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Serie C

Se ne vanno 200 milioni di stipendi in categoria, tra squadre ambiziose e idee sostenibili il Sud guida la spesa

Dati ufficiali dopo il mercato di gennaio: la mappa degli ingaggi dice che la forbice fra ricchi e «parsimoniosi» resta ampia

CATANIA SERIE C - DOMENICO TOSCANO

CATANIA SERIE C - Domenico Toscano allena il club etneo, 2° in classifica nel Girone C con 56 punti

Una cassaforte si apre, la luce cade su cifre che raccontano più di mille dichiarazioni: nella notte del 19 febbraio 2026, la Lega Pro mette sul tavolo il dossier che fotografa la spesa reale dei club tra emolumenti fissi, premi e diritti d’immagine. E il numero che balza agli occhi è uno di quelli che spostano il discorso: l’intera Serie C (escluse le seconde squadre) «muove» quasi 200 milioni di euro nella stagione 2025-26. In testa, senza rivali, c’è il progetto muscolare del Catania: 14.210.854 euro complessivi. Dietro, Benevento e Salernitana superano quota 10 milioni, mentre Ternana e Arezzo stanno oltre gli 8 milioni. Tutto certificato da un documento ufficiale con estrazione al 5 febbraio 2026, successivo alla chiusura del mercato invernale.

IL PODIO DELLE BIG: COMANDA IL GIRONE C
In cima alla classifica per spesa totale c’è il Catania con 14.210.854 euro: un dato che misura ambizioni chiare e una struttura salariale da club di vertice. Subito dietro il Benevento con circa 10,867 milioni e la Salernitana a 10,692 milioni. Il trittico, da solo, vale oltre 35 milioni. Sono numeri che confermano il «baricentro» economico del torneo verso Sud, in particolare nel Girone C.

IL DATO GENERALE
Sommando i conti delle 56 società considerate (sono escluse le formazioni Under 23 di Inter, Juventus e Atalanta), si arriva a 198.961.461 euro: nel dettaglio, 138.816.864 di emolumenti fissi, 58.303.982 di premi e 1.840.615 di diritti d’immagine. È la radiografia più aggiornata della Lega Pro: una base informativa che consente paragoni storici e territoriali, ma anche valutazioni di sostenibilità.

CHI SPENDE DAVVERO: LA TOP 10 NAZIONALE
1) La graduatoria certificata dalla Lega Pro vede, oltre alle prime tre, Ternana (8,695 milioni) e Arezzo (8,111 milioni) oltre quota 8; a seguire Trapani (6,826), Union Brescia (6,570), L.R. Vicenza (6,544), Ascoli (5,553) e Triestina (5,184). La forbice è ampia: basta scorrere fino in fondo per incontrare realtà virtuose e «leggere» come Virtus Verona (791.797 euro) e l’ultimo Ospitaletto (664.055 euro), oltre 22 volte sotto la capolista.

SERIE C VS SERIE B, IL DIVARIO RESTA STRUTTURALE
Il confronto con la Serie B aiuta a pesare le cifre. Anche se la cadetteria resta un altro pianeta, con un monte ingaggi che sfiora o supera i 250-260 milioni a seconda delle rilevazioni, l’alta Serie C sta «accorciando» a livello delle singole big: basti pensare che alcune prime della B viaggiano fra 20 e 29 milioni, mentre la capolista C di quest’anno è sopra 14. Un gap ancora significativo, ma meno abissale nel vertice della piramide.

LA MAPPA COMPLETA DELLE SPESE
1) Nel cluster 6-7 milioni, Trapani (6,826) e Union Brescia (6,570) incarnano due modi diversi di stare tra le ambiziose: piazza calda al Sud e capitale industriale al Nord. 2) L.R. Vicenza (6,544) cita tradizione e blasone, Ascoli (5,553) rilegge il proprio DNA competitivo in chiave Lega Pro, Triestina (5,184) è di nuovo sopra la linea dei 5. 3) Nella fascia 3-5 milioni si gioca spesso la vera partita dell’efficienza: Cosenza (4,994), Ravenna (4,657), Perugia (4,604), Cittadella (4,504), Novara (4,104), Potenza (4,037). Sono numeri che parlano di programmazione e filiere giovanili robuste. 4) Sotto quota 3 emergono esperimenti di sostenibilità: Pro Vercelli (2,943), Foggia (2,744), Vis Pesaro (2,693), Livorno (2,595), AlbinoLeffe (2,441), Siracusa (2,328), Lumezzane (2,320). Con budget così, l’errore di mercato costa doppio: la precisione è tutto.

CONCLUSIONE: LA SERIE C TRA SLANCIO E RESPONSABILITÀ
I numeri non fanno punti, ma raramente mentono. La Serie C 2025-2026 vive il suo «momento verità»: investimenti significativi in testa, con il Catania oltre 14 milioni e il tandem Benevento–Salernitana nell’orbita dei 10–11, e una lunga fascia media che prova a coniugare competitività e controllo dei costi. L’aumento complessivo rispetto al 2024-25 racconta un campionato più ricco, ma anche più esigente: sul piano gestionale, oltre che tecnico. Il dibattito sulle riforme, e perfino l’ipotesi estrema del «downgrade», dicono che il sistema cerca un equilibrio nuovo. Nel frattempo, la classifica degli stipendi resta una bussola preziosa: misura ambizioni, svela strategie, mette i conti davanti agli occhi di tutti. E ci ricorda che, in Serie C, la differenza tra un progetto vincente e una grande delusa spesso si gioca su un concetto semplice e cruciale: sostenibilità.

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