Serie C
19 Febbraio 2026
ALCIONE SERIE C - Vincenzo Plescia, attaccante classe 1998, ha segnato il gol decisivo in casa del Vicenza domenica 15 e he festeggiato i 28 anni mercoledì 18
In un pomeriggio terso a Vicenza, il tabellone dello stadio Romeo Menti aveva ormai la rassegnata compostezza di chi sta per archiviare uno 0-0 di cartello. Poi, al minuto 90’+2’, una corsa sulla sinistra, un pallone messo con intelligenza sul secondo palo e la zampata che cambia il suono del pomeriggio: Vincenzo Plescia, numero 9 appena arrivato in città da poche settimane, spalanca le braccia sotto il settore degli ospiti e congela la capolista. L’Alcione Milano espugna il Menti, interrompe l’imbattibilità stagionale del L.R. Vicenza e manda un segnale a tutto il Girone A di Serie C: gli Orange non sono una comparsa, ma una squadra con un’idea chiara, un’anima riconoscibile e un centravanti capace di accendere le partite all’ultimo respiro.
L'ISTANTE CHE FA LA DIFFERENZA
Il gol nasce in transizione: apertura a sinistra, Jules Pitou attacca lo spazio e pennella profondo sul palo lungo; lì, Plescia legge il tempo perfetto e appoggia in rete. È la scena madre che il «momentum» statistico e la cronaca inchiodano in calce alla gara: Vicenza 0-1 Alcione, marcatura al recupero, assist di Pitou, rete dell’attaccante palermitano. La capolista, prima fino a quel momento e senza sconfitte nel campionato in corso, scivola sul più beffardo dei finali.
UN COLOSSO CHE CADE, UN'IDENTITÀ CHE SI AFFERMA
Il valore dell’impresa sta tutto nel contesto: arrivare al Menti contro una capolista con 66 punti in 26 partite e imporle lo stop è molto più che un colpaccio episodico. È la certificazione di una crescita. Gli Orange reggono l’urto, chiudono le linee interne, difendono la profondità e scelgono con lucidità quando alzare il baricentro. Se ci fosse bisogno di un manifesto, sta nelle parate di Agazzi, strepitosa quella su Pellizzari, e nella freddezza nel gestire i minuti caldi prima del contropiede decisivo.
LA VOCE DEL PROTAGONISTA: «QUI C'È UNA FAMIGLIA VERA»
Il giorno dopo, la parola passa a Plescia: «Un’emozione indescrivibile», racconta nell’intervista, tornando con la memoria a quell’abbraccio collettivo, allo staff in piedi e a un presidente con gli occhi lucidi. E poi la frase che spiega molto più di qualsiasi lavagna tattica: qui, dice, «c’è una famiglia vera». Per un attaccante classe 1998 arrivato a gennaio, con meno di un mese di lavoro con i nuovi compagni, sono parole che fanno rima con identità e appartenenza.
PLESCIA, UN VIAGGIO CHE TROVA CASA A MILANO
La traiettoria di Vincenzo Plescia merita uno sguardo che vada oltre l’istantanea del gol. Cresciuto nelle giovanili del Palermo, passaggi in Serie C tra Gubbio, Renate, Vibonese, Avellino, Carrarese, Piacenza e Messina, quindi il Sorrento nell’estate 2025 prima del trasferimento all’Alcione durante il mercato invernale. Formula: prestito con opzione di riscatto. Un percorso da centravanti di provincia che conosce i campi, le marcature, il peso dei duelli. A Milano trova una maglia che gli chiede verticalità, presenza in area e attacchi al secondo palo: il Menti ha già fornito la prima, rumorosa conferma. Non è un dettaglio la tempistica dell’operazione: ufficializzata tra fine gennaio 2026 e i primissimi giorni di lavoro con Giovanni Cusatis, la scelta ha avuto anche una precisa dimensione tattica. L’Alcione cercava un numero 9 capace di alternare sponde e attacchi dello spazio; il profilo di Plescia, per abitudini e curriculum, si è incastrato con naturalezza nelle esigenze del 4-3-2-1/4-3-3 «liquido» degli Orange.
LA FAMIGLIA SECONDO PLESCIA, OLTRE LA RETORICA
«Famiglia» è parola spesso abusata nel calcio. Qui, però, ha un peso specifico diverso, perché nasce da dettagli concreti raccontati dall’attaccante: la reazione simultanea di compagni e staff, l’emozione del presidente, la facilità con cui, in venti giorni, si sono incastrati meccanismi tecnici e relazioni umane. La differenza tra slogan e sostanza la si misura nella velocità di integrazione: 2 gare da titolare e 2 da subentrato all’altezza, 4 gol stagionali personali, una rete che spinge col martello pneumatico sul senso del suo arrivo. E un obiettivo dichiarato, la «doppia cifra», che fotografa ambizione ma anche metodo.
IL FUTURO PROSSIMO: OBIETTIVI, CLASSIFICA E MARGINI
Nel racconto a caldo l’orizzonte è chiaro: restare «tra le prime quattro o cinque», poi giocarsi il playoff con la spinta di un gruppo giovane mescolato all’esperienza dei leader. La distanza dal 4° posto era ridotta «un punto», per parola del centravanti, e la vittoria al Menti è la tessera che mancava per alimentare fiducia e coraggio. Se la Serie B resta un sogno «possibile» nelle ambizioni personali di Plescia, la cartina tornasole collettiva saranno i prossimi scontri diretti: mantenere la qualità difensiva vista a Vicenza, unita a una produzione offensiva più regolare, è la chiave per non disperdere il capitale accumulato.