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Serie A

Un spezzone di Inter-Juventus diventa virale: il labiale del centrocampista fa discutere

Il caso fra Bastoni e Kalulu è sempre lì, spunta l'episodio che riguarda Fabio Miretti

Fabio Miretti (Juventus)

SERIE A JUVENTUS • Fabio Miretti

Il derby d’Italia tra Inter e Juventus ha lasciato in eredità molto più del risultato. Nel corso della gara, giocata a ritmi alti e con numerosi episodi al limite, l’attenzione si è concentrata prima sulla simulazione attribuita ad Alessandro Bastoni e poi sull’espulsione di Pierre Kalulu, maturata con un doppio cartellino giallo nel giro di pochi secondi. Lo spaccato ha acceso immediatamente le proteste bianconere, già irritate per la dinamica dell’azione, ma il dopo partita ha spostato il focus su un dettaglio diverso: durante le concitate fasi successive al rosso, le telecamere hanno inquadrato Fabio Miretti mentre si abbandonava ad un'espressione che nella lettura del labiale ricorderebbe un'espressione proibita. Il frammento video ha iniziato a circolare sui social, dove tifosi e commentatori hanno sollevato una domanda precisa: perché non è stata richiesta la prova TV?

LA PARTITA E IL CASO MIRETTI

La gara era già entrata in una fase nervosa quando si è verificato l’episodio chiave. In un contrasto per evitare un contropiede, Bastoni è finito a terra dopo un contatto con Kalulu: per l’arbitro il gesto del difensore juventino è stato meritevole di ammonizione, decisione che ha scatenato le proteste dei giocatori ospiti convinti si trattasse di simulazione. Kalulu è stato quindi espulso per somma di ammonizioni e in pochi secondi la partita è cambiata, sia dal punto di vista tattico sia emotivo.

È proprio durante quel momento di tensione che le telecamere hanno inquadrato Miretti, visibilmente contrariato. Il centrocampista si è lasciato sfuggire un’espressione che, a leggere il labiale, sembrerebbe una di quelle proibite. L’azione non è stata sanzionata in campo: l’arbitro era impegnato a gestire le proteste attorno a sé e non ha percepito direttamente l’espressione. Terminata la partita, il video ha iniziato a circolare rapidamente sui social network, accompagnato da richieste di intervento del giudice sportivo attraverso la prova televisiva.

Il dibattito si è così spostato dal contatto Bastoni-Kalulu alla possibile squalifica post gara. Alcuni utenti hanno sostenuto che l’episodio fosse evidente e meritevole di sanzione, altri hanno ricordato come la prova TV non scatti automaticamente ma solo in presenza di specifiche condizioni regolamentari. Nel frattempo, la direzione arbitrale non ha inserito alcun riferimento alla frase nel referto ufficiale, passaggio che diventa spesso decisivo nei procedimenti disciplinari.

REGOLAMENTO, SANZIONI E PRECEDENTI

In Italia le espressioni blasfeme in campo rientrano nelle condotte sanzionabili dal Giudice Sportivo sulla base dell’articolo 37 del Codice di Giustizia Sportiva. La norma prevede la squalifica minima di una giornata per i calciatori che pronunciano bestemmie percepite chiaramente dagli ufficiali di gara oppure individuate tramite immagini televisive. Tuttavia, la cosiddetta prova TV non è sempre applicabile: può intervenire solo quando l’episodio non è stato visto dall’arbitro e quando il labiale risulta inequivocabile e isolato da altri elementi di dubbio. Se il direttore di gara riporta l’episodio nel referto, la sanzione è automatica; se invece non lo segnala, spetta alla Procura federale valutare le immagini.

Negli anni non sono mancati casi simili. Diversi giocatori di Serie A sono stati fermati per una giornata grazie al labiale televisivo, mentre in altre circostanze il procedimento è stato archiviato per mancanza di certezza assoluta. La giurisprudenza sportiva richiede infatti un livello di evidenza molto alto: l’audio non è necessario, ma il movimento delle labbra deve essere perfettamente riconoscibile e non interpretabile in modo alternativo. In presenza di più inquadrature o di copertura parziale del volto, la prova viene considerata insufficiente.

La vicenda di Miretti si inserisce proprio in questo quadro. L’assenza di segnalazione arbitrale non esclude automaticamente l’intervento disciplinare, ma rende decisiva la valutazione tecnica delle immagini. Se ritenute chiare e univoche, può scattare la squalifica retroattiva; in caso contrario, l’episodio resta senza conseguenze sportive. Per questo motivo, a poche ore dal derby d’Italia, la discussione si è accesa anche sui criteri interpretativi della giustizia sportiva, chiamata a stabilire se quel frammento video sia sufficiente a produrre effetti disciplinari.

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