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Sconfitta nel derby e -7 punti a febbraio: la retrocessione mai vista prima dello storico club

Lo Sheffield Wednesday scivola in terza serie (tra gli applausi del pubblico) alla fine di una stagione maledetta

Sheffield Wednesday, retrocessione da record: febbraio nero, -7 punti e un derby che fa la storia

L’odore acre dei fumogeni si disperde sopra il Bramall Lane mentre il tabellone segna 2-1. È il 22 febbraio 2026 e c’è un dato che stona come una sirena nel gelo dello Yorkshire: gli Owls sono a -7 in classifica dopo 33 giornate, e la matematica non lascia scampo. La retrocessione è ufficiale, e siamo solo a febbraio: una prima assoluta nella storia del calcio inglese. In un pomeriggio che a Sheffield non si dimenticherà, il derby d’acciaio consegna alla memoria collettiva l’immagine più cruda: i tifosi del Sheffield Wednesday applaudono una squadra che scende, mentre i rivali del Sheffield United festeggiano una vittoria che fa epoca. Non c’è retorica che tenga: questa è cronaca di un crollo annunciato, e insieme dissezione delle sue cause profonde.

IL DERBY CHE SPEGNE LE LUCI

Il Sheffield United parte feroce: gol di Patrick Bamford al 2' dopo un errore difensivo, raddoppio di Harrison Burrows entro i 20'. Nella ripresa arriva un rosso a Kalvin Phillips che accende un filo di speranza per gli Owls, bravi a riaprire con Charlie McNeill su assist di Tayo Adaramola. Ma nel finale anche Gabriel Otegbayo rimedia il secondo giallo. Finisce 2-1. Le immagini sono chiare, il contesto pesantissimo: non è “quel” derby ad aver retrocesso il Wednesday, ma è “in quel” derby che la retrocessione diventa ufficiale. L’epilogo più duro, il più simbolico.

Il derby d’acciaio trasformato quindi in verdetto: la prima retrocessione di sempre in febbraio per una squadra della English Football League. La partita regala, paradossalmente, anche una fotografia dell’orgoglio: il settore ospiti applaude nonostante tutto, riconoscendo uno sforzo che non cancella gli errori ma ne cristallizza la dimensione umana. Una città spaccata in due, ma unita dall’idea che il calcio sappia raccontare le sue verità più dure con teatro e precisione.

LA PENALIZZAZIONE DECISIVA

Il 24 ottobre il Sheffield Wednesday entra in amministrazione: scatta la sanzione automatica di -12. Due mesi dopo, il 1 dicembre 2025, un’ulteriore penalizzazione di -6 per mancato pagamento di stipendi e altre inadempienze finanziarie. Totale: -18. È la sequenza che inchioda la stagione prima ancora che il pallone rotoli, rendendo la salvezza un orizzonte teorico. La EFL certifica le sanzioni, mentre l’ex proprietario Dejphon Chansiri viene allontanato dall’azionariato del calcio EFL per tre anni. Il club resta “in vendita” e in cerca di stabilità.

    L’ultimo bagliore vero in campionato è la vittoria di Portsmouth del 20 settembre: 0-2 e illusione breve. Da lì, una sequenza di prestazioni segnate dalla paura di sbagliare, con l’ultimo punticino strappato il 29 dicembre al Blackburn. Eppure, dentro un mare di negatività, una parentesi: l’EFL Cup. Qui il Wednesday elimina ai rigori il Leeds United di Premier League al secondo turno: partita da 1-1 dopo i 120', poi 3-0 dal dischetto. È il paradosso del calcio: una piccola impresa in coppa dentro a una disfatta sistemica in campionato.

    L'USCITA DI SCENA DI DEJPHON CHANSIRI

    La lunga stagione di frizioni fra la tifoseria e Dejphon Chansiri si chiude con l’amministrazione. Il club resta formalmente sotto gestione commissariale, tra data room aperte e spine legali da risolvere: restrizioni sui trasferimenti fino al mercato invernale 2027, controlli stringenti della EFL su contabilità e flussi di cassa, e una platea di potenziali investitori che sondano senza affondare. In questo scenario, sono circolati nomi come James Bord (ex poker pro) e Felix Roemer (imprenditore del settore crypto-casino) in cordate al vaglio, ma con vari ostacoli regolatori e reputazionali ancora da sciogliere. La sostanza non cambia: finché non c’è un closing credibile, il Wednesday resta impantanato. Perché l’amministrazione non è solo una “sanzione”. È un “reset forzato”: taglia il passato ma non azzera le conseguenze (debiti prededucibili, accordi con creditori, tempi della procedura). Impone un “costo opportunità” sportivo: niente pianificazione a medio termine, staff ridimensionati, investimenti rinviati. Modifica la “narrazione” del club sul mercato: convincere giocatori e agenti a sposare un progetto in League One e con eredità giudiziarie non è impossibile, ma richiede tempi, garanzie e un piano industriale chiaro.

    La discesa del Sheffield Wednesday a febbraio è un unicum nella EFL. Prima di oggi, le retrocessioni più precoci flirtavano con marzo: l’esempio spesso citato è lo Stockport County del 2002 in First Division. La novità sta nel combinato disposto tra penalizzazioni record e rendimento esiguo. Oltre alla cronaca, c’è un tema di sistema: quando le regole finanziarie stringono con rigore, l’effetto competitivo può diventare irreversibile molto prima di primavera.

    VOCI E SENTIMENTI

    L’allenatore Henrik Pedersen parla di una stagione “figlia di problemi di lungo corso”, non dell’ultimo derby. È una chiave di lettura condivisibile: la partita col United è stata solo il timbro su un certificato già pronto. Tra i tifosi, prevale il desiderio di stabilità: “sistemare la proprietà”, “ripartire puliti”, “tornare a sentire il club nostro”. È un refrain che si legge e si ascolta da ottobre in poi, con l’amministrazione vissuta quasi come una liberazione dalla vecchia gestione.

    Il Sheffield United al contrario vince e si rilancia in ottica playoff, ma nel dopo-gara - al netto della rivalità - non manca il riconoscimento della dimensione storica (e dolorosa) per i cugini. È la prova che il derby ha regole emotive tutte sue: si può esultare e al tempo stesso comprendere il peso di ciò che è accaduto dall’altra parte.

    E ADESSO?

    Cosa serve ora per ripartire. Chiarezza proprietaria: definire l’assetto azionario entro l’estate, mettendo in fila investitori, due diligence, governance e capitalizzazione. Uscita ordinata dall’amministrazione: accordo coi creditori, rispetto dei cap regolamentari, dialogo con EFL per allentare (a tempo) restrizioni su trasferimenti e budget. Base tecnica sostenibile: confermare un allenatore con mandato triennale reale, staff coerente, scouting funzionale alla League One (fisicità, intensità, palle inattive). Engagement con la tifoseria: Stag Ticket calibrati, trasparenza sui conti, ritorno a una cultura di club che premi appartenenza e responsabilità. E per quanto riguarda la rosa? Trattenere i profili con margine di rivendibilità: giovani che possano crescere in League OneIntegrare con parametri zero mirati e prestiti intelligenti da Premier League 2/Championship, privilegiando duttilità. Ridurre il turnover: continuità di 11 titolari e gerarchie chiare sulle rotazioni, per evitare l’effetto “porta girevole” che ha minato la stabilità in Championship.

    CRONACA DI UNA CADUTA, ISTRUZIONI PER LA RISALITA

    La fotografia finale è impietosa: -7 punti, 41 lunghezze dalla salvezza, 13 giornate ancora da onorare in un campionato già finito. Il 22 febbraio 2026 resterà la data che i tifosi del Sheffield Wednesday vorranno rimuovere e che i libri di statistica vorranno ricordare. Ma dentro la cronaca si intravede la mappa di una possibile risalita: proprietà chiara, conti in ordine, idea di calcio adatta alla League One e un rapporto onesto con la propria gente. Perché il calcio, anche quando ti prende a schiaffi, offre sempre un’altra domenica. E a Hillsborough, dove la storia pesa come il ferro, lo sanno bene: l’acciaio si tempra nel fuoco.

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