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Serie C

Il Milan può salire di categoria anche senza vincere campionato o play off, è un paradosso all'italiana

I rossoneri hanno un piano su due binari: spingere in campo e presidiare i regolamenti, con la «porta laterale» del ripescaggio

MILAN FUTURO SERIE D - EMANUELE BORSANI

MILAN FUTURO SERIE D - Emanuele Borsani, attaccante classe 2008 dei rossoneri, già 3 reti in campionato nel Girone B

Un pullman che lascia il «Felice Chinetti» al crepuscolo, una domenica d’inverno. Dietro i vetri, ragazzi poco più che ventenni guardano il riflesso della scritta Milan Futuro scorrere all’indietro, mentre sullo schermo dello staff scorre un PDF: «C.U. 174/A FIGC - Seconde squadre, criteri per l’integrazione dell’organico». È l’immagine di un club che non si affida al caso. Perché l’obiettivo dichiarato è chiaro: tornare in Serie C già dalla prossima stagione. E farlo senza illusioni, sapendo che tra classifica e regolamenti c’è un margine da sfruttare solo quando la realtà lo consente. Non prima, non oltre.

IL PUNTO DI PARTENZA: QUARTI IN UN GIRONE B IPER COMPETITIVO
Ad oggi, 18 febbraio 2026, il Milan Futuro naviga nella zona medio-alta del Girone B di Serie D. Le ultime settimane hanno ancorato i rossoneri a ridosso della zona playoff, con oscillazioni tra il terzo e il settimo posto in base ai risultati del weekend e ai recuperi delle rivali. La cronaca recente racconta di un inverno a strappi: risalite fino al podio provvisorio, poi scivolate e nuovo rilancio. Da inizio 2026 il gruppo di Massimo Oddo ha alternato prove autoritarie a cadute dolorose, restando comunque nel pacchetto delle inseguitrici. In sintesi: la vetta è lontana, l’accesso ai playoff è alla portata ma non scontato. Il dato-chiave, però, è altrove: a 13 punti dalla prima, la promozione diretta è di fatto proibitiva; molto passerà da un’eventuale post-season e, soprattutto, da quello che accadrà fuori dal campo tra giugno e luglio. Qui entrano in gioco i regolamenti FIGC e l’esperienza maturata dai rossoneri nella turbolenta estate scorsa.

DA FERRARA ALL'INVERNO: LA RETROCESSIONE E LA REAZIONE
Il primo capitolo di questa storia si chiude il 17 maggio 2025 al «Paolo Mazza» di Ferrara: SPAL-Milan Futuro 2-0 nel ritorno del playout, dopo l’1-0 rossonero all’andata del 10 maggio. La retrocessione è una ferita aperta e, allo stesso tempo, l’inizio della controffensiva tecnica e societaria. Il club conferma Massimo Oddo alla guida fino al 30 giugno 2027 e blinda lo zoccolo duro dello staff, con la presenza di un maestro come Mauro Tassotti in qualità di collaboratore tecnico. Segnale forte: il progetto non si smonta, si irrobustisce. Sul campo, il rientro in Serie D non è una passerella. Il Girone B è un labirinto di piazze organizzate (da ChievoVerona a Folgore Caratese, da Brusaporto a Casatese Merate) e di tradizione (da Pavia a Varesina), con corse che si ribaltano in un turno. Ma il Milan Futuro resta lì, a mordere i margini dei piani alti, dentro una lotta che spesso si decide per dettagli e strappi di forma.

IL COME PRIMA DEL «SE», IL REGOLAMENTO PUÒ CAMBIARE IL DESTINO
Qui non si parla di favori, ma di norme. La FIGC, con il Comunicato Ufficiale n. 174/A del 7 febbraio 2025, ha definito i criteri per l’eventuale «integrazione dell’organico» della Serie C. Traduzione: se, e solo se, si creeranno «vacanze di organico» dopo le verifiche Licenze Nazionali (ad esempio per una domanda di iscrizione respinta) o in caso di provvedimenti successivi al 6 giugno 2025, si procederà secondo un ordine preciso: 1) prima una Seconda Squadra di Serie A; 2) poi una società proveniente dalla Serie D; 3) quindi una retrocessa dalla Serie C. È il punto cardinale del dibattito: il ripescaggio non è un lasciapassare «a richiesta», ma un meccanismo eccezionale che scatta soltanto quando qualcuno «lascia un posto libero» tra i Professionisti. E le seconde squadre, categoria a cui il Milan Futuro appartiene per inquadramento – hanno una corsia preferenziale nel primo slot disponibile di quell’eventuale catena di sostituzioni. Ma attenzione: altro capitolo è la riammissione, che segue logiche differenti e, come ricordato da fonti specializzate – non riguarda le seconde squadre retrocesse. Due binari separati, due lessici da non confondere.

IL PRECEDENTE CHE INSEGNA: DALL'ANCONA ALL'ESTATE NERAZZURRA
Per capire come e quando una seconda squadra possa materialmente salire in Serie C «da feritoia» regolamentare, basta tornare indietro di una stagione. Nell’estate 2024, l’Ancona fu l’unica esclusa dalla C: in quel contesto, la priorità di ripescaggio fu assegnata a una seconda squadra di A, aprendo di fatto la strada al progetto rossonero e, l’anno successivo, a quello nerazzurro. Nel 2025, dopo la mancata iscrizione della SPAL, è stata l’Inter Under 23 a ottenere l’ammissione in Lega Pro, mentre la Pro Patria veniva riammessa e il Ravenna completava l’organico. Il Consiglio Federale del 24 luglio 2025 ha formalizzato il quadro, seguendo proprio la sequenza prevista dalle norme. Questo è il «precedente» che oggi alimenta la strategia del Milan Futuro. Il messaggio, però, resta netto: serve che si creino effettivamente i posti vacanti. E non è affatto scontato che ciò accada ogni estate, o nella misura necessaria a far scorrere tutte le «priorità» della lista. È successo con Ancona e SPAL; potrebbe non ripetersi. È qui che la lungimiranza (e la prudenza, anche comunicativa) fanno la differenza.

LA ROTTA ROSSONERA: CAMPO, CARTE E CALENDARIO
Dentro questo perimetro, il Milan Futuro si muove su due binari. 1) Sul campo, l’obiettivo minimo è l’accesso ai playoff del Girone B: oltre a dare sostanza alla stagione, i playoff sono palestra di stress competitivo e vetrina per una rosa giovane che deve mantenere ritmo e intensità fino a maggio. Trovarsi nella «pancia» della classifica a febbraio non è un verdetto, ma un invito a fare serie di risultati. Le cronache di inizio anno mostrano una squadra capace di punte con il Leon in trasferta e di rimonte al Chinetti, ma anche di passaggi a vuoto contro rivali dirette: severità, non catastrofismo. 2) Fuori dal campo, la regia societaria lavora per farsi trovare pronta nel caso si liberi lo slot «seconde squadre» in Serie C. L’orizzonte operativo, lo si è visto lo scorso anno, ha date cruciali: tra giugno (verifiche Covisoc e Licenze) e luglio (delibere del Consiglio Federale), quando l’organico della Lega Pro viene rifinito. È lì che la candidatura rossonera, in quanto seconda squadra già strutturata e allineata ai parametri, può pesare. Ma solo se la porta si apre. Il resto è narrativa.

PERCHÈ LA STRADA LUNGA SERVE, ANCHE SE SI SOGNA LA BREVE
C’è un elemento spesso sottovalutato: anche se l’integrazione dell’organico (il cosiddetto «ripescaggio») dovesse aprire un varco, arrivarci con una stagione competitiva alle spalle cambia la prospettiva. Perché il salto in C richiede intensità fisica, conoscenza degli avversari, gestione degli errori: qualità che si allena meglio nella parte alta del Girone B che non in un’annata «di galleggiamento». La retrocessione del 2025 ha insegnato che in Serie C non si perdona: l’1-0 dell’andata contro la SPAL non ha protetto dal 2-0 del «Paolo Mazza». Oggi quel ricordo è bussola: la risalita, se ci sarà, dovrà poggiare su fondamenta più robuste, non su effetti speciali. In questo spazio di possibilità, il Milan Futuro corre su entrambe le corsie: allena un’identità riconoscibile in Serie D e tiene il polso dei comunicati federali. La scena iniziale, quel PDF sul pullman al tramonto, racconta la verità più semplice e più scomoda del calcio italiano: la competenza è l’unico vero shortcut. Il resto sono curve. E di curve, il Girone B ne ha parecchie.

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