Serie C
24 Febbraio 2026
TRENTO SERIE C - Mattia Sangalli, centrocampista classe 2002, con la rete alla Pro Vercelli sale a 3 gol in 24 partite di campionato
Un cronometro che vibra su 90+4’, la palla che scivola alle spalle del portiere, un urlo che scompone il silenzio dello «Silvio Piola». È il momento in cui Mattia Sangalli chiude i conti e trasforma una vittoria importante in un manifesto di maturità: il Trento espugna Vercelli per 3-1 e centra il 4° successo consecutivo, 7° risultato utile di fila. Non è un episodio isolato: è la fotografia di una squadra che corre, pensa, resiste e colpisce quando conta. E lo fa contro una Pro Vercelli aggressiva, trascinata dall’esperienza di Gianmario Comi, e capace di rientrare in partita prima del definitivo strappo gialloblù. La cronaca, i numeri e, soprattutto, le parole dei protagonisti raccontano un pomeriggio che può pesare sulla stagione.
LA PARTITA: EQUILIBRIO, STRAPPI E VOLATA FINALE
1) Primo tempo a elastico. Le due squadre si studiano, si spezzano le trame con duelli a centrocampo e corse sulle corsie. Poche occasioni pulite, molta attenzione a non concedere la profondità. È un 0-0 più tattico che prudente, con lampi a intermittenza e la sensazione che l’inerzia possa muoversi al primo episodio favorevole. 2) La ripresa si accende al minuto 53: il Trento esce dal guscio con un’uscita rapida, transizione curata e Jacopo Pellegrini di prima intenzione sblocca, premiando una catena di passaggi lucida e verticale. 1-0. Il Piola reagisce, la Pro alza i giri e al 66’ è Comi a rimettere il punteggio in parità, sfruttando il peso specifico in area. 1-1. Passano 4 minuti e arriva la giocata che cambia il flusso: da posizione defilata Daniele Triacca scaglia un tiro-cross velenoso che beffa la retroguardia. 2-1. Da lì, onda su onda: i bianchi ci provano, il Trento si difende con ordine e cerca la stoccata. Al 90+4’ la firma: Sangalli chiude il conto con il 3-1 che fa scivolare il sipario.
SANGALLI, UN GOL CHE VA OLTRE I 3 PUNTI
È il protagonista atteso che non ammicca alla retorica. Mattia Sangalli non si perde in autocelebrazioni: «Sono felice per il gol perché ha permesso di chiudere una gara ancora aperta; ma contava soprattutto vincere, dare un segnale e proseguire la nostra striscia positiva. Partita dura nel primo tempo, nella ripresa la differenza l’ha fatta il nostro ritmo». È il riassunto perfetto della trasformazione del Trento: da squadra solida ma intermittente a collettivo capace di strappare e amministrare, spingendo quando l’avversario cala. Sottolineare il «ritmo» significa rivendicare un’identità fisica e mentale, non solo tattica. E se un centrocampista interno va a chiudere la gara al 90+4’, vuol dire che i meccanismi di riaggressione e la copertura attiva dell’area funzionano oltre i ruoli tradizionali.
IL COLLETTIVO PRIMA DEI SINGOLI, IL TRENTO STA CRESCENDO
1) La linea mediana come metronomo. La presenza alternata di profili come Fossati, Aucelli, Benedetti e lo stesso Sangalli garantisce letture e gamba: uno detta i tempi, un altro sporca le linee, il terzo accompagna la transizione. È la stanza dei bottoni che ha permesso al Trento di alzare e abbassare il volume quando serviva, specialmente dopo l’1-1. 2) Gli esterni e la profondità. Con Dalmonte e Chinetti/Dalmonte a turnare, la squadra trova ampiezza in conduzione e la possibilità di «allungare» la difesa avversaria, preludio al gol di Pellegrini. Non è un caso che gli strappi più efficaci siano arrivati dopo l’intervallo, quando la Pro ha cercato di accorciare lasciando metri dietro. 3) La catena di destra. Il colpo di Triacca è più di un episodio fortunoso: è il risultato di una catena laterale reattiva, pronta a riattivarsi dopo la pressione e a riempire l’area con due-tre uomini. Il suo 2-1 al 70’ ribalta la psicologia del match e consegna al Trento il diritto di gestire, difendendo con ordine e colpendo negli spazi liberi.
LA STRISCIA POSITIVA, CONTINUITÀ CERTIFICATA DAI FATTI
Non è una narrativa: è la successione dei risultati a parlare. Dal successo sulla Pro Patria al colpo di Vercelli passando per prestazioni di sostanza, la curva dei gialloblù disegna una crescita lineare. Già contro i bustocchi, alla vigilia del viaggio in Piemonte, la squadra di Luca Tabbiani aveva mostrato maturità nel «rompere» un blocco basso con pazienza e ripetute conclusioni. Quel 2-0 aveva spinto il Trento al quarto posto; il 3-1 di Vercelli l’ha consolidato. La sequenza, più degli score isolati, racconta di una squadra che ha imparato a leggere i contesti e a non smarrire la rotta nei momenti chiave.
LE PAROLE CHE SPIEGANO IL CAMPO
«Fin dall’inizio sapevamo di affrontare una squadra difficile; siamo rimasti sul pezzo, colpo su colpo, resistendo quando serviva e poi tornando avanti e chiudendo la gara». Dentro questa frase di Sangalli c’è il doppio volto del Trento: la disponibilità al corpo a corpo tecnico e la lucidità nel riconoscere quando accelerare. Il riferimento al «ritmo» della ripresa non è casuale: chi ha visto la gara sa che, al rientro dagli spogliatoi, gli ospiti hanno acceso un metronomo più rapido, tenendolo alto per tutti i 45 minuti. È lì che l’inerzia si è rovesciata, fino alla firma del 90+4’. Con 41 gol segnati complessivi e una cadenza realizzativa in crescita, la squadra di Tabbiani si è guadagnata il ruolo di outsider credibile. La gara di Vercelli, intensa, piena di transizioni, decisa da qualità nelle esecuzioni, ne è l’ulteriore prova.