Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa di William Barducci, ex calciatore professionista e allenatore, che il prossimo 5 giugno avrebbe compiuto 70 anni. Nato a Santarcangelo il 5 giugno 1956, Barducci ha attraversato diverse epoche del calcio italiano, vivendo da protagonista stagioni intense tra Serie A, Serie C e campionati dilettantistici, prima di dedicarsi con passione alla carriera in panchina e alla formazione dei giovani. La sua è stata una storia fatta di sacrifici, occasioni importanti, cadute e ripartenze, sempre accompagnate da una profonda umanità e da un amore autentico per il pallone.
GLI INIZI, TALENTO E DETERMINAZIONE
Cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Sammaurese, Barducci si mise presto in evidenza come attaccante rapido, istintivo e dotato di grande freddezza sotto porta. Non era soltanto un finalizzatore, ma un giocatore generoso, capace di sacrificarsi per la squadra e di muoversi con intelligenza negli spazi. L’esordio arrivò con il Bellaria, tappa fondamentale per farsi notare nel panorama calcistico nazionale. Il salto di qualità non tardò ad arrivare: nel 1977, ad appena 21 anni, fu chiamato dalla Fiorentina in Serie A. Un traguardo che rappresentava il sogno di ogni giovane calciatore.
L'ESPERIENZA IN VIOLA: GOL PESANTI IN COPPA
Con la maglia della Fiorentina, Barducci trovò spazio soprattutto in Coppa Italia, competizione nella quale collezionò 6 presenze e 3 reti. Numeri che raccontano un impatto significativo, soprattutto considerando il livello degli avversari. Rimangono nella memoria la doppietta nel 2-2 in casa dell’Inter, formazione che avrebbe poi conquistato il trofeo, e il gol nel 2-0 contro il Torino. Prestazioni che dimostrarono il suo fiuto per il gol anche contro squadre di altissimo livello. Nonostante le buone prove, l’esperienza in Serie A fu breve. Nell’estate del 1978 Barducci scese di categoria per trovare maggiore continuità.
LA LUNGA MILITANZA IN SERIE C
Il trasferimento al Livorno segnò l’inizio di una lunga e solida carriera in Serie C. In un calcio meno patinato ma estremamente competitivo, Barducci seppe ritagliarsi un ruolo da protagonista. Dopo Livorno, vestì le maglie di Montecatini e Spezia, ma fu con la Lucchese che visse le stagioni più significative: 54 presenze e 20 reti, numeri che testimoniano continuità e incisività sotto porta. A Lucca lasciò il ricordo di un attaccante affidabile, capace di assumersi responsabilità nei momenti decisivi. La carriera proseguì con il Fano, dove contribuì alla vittoria del campionato di C2, centrando una promozione importante. Successivamente indossò la maglia del Pontedera, completando il suo percorso tra i professionisti con la consueta serietà e professionalità.
L'ULTIMA TAPPA DA CALCIATORE: FAENZA
La carriera agonistica si concluse al Faenza Calcio, dove Barducci disputò due stagioni intense. Totalizzò 47 presenze e 3 reti, contribuendo alla conquista del campionato Interregionale, traguardo raggiunto anche grazie a un ripescaggio per meriti sportivi. A Faenza non si chiuse soltanto un capitolo, ma se ne aprì uno nuovo. Chiamato dal dirigente Enzo De Giovanni a raccogliere l’eredità di Ezio Gamberi, Barducci iniziò la sua carriera da allenatore proprio a Faenza, tra il 1989 e il 1991. Dimostrò subito competenza tecnica e qualità umane non comuni. Nel primo anno guidò contemporaneamente la squadra Juniores e la Prima squadra, un impegno gravoso che affrontò con entusiasmo e capacità organizzative. Nel biennio ottenne un settimo e un terzo posto, risultati che confermarono il suo valore anche in panchina.
L'IMPRESA CON IL GUALDO
Il punto più alto della sua carriera da allenatore arrivò nel 1992, quando alla guida del Gualdo centrò una storica promozione in Serie C2, portando il club per la prima volta tra i professionisti. Un risultato che rimane inciso nella storia della società e che consacrò Barducci come tecnico capace di costruire gruppi solidi e vincenti. L’anno successivo, però, fu esonerato nel campionato seguente, una decisione che lo colpì profondamente e che fu vissuta da molti come ingiusta. Dopo quell’episodio, Barducci scelse di allontanarsi dal mondo del calcio per circa 10 anni, dedicandosi ad altre attività professionali. Una pausa lunga, che non cancellò però la sua passione.Tornò successivamente nelle categorie minori e affiancò Corrado Benedetti come vice nelle esperienze di Grosseto, Perugia e Pistoia. Esperienze che arricchirono ulteriormente il suo bagaglio tecnico e umano. Infine, il ritorno alle origini: l’ingresso nel settore giovanile della Sammaurese, la società che lo aveva formato da ragazzo.
UN MAESTRO PER GENERAZIONI DI GIOVANI
Negli ultimi anni Barducci si è dedicato anima e corpo alla crescita dei giovani calciatori. Per tanti ragazzi non è stato soltanto un allenatore, ma un educatore, un punto di riferimento, un esempio. Ha trasmesso il rispetto per le regole, l’importanza del sacrificio, il valore del gruppo. Ha insegnato che il calcio è sì competizione, ma anche amicizia, disciplina e passione. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo nelle società in cui ha lavorato, ma soprattutto nelle persone che hanno condiviso con lui un tratto di strada. William Barducci sarà ricordato per i suoi gol, per le promozioni conquistate, ma ancora di più per la sua umanità e per l’impronta lasciata nelle comunità sportive che lo hanno conosciuto. Il calcio italiano perde un uomo vero, capace di vivere questo sport con autenticità e cuore.
Classifiche
Shop





