Serie C
19 Febbraio 2026
LUMEZZANE SERIE C - Andrea Caracciolo ha concluso la carriera da giocatore nel club rossoblù per poi entrare in dirigenza, attualmente è il presidente
C’è un’immagine che racconta più di mille parole: il boato al «Rigamonti» quando Mattia Iori, al minuto 28, spiazza dal dischetto e regala al Lumezzane un successo da cornice, in casa dell’Union Brescia. Poco dopo, sull’altro fronte, la risposta di Di Molfetta dagli 11 metri: parata di Drago, brivido respinto, derby messo in cassaforte. In 90 minuti, la fotografia di un’identità che si consolida: coraggio, organizzazione, una «linea verde» che non è slogan ma scelto baricentro tecnico. E un dato, semplice e testardo, che illumina la scena: un gruppo che per età media e rotazione degli Under si muove con coerenza rispetto a una strategia dichiarata. Quel pomeriggio di dicembre al «Rigamonti» non è stato un episodio: è una traccia. E da quella traccia nasce un obiettivo esplicito, firmato dal presidente: «arrivare ai playoff e provare a passare il primo, se possibile il secondo turno».
IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE: STRUTTURA E GIOVANI COME ARCHITRAVI
Nelle ultime ore, dalle colonne del Giornale di Brescia, autorevole quotidiano locale, Andrea Caracciolo ha messo in fila priorità e tempi: consolidamento societario, valorizzazione del vivaio, obiettivo playoff con l’ambizione di andare oltre la semplice partecipazione. Parole che non si nascondono dietro formule prudenti: «strutturarsi sempre di più» e far sì che «sempre più giovani» arrivino a bussare, e ad entrare, in prima squadra. Il presidente ha rivendicato un primato territoriale: «guardando i dati del minutaggio degli Under, oggi siamo la squadra bresciana più virtuosa». È un’affermazione che si incastra nella cornice regolamentare e nei trend di categoria (ci torniamo tra poco) e che fotografa una scelta tecnica precisa. In fondo, se il progetto è di medio-lungo periodo, investire su un capitale umano formato in casa o indirizzato su profili di prospettiva è la scorciatoia più lineare verso la sostenibilità. Che Caracciolo non stia improvvisando lo dimostra l’organigramma e la traiettoria recente del club: la presidenza affidata all’«Aironeı nel 2022, una struttura manageriale riconoscibile, competenze distribuite (dal direttore area tecnica a una direzione sportiva focale) e una proprietà diffusa su più soci, tutti orientati sulla stessa missione.
PARLARE DI UNDER EQUIVALE A PARLARE DI SERIE C
In Serie C la valorizzazione dei giovani non è un tema cosmetico: è regula, premi, bilanci. Il cosiddetto «minutaggio giovani», con le soglie giornaliere e i tetti per gara, è divenuto un acceleratore strutturale della riforma varata dalla Lega Pro. Basta scorrere i dati ufficiali per comprendere la direzione di marcia: nelle ultime due stagioni è cresciuto in modo significativo il monte-minuti concesso ai ragazzi, dentro un quadro che incentiva economicamente i club capaci di raggiungere determinate soglie e che, progressivamente, chiede di aumentare il numero di calciatori «formati in casa» in lista. In poche parole: chi investe sui giovani oggi, investe due volte, sul campo e a bilancio. In questo scenario legato a norme e premi variabili, il posizionamento del Lumezzane, «la più virtuosa tra le bresciane nell’utilizzo degli Under», secondo l’autovalutazione presidenziale, assume un valore concreto. La strategia non si misura soltanto nei nomi, ma nell’abitudine a concedere fiducia: minuti distribuiti, responsabilità crescenti e staff tecnici allineati al principio della crescita. È un cambio di paradigma che in Serie C sta cambiando il modo di costruire le rose, con esiti già misurabili in termini di utilizzo e presenza in distinta di profili Under 23-Under 20.
L'ALLENATORE GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO
Dalla metà di settembre 2025, la panchina è stata affidata a Emanuele Troise, tecnico «formato» tra giovanili e prime squadre, capace di leggere la categoria e, soprattutto, di lavorare su gruppi con un’alta percentuale di Under. Curriculum e dichiarazioni di metodo coincidono: responsabilità diffusa, attenzione ai dettagli, zero alibi. Un vocabolario coerente con un cantiere tecnico che deve crescere nella gestione dei momenti (l’«impatto alla gara» evocato più volte nelle conferenze) e nella qualità delle scelte dentro i 90 minuti. Il profilo è stato scelto anche per questo: accompagnare il consolidamento, non teorizzarlo. Un dato utile per inquadrare la «linea verde» è la struttura anagrafica della rosa, fotografata in più istantanee stagionali attorno ai 23-24 anni di età media, con oscillazioni legate agli indisponibili. È un numero che, al netto delle variabili di giornata, racconta il perché certe serate «da grande», come il blitz al Rigamonti, abbiano un valore pedagogico oltre che di classifica.
I SEGNALI DEL CAMPO, QUANDO L'IDENTITÀ DIVENTA RISULTATO
La scena del derby non è un unicum. Nel finale d’autunno, il Lumezzane ha dato segnali di maturazione anche lontano da casa: emblematico lo 0-1 sul campo dell’AlbinoLeffe, deciso da Caccavo al 16’ e costruito con una prova di equilibrio, attenzione e capacità di soffrire. Partite così segnano uno spartiacque mentale: non solo perché consolidano una classifica da zona sinistra, ma perché danno sostanza al principio, tanto caro a Troise, che la prestazione «tiene» anche quando le variabili (inferiorità numerica, pressione avversaria, gestione palla) si fanno più complicate. Nel percorso, ovvio, ci sono anche inciampi sonori: la partenza a razzo del Vicenza in agosto ha sottolineato la distanza, in una singola giornata, tra un top budget e una realtà che sta crescendo; ma proprio questo tipo di urto ha prodotto una reazione misurabile nelle settimane successive, fino a restituire ai rossoblù la sensazione di poter «stare» nelle partite con le migliori. Il calendario e le serie di risultati hanno poi ridisegnato gli obiettivi intermedi, tenendo nel mirino la zona playoff.
MERCATO E SINERGIE, LA «ROTTA» BOLOGNA
Se la filosofia è chiara, lo è anche la coerenza sul mercato: in inverno si è rafforzata la connessione con il Bologna FC 1909, trasformando Lumezzane in un «ponte» credibile per prospetti in cerca di minuti e responsabilità. Due mosse, su tutte, spiegano la linea: 1) il prestito del difensore Riccardo Stivanello (classe 2004), allunghissimo potenziale da scolpire attraverso continuità e gestione degli errori fisiologici dell’età; 2) l’arrivo, sempre in prestito, dell’attaccante Gennaro Anatriello (classe 2004), reduce da un percorso a tappe in Serie C e pronto a dare profondità e alternative nel reparto avanzato. Sono innesti che rispondono a due esigenze: copertura numerica su profili specifici e innalzamento del tasso competitivo interno. Non solo. Consolidano una reputazione: «piazza giusta» per crescere significa anche collocarsi, nel medio periodo, come interlocutore privilegiato per i club di Serie A con pipeline ricche.
PLAY OFF, OBIETTIVO E PERCORSO
Arrivare tra le prime dieci del Girone A e strappare un pass per i playoff è l’obiettivo «misurabile» che il Lumezzane si è dato. Ma qui la differenza non la fa la riga in classifica: la fa il passo ulteriore. «Passare il primo, magari il secondo turno» è la frase che ha acceso l’ambiente perché fotografa un’ambizione concreta. Cosa serve per trasformarla in realtà? 1) Migliorare la gestione dell’inerzia: troppe volte i rossoblù hanno avuto bisogno di un episodio per accendersi. Serve alzare la soglia d’ingresso, l’«impatto», già nei primi 15-20 minuti, riducendo i tempi morti e le frizioni tecniche in uscita. 2) Rifinire la continuità difensiva: sui campi della categoria la differenza la fa spesso la fase «senza palla». Leggibilità delle seconde palle, postura in area e scalate dei quinti sono dettagli che, a primavera, pesano come gol fatti. 3) Spingere l’asticella dell’intensità nei big match: con le squadre di vertice il margine d’errore si assottiglia. Essere «cattivi» nelle due aree significa anche alzare l’efficienza sulle palle inattive, una variabile spesso decisiva nelle sfide a eliminazione.
L'IMPORTANZA DEI DETTAGLI: DAL CENTRO SPORTIVO ALLA GESTIONE DELLA LISTA
Nel calcio di oggi, «strutturarsi» significa molto più che costruire un undici titolare. Vuol dire dotarsi di un centro sportivo funzionale, integrare le routine tra prima squadra maschile e settore giovanile, unificare linguaggi tecnico-tattici, gestire i carichi di lavoro in modo scientifico. Non a caso, già nella scorsa estate il club ha spinto sull’idea di una «casa comune», con le due prime squadre e la Primavera che condividono spazi e tempi: un investimento «invisibile» a occhio nudo, ma che riduce le frizioni quotidiane e crea appartenenza. C’è poi il tema, spesso sottovalutato, della gestione delle liste: in stagione Caracciolo non ha nascosto il rammarico per i ragazzi esclusi per ragioni regolamentari o di numero, spiegando che l’esperienza servirà per organizzare in modo ancora più chirurgico scelte e timing sul mercato. È un punto chiave nei club a «trazione giovani»: portare tanti profili in rosa senza offrire un minutaggio sostenibile rischia di ridurre l’effetto apprendimento. La pianificazione, qui, vale un gol pesante.
LA SINTESI: UN PROGETTO CHE ASSOMIGLIA ALLA SUA IDEA
Il Lumezzane versione 2025-2026 somiglia alla visione che lo guida: un club che ha accettato la sfida di crescere «dentro» le regole e non a dispetto di esse, che ha ridefinito i propri confini investendo su strutture, processi, giovani e una catena decisionale fatta di ruoli chiari. I playoff non sono un feticcio, sono la tappa di un percorso che ha senso se, come ha dichiarato Caracciolo, porterà a passare almeno un turno. Per farlo servirà il miglior Troise, servirà che i «senior» reggano la barra nei momenti caldi, serviranno i gol di Caccavo e gli strappi dei nuovi innesti. Ma, soprattutto, servirà la virtù più difficile: fare le stesse cose, bene, tutte le volte. È il modo più semplice, e più complicato, per trasformare un’idea in una classifica.