Serie C
24 Febbraio 2026
PRO PATRIA SERIE C - Jacopo Desogus, attaccante classe 2002, dal suo arrivo a gennaio ha realizzato 4 gol in 8 partite coi bustocchi
La scena che resta impressa accade prima del fischio finale: in tribuna, lo sguardo di Pep Guardiola cattura i riflessi delle luci del «Rigamonti», sotto il quale l’Union Brescia ribalta la partita e batte la Pro Patria. In campo, un ragazzo di 22 anni, Jacopo Desogus, aveva aperto la notte con uno sprint dopo appena 52 secondi e l’aveva tenuta viva con un rigore trasformato con freddezza. Due lampi che avrebbero potuto cambiare il destino di una squadra, e invece diventano il paradosso del calcio: esalti un talento, ma perdi la strada dei punti.
UNA PARTITA CHE È STATA DUE PARTITE
La gara si spacca in fretta. Al minuto iniziale, la Pro Patria disegna un contropiede scolpito: recupero di Frosali, transizione verticale, taglio di Desogus e sinistro che non dà scampo a Gori. È l’0-1 che sorprende il Rigamonti. L’Union Brescia reagisce: spinge con Marras, crea pericoli su piazzati con Fogliata, e al 32’ pareggia proprio con Fogliata, bravo a sfondare centralmente su imbucata di Balestrero. Poi il botta e risposta: al 40’ Desogus si procura il rigore (contatto con Sorensen/Balestrero) e lo trasforma: 1-2 e doppietta personale. Sembra l’inerzia giusta per i bustocchi, ma nell’ultimo minuto del recupero del primo tempo, punizione tagliata di Lamesta, colpo di testa di Balestrero e tap‑in di Cazzadori: 2-2. Nella ripresa il dettaglio che decide: palla vagante al limite, Balestrero arriva in corsa e al 60’ firma il 3-2 che chiude la rimonta e la serata. La cronaca e la distribuzione dei momenti chiave confermano un’Union Brescia capace di alzare i giri dopo l’intervallo e una Pro Patria coraggiosa ma punita in tre episodi cruciali. Le sequenze di gol, sostituzioni e ammonizioni consolidate dai dati live rafforzano la lettura di un secondo tempo a trazione bresciana.
«CONTENTO PER IL GOL, MA CI SERVONO I PUNTI»
A fine gara, tra l’adrenalina della doppietta e il peso del risultato, Jacopo Desogus sceglie la concretezza di chi guarda alla classifica prima che allo score personale. Le sue parole, riprese e rilanciate, sono un distillato dello spogliatoio: «Sono contento per il gol, ma in questo momento servono punti. Siamo sulla strada giusta: se continuiamo a lavorare così, verremo ripagati. E possiamo giocarcela con tutti». Non è una frase fatta: è il tentativo di mettere ordine in una notte contraddittoria, in cui il singolo ha brillato e il collettivo ha pagato una manciata di disattenzioni.
COSA HA FUNZIONATO DAVVERO NELLA PRO PATRIA
1) L’uscita in pressione e le transizioni corte. L’1-0 nasce da un recupero immediato e da una verticalità priva di fronzoli. È un copione replicabile, specie quando gli avversari alzano i terzini/esterni e si aprono corridoi tra braccetto e quinto. 2) La leadership «tecnica» di Schirò in cabina di regia. Nell’orbita di mezzi spazi e zona luce, ha offerto una linea di passaggio costante, utile sia per il cambio lato sia per il primo scarico a ridosso della trequarti. Lo si ritrova nelle descrizioni dei momenti di superiorità territoriale bustocca nel primo tempo. 3) L’impatto di Desogus come terminale e come «miccia». La doppietta porta il suo bottino stagionale in biancoblù a 4 reti, con l’aggiunta, non secondaria,di un rigore conquistato da sé stesso. È una soglia simbolica: da qui in avanti non è solo un esterno che attacca la profondità, ma anche un finalizzatore in grado di incidere in area.
DOVE SI È ROTTA LA PARTITA
1) Gestione dei piazzati difensivi. La Pro Patria ha pagato carissimo la qualità delle esecuzioni biancazzurre su punizioni e corner, oltre alle seconde palle nell’area piccola. Il 2-2 di Cazzadori matura proprio su una respinta non «pulita» dopo un colpo di testa. 2) Protezione dell’area al minuto «psicologico». Subire al 45’+2’ cambia il peso emotivo dell’intervallo: la gara che stavi portando a casa sul 2-1 diventa una risalita in apnea. Lo spartito della ripresa lo dimostrano il baricentro alzato dei padroni di casa e la loro velocità nel riprendere campo dopo ogni seconda palla. 3) Scelte e sincronismi nelle uscite palla dal basso. In due frangenti, la palla persa al limite si è trasformata in «pallone della partita» per l’Union Brescia: sul 3-2 di Balestrero, il controllo del corridoio centrale è mancato per mezzo secondo. Cronache e report «live» lo certificano, con la ricostruzione esatta del 60’.
L'ULTIMO CHILOMETRO DI UNA SERATA UTILE
Nonostante la sconfitta, questa partita lascia alla Pro Patria una traccia: c’è materiale su cui costruire. L’identità in transizione, la qualità in cabina di Schirò, la capacità di Desogus di prendersi responsabilità dentro l’area. Non basteranno da soli, e Desogus lo ha detto con onestà: servono punti, ma sono fondamenta. Il calendario offre subito un test «dentro/fuori» contro la Virtus Verona. Vinci quella, e il discorso cambia. Perdi ancora, e la percezione di una squadra «viva ma sfortunata» rischia di diventare una zavorra. Intanto, resta l’immagine iniziale: un grande allenatore europeo osserva da lontano una gara di Serie C. Forse è un caso, forse no. Ma in quelle curve di provincia, in quelle notti di febbraio, possono nascere storie che il calcio di vertice riconosce al primo sguardo. A patto, ed è la lezione di Desogus, che dopo i gol arrivino anche i punti.