Serie C
20 Febbraio 2026
VICENZA SERIE C - Francesco Benassai, difensore classe 1998 del Vicenza, nel campionato in corso conta 15 presenze e un gol
C’è un istante preciso, al Romeo Menti, in cui il rumore diventa materia. Minuto che scivola nella ripresa dello scorso 11 ottobre 2025, cross tagliato, deviazione sporca ma chirurgica: la palla di Francesco Benassai bacia la rete sotto la Sud e l’onda biancorossa travolge la Virtus Verona. Brividi, parole sue, e la consapevolezza che le partite che cambiano la stagione spesso si vincono nei dettagli. È da quella fotografia, il difensore che decide una sfida tesa, la capolista che ritrova slancio, che si può leggere il momento del L.R. Vicenza, primo nel Girone A di Serie C, e la voce di Benassai nel programma «È solo calcio»: un’istantanea nitida di come questa squadra stia costruendo la propria scalata alla Serie B. E nel prossimo turno c'è proprio in programma la trasferta in casa della Virtus Verona.
UN GRUPPO CHE SI ALLENA A 100 ALL'ORA, L'INCLUSIONE COME VANTAGGIO COMPETITIVO
Ospite della trasmissione, il centrale romano, classe 1998, ha messo in fila concetti chiave: «Una qualità del mister è di includere tutti... il gruppo è molto coeso». Parole che in uno spogliatoio non sono mai di circostanza, specie quando l’allenatore è arrivato in estate con un mandato chiaro: dare un’identità immediata, competitiva e sostenibile per un campionato lungo. L’inclusione qui non è uno slogan; è un metodo. Se in settimana «tutti vanno forte» e «nessuno chiede perché non gioca», in partita la squadra conserva lucidità anche quando il piano-gara richiede sacrifici e tempi di attesa. Non è un caso che lo stesso Benassai sottolinei quanto i «difensori difficilmente vengono cambiati se si prendono pochi gol»: stabilità di reparto e fiducia interna sono il primo mattone della capolista. A fare da cornice c’è il lavoro di Fabio Gallo, tecnico che ha preso in mano il Lane dopo la risoluzione con Stefano Vecchi e si è presentato con un’idea di gioco «contro-corrente», più sostanza che moda, più principi che mode tattiche passeggere.
«MEGLIO POCHE PARTITE FATTE BENE», LA QUALITÀ SOPRA LA QUANTITÀ
Tra le righe dell’intervista c’è un manifesto personale che diventa collettivo: «Sono venuto a Vicenza per vincere, non per giocare 30 partite; è meglio giocarne poche ma fatte bene». È un’affermazione che racconta mentalità e gerarchie meritocratiche: in una stagione in cui la capolista ragiona per standard prestazionali, il minutaggio diventa funzione della qualità, non un fine. L’idea è spostare l’attenzione dalla somma dei minuti alla somma degli impatti: che si tratti di una diagonale chiusa, di una marcatura preventiva o di una rete pesante contro la Virtus Verona, il valore sta nella densità dell’intervento, non nella sua frequenza. Un paradigma che, tradotto in allenamento, impone livelli competitivi «alti tutti i giorni», come sottolinea lo stesso Benassai.
IL GOL ALLA VIRTUS VERONA, QUANDO UN DETTAGLIO PESA COME 3 PUNTI
Tornando al frame iniziale: contro la Virtus Verona, la firma di Benassai ha avuto un peso superiore alla semplice statistica. È stata la giocata che ha chiuso una partita di sofferenza «di squadra», secondo la cronaca locale, confermando una virtù che distingue le capolista: saper vincere anche quando non si domina. In quel pomeriggio, i biancorossi hanno dovuto accettare fasi di rincorsa emotiva e territoriale, prima di piazzare il colpo che ha spostato l’inerzia. Non un episodio isolato ma un tassello di un mosaico più grande: il Menti come luogo dove la squadra trova risorse collettive oltre i singoli. Quel gol ha avuto anche un riverbero personale: «Quando ho segnato, mi sono venuti i brividi». È un passaggio che racconta quanta chimica si sia creata tra il centrale arrivato dal Trapani e la curva che chiede una sola cosa: continuità di rendimento. Ufficializzato il 18 luglio 2025 con contratto fino al 30 giugno 2027, Benassai ha trovato subito un habitat coerente: responsabilità chiare, richieste altissime, e una linea che premia chi porta affidabilità.
VERONA NEL MIRINO: «IL PASSATO PASSATO»
Nelle parole del difensore c’è anche un ponte verso il prossimo Verona: «Sarà una partita diversa, il passato è passato». Il riferimento, evocato dai compagni, è a quanto accaduto un anno prima al Gavagnin-Nocini, stadio che negli ultimi campionati è stato capace di scalfire l’autostima di molte big, come proprio al Vicenza nella stagione 2024-2025, con il girone poi vinto dal Padova. Ma qui, più che la voglia di rivincita, prevale la concretezza: «Fare la nostra partita senza pensare a loro». È il baricentro psicologico che Gallo ha voluto sin dall’inizio: non costruire la motivazione sul «contro», ma sull’«a favore». Lavoro sui princìpi, gestione dei momenti, attenzione maniacale alle seconde palle e alle marcature preventive. Tradotto: recuperare l’inerzia nei passaggi in cui il match si sporca.
LA ROTTA VERSO LA SERIE B: MENO RETORICA, MAGGIORE SOSTANZA
Febbraio è il mese in cui le ambizioni diventano compiti. Per il L.R. Vicenza, significa: 1) Difendere il Menti come fortino identitario. 2) Alzare l’asticella nelle trasferte insidiose, Verona in primis, imponendo i propri princìpi. 3) Mantenere la squadra «larga di risorse ma stretta di idee»: rotazioni mirate, coerenza di compiti, attenzione maniacale ai dettagli di reparto. In fondo, lo ha detto Benassai meglio di chiunque: «Remiamo tutti dalla stessa parte». Una frase che nel calcio suona spesso di rito; qui, invece, è la didascalia corretta di una capolista che ha fatto del «noi» un acceleratore prestazionale. Se a luglio 2025 i biancorossi hanno ridisegnato panchina e rosa per riprovarci, a novembre e dicembre hanno indossato l’abito da favoriti. Ora, nel cuore dell’inverno, resta da dimostrare la virtù più difficile: vincere quando tutti si aspettano che tu vinca. E allora sì, forse la frase più importante è proprio la più semplice: «Vincere». Perché a Vicenza non è un auspicio: è un programma.