sky Sport, la replica di Del Piero: rispetto per le istituzioni, sì; discussioni di calcio col sindaco, no. E una puntualizzazione: «Io di Alessandro Bastoni non avevo parlato». Da lì, la miccia è accesa.

COSA HA DETTO BEPPE SALA
Alle domande sul «caso Kalulu–Bastoni», il 16 febbraio 2026 Beppe Sala ha ammesso che «Bastoni ha sbagliato», ma ha invitato a «andarci piano» con le moralizzazioni, perché, ha sostenuto, nella storia recente «ci sono filmati in giro di Chiellini e Del Piero con ‘simulazioni incredibili’, e oggi fanno i censori». Una chiosa da tifoso interista, come lui stesso ha ricordato, ma pronunciata da un sindaco che ha anche richiamato alla responsabilità rispetto alla «rabbia e violenza sui social». Le frasi sono state riprese da Adnkronos e da diversi media sportivi.

LA RISPOSTA DI DEL PIERO: EQUILIBRIO E DISTANZA DALLE POLEMICHE
Nella serata del 17 febbraio 2026, in diretta su Sky, Alessandro Del Piero ha ribaltato il frame in modo netto: «Non ho mai parlato di Bastoni in quello specifico contesto», ha detto. E soprattutto: «Non mi metto a discutere pubblicamente con un tifoso. Rispetto il sindaco di Milano e le istituzioni, ma non mi sembra il caso di parlare di calcio con lui. Avrà cose più importanti a cui pensare». Con un tocco di ironia finale: «Mi fa piacere che abbia dedicato tempo a cercare i miei video sui social». Una presa di posizione ferma, che evita la rissa dialettica e, insieme, marca il perimetro: l’ex capitano bianconero si dissocia dal ruolo di «censore» e richiama il suo stile di sempre, quello di «rispondere sul campo e fuori con i fatti».

IL CONTESTO: L'EPISODIO KALULU-BASTONI UN NERVO SCOPERTO
1) La partita del 14 febbraio 2026 finisce 3-2 per l’Inter, ma il momento-chiave arriva prima dell’intervallo: seconda ammonizione a Kalulu per un presunto contatto su Bastoni, con il nerazzurro che cade teatralmente e poi esulta per l’espulsione dell’avversario. Le immagini mostrano un contatto minimo; il rosso, per somma di gialli, lascia la Juventus in 10 e orienta l’equilibrio del match. 2) Il regolamento attuale: su un secondo giallo il VAR non può intervenire per correggere l’errore. È un vincolo tecnico-regolamentare che da tempo suscita critiche e che proprio dopo Inter–Juve è tornato al centro del discorso nazionale. 3) Il giorno dopo, il designatore arbitrale Gianluca Rocchi ammette pubblicamente: «La decisione di La Penna è chiaramente errata», ma aggiunge che la «simulazione» di Bastoni è «chiara» ed è «l’ultima di una lunga serie» in un campionato in cui «cercano in tutti i modi di fregarci». Parole pesanti, che certificano l’errore e, insieme, allargano il campo al tema dell’antisportività.

LE PAROLE DI DEL PIERO SUL MATCH: «GARA EQUILIBRATA FINO AL ROSSO»
Già a caldo, Del Piero aveva descritto Inter–Juventus come una «partita equilibrata fino al momento dell’espulsione». Aveva criticato la tendenza a sventolare il giallo «correndo da 25 metri» e aveva allargato il ragionamento: «Con il VAR si potrebbero prendere 10–15 secondi in più prima di ammonire». Valutazioni tecniche, non personali, in linea con la sua replica successiva a Sala.

OLTRE LE FRASI: SIMULATORE, UNA PAROLA «ESPLOSIVA»
Definire Alessandro Del Piero un «simulatore» non è una semplice provocazione semantica. È un’etichetta che tocca: 1) La reputazione di una bandiera della Juventus e della Nazionale, simbolo di fair play per un’intera generazione. 2) La sensibilità di una tifoseria che, nel giorno stesso in cui si è sentita penalizzata da un errore arbitrale riconosciuto, ascolta un Sindaco evocare «simulazioni» storiche dei propri idoli. 3) Un clima già teso, in cui, come ha raccontato la stampa locale e internazionale, lo stesso arbitro Federico La Penna ha ricevuto minacce e insulti social, tanto da essere invitato a non uscire di casa. Segnale di una febbre che sale oltre il confine del confronto civile.

CONCLUSIONE: DA CHE PARTE STARE
Non tra Inter e Juventus, quello è il sale del tifo, ma dalla parte delle regole chiare, dei comportamenti corretti e delle parole responsabili. Se il Sindaco di Milano richiama tutti alla prudenza sui social, benissimo: che sia un monito per ciascuno, a cominciare da chi ricopre ruoli pubblici. Se un ex capitano come Del Piero rifiuta il «botta e risposta» e riporta la discussione al merito tecnico, altrettanto bene: significa che possiamo discutere di VAR, secondi gialli, simulazioni e tempi di decisione senza scadere nella caricatura del nemico. La settimana ci ha già consegnato due verità utili: 1) gli errori arbitrali si possono ammettere in tempo reale; 2) la simulazione non è più un non-detto: si può chiamare col suo nome. Ora serve il passo successivo: trasformare lo scontro in riforme e il clamore in educazione sportiva. Il resto, le etichette personali,  lasciamole ai sussurri da bar. Il calcio italiano ha bisogno di molto di più.

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